La collezione Storp: in mostra 6 mila anni di storia del profumo

Eleganti, sobrie, sfacciate ed estrose: ognuna con il proprio carisma ha conservato fragranze adatte per accompagnare le personalità di ogni uomo e donna nei secoli. Se i profumi possono svanire, le boccette ne conservano la memoria. Sono oltre 500 i flaconi che ripercorrono più di 6 mila anni di cultura olfattiva, dall’Antico Egitto ai giorni d’oggi, esposti fino al 30 novembre nella mostra “Viaggio nella storia del Profumo. Collezione Storp” allestita a Venezia al Museo di Palazzo Mocenigo – Centro Studi di Storia del Tessuto, del Costume e del Profumo, a cura di Chiara Squarcina, Marco Vidal, Monica Biaggio, Barbara Savy, Massimo Vidale e Luigi Zanini. Il progetto espositivo di Mavive Parfums e Zignago Vetro, gode anche del supporto di Givaudan ed è in collaborazione con il Dipartimento di Beni Culturali, Archeologia, Storia dell’Arte, del Cinema e della Musica dell’Università degli Studi di Padova.

Dall’informale al monocromo: il confronto di Gualandi con la “Tempesta”

È stato un lavoro di sottrazione quello attuato dall’artista Manuel Gualandi, che ha coraggiosamente deciso di confrontarsi con il celeberrimo dipinto della “Tempesta” di Giorgione. Sono una ventina, tra dipinti e disegni, le opere che compongono la mostra “Dentro la tempesta”, a cura di Daniele Capra, allestita fino al 7 luglio allo SPARC* – Spazio Arte Contemporanea in Campo Santo Stefano a Venezia. L’artista, riprendendo il dialogo con l’opera esposta nelle vicine Gallerie dell’Accademia, nel suo progetto è arrivato ad edulcorare il paesaggio e ad eliminare i personaggi presenti per ottenere così una visione nuova e libera dell’opera giorgionesca, arrivando ad impiegare grammatiche espressive differenti, che spaziano dall’informale all’astratto, fino al monocromo. Il pittore all’inizio ha lavorato sulla versione “stiracchiata” del dipinto, aumentando il formato originale del 30% per permettergli di eseguire un lavoro più gestuale e materico.

 

Voci trasportate dal vento

«Qualche anno fa, cominciai a scrivere di piccole e grandi emozioni vissute nei miei vari viaggi di solidarietà (…) Tempo dopo, nel rileggere quei racconti, ritrovavo quei volti, quelle voci che avevo chiuso in un cassetto della mia memoria. Erano voci trasportate dal vento del tempo. Le voci di quei personaggi e interpreti di vite vissute in contesti molto diversi tra loro, ma con un unico punto in comune, la forza e la gioia di vivere. Vivere nella maniera più difficile, ossia, semplicemente». Sin dal suo primo viaggio di solidarietà, il veneziano Giuseppe Dei Rossi non si è mai separato da carta e penna. Sognava di conoscere quelle terre e i loro popoli dai tempi delle scuole medie, quando Monsignor Giuseppe Bosa mostrava ai suoi studenti le foto delle sue missioni in Africa. «La mia immaginazione spiccava il volo e fuggiva, anche solo per qualche istante, lontani dai banchi», confessa Giuseppe, «e dopo anni, improvvisamente, la situazione si era ribaltata: non ero più di fronte a quelle foto, vi ero dentro».

L’organo di S. Rita a Mestre, il più grande del Veneto

Si concluderà domenica 8 giugno la rassegna organistica di primavera organizzata dall’associazione “Grande organo di Santa Rita” di Mestre, con il concerto delle 17 che vedrà il maestro Roberto Scarpa Meylougan, direttore artistico dell’iniziativa, suonare alcuni pezzi in forma di danza di Johann Sebastian Bach.
Ed è proprio lui stesso ad esprimere soddisfazione per l’incarico ricevuto: «Sono estremamente soddisfatto di aver offerto alla cittadinanza l’opportunità di apprezzare repertori ed esecuzioni di altissimo livello. Tuttavia, – aggiunge Scarpa Meylougan – per garantire una crescita ulteriore sarà inevitabile apportare alcuni cambiamenti dal punto di vista organizzativo».
Il lavoro del maestro nei confronti dell’organo non finisce qui. «Attualmente mi sto dedicando ad un progetto ambizioso, che mira a portare questo strumento e le sue prestazioni in tutto il mondo – rivela –. Al momento non posso fornire ulteriori dettagli, poiché si tratta di un’installazione unica nel suo genere. L’iniziativa richiederà notevoli risorse, sia economiche che organizzative, ma sono certo che il risultato finale offrirà al pubblico un’esperienza straordinaria e indimenticabile».

Abou e la sua casa in terra cruda, tecnica che si studia allo Iuav

L’antica tecnica della terra cruda, vero fil rouge di una storia che ha permesso a generazioni e culture differenti, oltre che a Paesi lontani, di incontrarsi e di portare avanti una collaborazione preziosa, pronta a dare i suoi frutti. Tecnica ripresa in mano da Abdoulaye Petit Faye, per tutti Abou, che ha realizzato la propria abitazione in Senegal, lì dove ha le sue radici, affidandosi proprio ai mattoni in terra cruda pressata. Sono serviti ben sette anni per ultimarla, in un viaggio continuo fra Venezia – sua città d’adozione da quando aveva poco più di 20 anni, dove oggi vive e ha formato la propria famiglia – e Dakar, luogo d’origine che rimane sempre nel suo cuore, nonostante la scelta di investire altrove il futuro. Abou ha scelto di riproporre una tecnica legata al passato, per la quale mancavano ancora studi scientifici che ne attestassero affidabilità e sicurezza. Uno scenario in cui s’inserisce la collaborazione con lo Iuav, nell’ambito di un dottorato che ha permesso a Jacopo Baldelli, ventottenne di Bassano del Grappa, di ottenere qualche settimana fa la valutazione “eccellente” al termine di un percorso di studio durato tre anni. Lo stesso che ha portato a condurre un’ampia ricerca sulla resistenza di un materiale nel quale Abou, che 25 anni fa ha avviato nella città d’acqua la ditta edile Felino, ha scelto di scommettere.

Il mondo dei “disconosciuti”: tra tempi lunghi e riduzione dei servizi

Come si crea un legame con qualcuno che per la società nemmeno esiste? Nel nostro paese c’è una categoria di persone che vive in città parallele, spesso coincidenti con le nostre, seppur simili a un mondo sommerso, popolato da persone ai più ignote: i disconosciuti. Si tratta dei richiedenti asilo e protezione internazionale che stanno al di fuori del sistema di accoglienza, così come li ha descritti il prof. Francesco Della Puppa, sociologo dell’Università Ca’ Foscari, autore dell’omonima graphic novel incentrata proprio su queste persone, che è intervenuto insieme ad altri ospiti domenica 25 maggio presso il Teatrino di Palazzo Grassi a Venezia, in occasione della 15esima edizione del Festival dei Matti, sul tema dei “conflitti distratti”. «Attraverso questo libro – spiega il prof. Della Puppa – abbiamo fatto molta ricerca sul sistema di accoglienza, sulle sue condizioni e contraddizioni, ma non solo. In realtà, infatti, l’accoglienza è una fase molto breve, è il punto di partenza. Tutti, al di la del loro status giuridico, a un certo punto si trovano nella stessa condizione. Con questa ricerca ci siamo chiesti: come si sopravvive fuori da un centro di accoglienza? Quali sono le strategie quotidiane e le condizioni di lavoro per un immigrato?». Riguardo poi alla scelta di fare un graphic novel, Della Puppa racconta: «Memori di una precedente esperienza in cui la ricerca è stata tradotta nel linguaggio dei fumetti, abbiamo pensato che anche questa ricerca meritasse di essere raccontata non solo attraverso articoli scientifici. Alla fine in questo modo ho raggiunto un pubblico più ampio, che altrimenti non avrei intercettato con una monografia sociologica».

Nell’ultimo romanzo, la svolta coraggiosa di Joël Dicker

Con il suo ultimo romanzo, pubblicato in Italia da La nave di Teseo, Joël Dicker compie una svolta coraggiosa e sorprendente che ha già conquistato il pubblico. L’autore svizzero, celebre per i suoi thriller come “La verità sul caso Harry Quebert”, abbandona temporaneamente il genere poliziesco per cimentarsi in un’opera intergenerazionale che rappresenta una vera e propria scommessa letteraria. “La catastrofica visita allo zoo” segna un’evoluzione nell’arte narrativa di Dicker, pur mantenendo intatta la sua identità stilistica. La vera novità risiede nella voce narrante: per la prima volta la narrazione è condotta da una giovane ragazza, e il risultato è un romanzo che riesce nell’impresa di parlare simultaneamente a lettori di ogni età. La giovane Joséphine emerge come protagonista carismatica, una ragazza che si lancia nell’impresa di scrivere il suo primo romanzo per raccontare cosa è successo nel zoo della sua piccola città. Il suo sguardo innocente, ma penetrante, diventa il filtro attraverso cui Dicker analizza le contraddizioni del mondo adulto. La trama si dipana con sapiente ironia: l’inchiesta parte dall’inondazione della scuola di Joséphine, una scuola per bambini cosiddetti “speciali”, e si snoda attraverso una catena di eventi assurdi che culminano nella famigerata gita scolastica. L’autore costruisce un umorismo che cresce progressivamente, di episodio in episodio, fino alla catastrofica visita al zoo che dà il titolo al romanzo. Tuttavia, dietro l’apparente leggerezza si cela una critica raffinata all’universo degli adulti. Dicker utilizza la purezza dello sguardo infantile per mettere in discussione rassegnazione, compromessi e incoerenze. Come osserva l’autore stesso, gli adulti troveranno spunti di riflessione sui propri comportamenti: “Spesso si accettano situazioni senza nemmeno sapere perché, e sono proprio i bambini ad arrivare e puntare il dito su queste contraddizioni.” Questa inchiesta condotta all’altezza dei bambini si rivela così un appello per la democrazia e l’accettazione delle differenze, tematiche di particolare attualità.

600 giovani di Venezia in cammino verso il Giubileo a Roma

600 giovani di Venezia in cammino verso il Giubileo a Roma

Sono circa 600 i ragazzi della diocesi di Venezia che quest’estate, dal 28 luglio al 3 agosto, parteciperanno al Giubileo dei giovani a Roma.

«Attualmente ci sono 270 i ragazzi che parteciperanno alla proposta diocesana, a cui si aggiungono altri 300 provenienti dal cammino neocatecumenale, scout e altre numerose associazioni. In totale, come Diocesi, saremo poco meno di 600 persone», racconta don Riccardo Redigolo, direttore della Pastorale Giovanile della Diocesi di Venezia.

Mercoledì 11 giugno alle 20.45 i giovani si ritroveranno nella chiesa del Sacro Cuore di Mestre per dare un inizio ad un’estate che si preannuncia ricca di esperienze, incontri e servizio. «Vogliamo dare un avvio comune all’estate, unendo chi vivrà il tempo estivo nei Grest, nei campi scuola, nei pellegrinaggi, nelle esperienze di servizio», spiega don Riccardo. «Un’estate che, grazie anche al Giubileo dei Giovani, sarà ancora più ricca e significativa».

Maggio Gazzerese 2025: quasi 900 persone alla festa

Maggio Gazzerese 2025: quasi 900 persone alla festa

Il Maggio Gazzerese 2025 ha registrato una partecipazione straordinaria: circa 900 persone hanno preso parte ai vari eventi della festa, confermando l’importanza di questo appuntamento per l’intera comunità. 

Ma non sono stati solo i numeri a rendere speciale questa edizione. È stata, come l’ha definita Marco Forin, uno dei responsabili, “una vera sagra del sorriso”.

 «La cosa incredibile è quanti volontari c’erano dietro, soprattutto le persone in cucina e i giovani, l’espressione più autentica della nostra parrocchia», racconta Marco. «C’erano giovani, adulti e anziani che hanno portato avanti la festa. In ogni situazione siamo riusciti ad andare avanti, ed è questo che l’ha resa così speciale».