La testimonianza di “Hanno ucciso habibi” di Shrouq Aila

Ci sono storie che preferiremmo non ascoltare. Non perché siano mal raccontate, ma perché ci obbligano a uscire dalla zona di comfort in cui ci siamo sistemati guardando i telegiornali. “Hanno ucciso habibi”, edito da Wetlands, è una di queste: un pugno nello stomaco lungo poco più di cento pagine, scritto da chi vive l’inferno quotidiano di Gaza e non ha il lusso di cambiare canale.
Shrouq Aila è giornalista, madre, vedova. Il 22 ottobre 2023 perde il marito Roshdi in un bombardamento. Si era messo davanti a lei e alla loro bambina di undici mesi, Dania. Un gesto istintivo, l’ultimo. Da quel momento Shrouq si ritrova sola a crescere una figlia in mezzo alle macerie, alla fame, alla morte che passa tutti i giorni senza bussare.
Il libro non cerca pietà. Sarebbe troppo facile. Shrouq scrive con la lucidità di chi fa il suo mestiere anche quando tutto crolla: racconta i bombardamenti, le fughe notturne, i rifugi di fortuna. Ma soprattutto racconta la fame. Quella vera, che svuota i corpi e cancella i pensieri. Lei ha perso diciotto chili continuando ad allattare Dania, fino a quando il suo corpo non ha più avuto nulla da dare. La bambina ha tre anni e non sa cosa sia una banana. Quando un medico le regala una barretta di cioccolato, chiude gli occhi per assaporarla. Shrouq piange guardandola, perché una merendina non dovrebbe sembrare un miracolo.
64 ragazzi ucraini e palestinesi accolti dalla Riviera del Brenta

«Di fronte a una tragedia o a una situazione di difficoltà, il Vangelo ci chiede di condividere ed essere vicini alla sofferenza» afferma Paolo Dalla Rocca, uno dei promotori dell’iniziativa che vedrà dal 13 al 20 ottobre l’arrivo nella Riviera del Brenta di 64 giovani, 42 ragazzi e 4 animatori provenienti dall’Ucraina e 14 ragazzi e 4 animatori dalla Palestina. «Non possiamo considerarci estranei a quello che ci sta succedendo. Questi ragazzi portano con sé la ferita di due guerre diverse, ma la loro presenza qui ci ricorda che la sofferenza di un popolo non può lasciarci indifferenti».
Il progetto nasce dalla Rete per la Pace della Riviera del Brenta, una realtà spontanea e variegata composta da comuni, parrocchie, famiglie e associazioni.
I giovani saranno ospitati da 50 famiglie distribuite tra i comuni della Riviera, Mestre e Padova.
Accogliere chi vive il dolore, per Dalla Rocca, non è solo un gesto di solidarietà: è una scelta di Vangelo. «La fede non si misura nelle parole ma nei gesti di accoglienza. Gesù non ha predicato dall’alto di un trono, ma ha camminato accanto a chi era ferito. Anche noi proviamo a fare lo stesso, camminando accanto a questi giovani che portano nel cuore il segno della guerra».
WWF Venezia: Urban Nature alla scoperta del verde in città

«La crisi climatica? Si può iniziare ad affrontarla dal proprio giardino o balcone di casa». Parola di Roberto Sinibaldi, Presidente del WWF Venezia e Territoro: «Gli effetti principali da fronteggiare sono caldo e siccità, piogge torrenziali e alluvioni. Se si pensava di essere al sicure nei centri cittadini, la recente esperienza ha dimostrato il contrario. Ecco perché anche quest’anno abbiamo aderito a “Urban Nature” il 4 ottobre, in occasione della campagna nazionale del WWF, con un’esperienza immersiva nel Bosco di Mestre alla scoperta della biodiversità per riconnettersi con l’elemento natura, cercando di ripensare alla sua presenza all’interno delle città».
«Infatti – spiega Sinibaldi – come evidenziato nel recente rapporto WWF in proposito, la presenza del verde all’interno delle città, dagli alberi alle aiuole, fino agli stagni e alle superfici permeabili è cruciale per contenere non solo il calore d’estate e l’anidride carbonica, ma anche per raccogliere e ridurre l’acqua piovana diminuendo il rischio di inondazioni ed eventi catastrofici, basti pensare che a Rotterdam in Olanda esistono già “piazze d’acqua” e giardini drenabili, che sono normali spazi per la socialità pubblica ma, in caso di fenomeni piovosi intensi, si trasformano in preziose risorse per la sicurezza pubblica. Dobbiamo però fare tutti uno sforzo culturale e ripensare alla presenza della natura negli spazi urbani, che non corrisponde a prati con l’erba tagliata a raso ma con aree rigogliose».
Venice Gardens Foundation: Premio Letterario Giovani Lettori

Sono stati proclamati i vincitori della prima edizione del Premio Letterario Giovani Lettori, istituito dalla Venice Gardens Foundation: «Non è stato semplice scegliere i vincitori – spiega Adele Re Rebaudengo, presidente della fondazione – perché abbiamo ricevuto molti libri e gli autori, sia gli scrittori sia gli illustratori, hanno dimostrato una tale attenzione e un tale entusiasmo nel trasmettere l’amore e il rispetto per la natura che la giuria si è commossa. Nella letteratura per adulti non si trovano facilmente dei simili esempi… La letteratura per ragazzi rappresenta un seme di speranza nei confronti delle nuove generazioni».
Per questa ragione sono stati assegnati tre premi speciali in aggiunta a quelli delle tre sezioni. Di seguito la lista completa dei vincitori: per la Sezione Narrativa e Saggistica 6-8 anni, sostenuta da Marie-Rose Kahane, il riconoscimento è stato assegnato a L’uomo con il cappotto verde di Davide Calì e Irene Penazzi, edito da Lapis Edizioni; per la Sezione Narrativa e Saggistica 9-11 anni, sostenuta da Oasi Zegna, il premio è andato a Wildoak.
Il leopardo nella foresta di Christina C. Harrington, pubblicato da Editrice Il Castoro, ex aequo con Il Tasso e la Bambina di Chiara Grasso (premiata) e Irene Penazzi, edito da Aboca Edizioni; ad aggiudicarsi il premio per la Sezione Illustrazione, sostenuta da Pulsee Luce e Gas, Piante Ribelli di Marie Dorléans, pubblicato da Gallucci Editore; il Premio Speciale Casa Editrice, sostenuto da Fondazione di Venezia, è stato assegnato a Il Re e il Mare di Heinz Janisch e Wolf Erlbruch, Gallucci Editore; il Premio Speciale Creatività, sostenuto da Francesca Masiero per pba agorà, è stato conferito a Ö di Raúl Nieto Guridi, edito da Kite Edizioni; infine, il Premio Speciale Illustrazione, sostenuto da Venice Gardens Foundation, è stato attribuito a Noi Kodama di Bimba Landmann, pubblicato da Camelozampa.
Padre Pellegrini si presenta: l’ingresso del nuovo parroco dei Frari

Padre Marco Pellegrini è il nuovo parroco e guardiano della basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari, che ha fatto ufficialmente il suo ingresso nella comunità parrocchiale domenica scorsa, insieme agli altri confratelli pronti a condividere insieme a lui un nuovo capitolo del proprio percorso spirituale. Un rito d’insediamento seguito e accompagnato dai parrocchiani, in occasione del quale padre Pellegrini ha voluto trasmettere ai presenti alcuni messaggi cardine, a cominciare dalla centralità del Signore. Parroco non solo dei Frari, ma anche di Tolentini e San Pantalon, il frate francescano è originario di Roma ed è nato nel 1976. A Venezia non aveva mai ricoperto prima alcun ruolo, mentre con la terraferma ha una confidenza un po’ più consolidata grazie agli otto anni trascorsi a Mestre, al Sacro Cuore, come viceparroco e a stretto contatto con i giovani che frequentavano il patronato. Sulle particolarità che contraddistinguono la città d’acqua, e dunque sulle difficoltà che chi non vi è nato si trova a dover affrontare ogni giorno, padre Pellegrini scherza con ironia. «Quando mi trovavo a Mestre, raggiungevo il centro storico a fatica (ride, ndr), se non in occasione di incontri importanti come quelli con il Patriarca. Adesso viverci sarà sicuramente una bella scommessa!», osserva, riferendosi soprattutto all’impostazione di vita diversa che ritmi, tempi e modalità del centro storico veneziano, differenti dal resto del mondo, offrono da sempre a chi la città la abita e a chi sceglie di visitarla. «Banalmente penso al fatto di muoversi da un posto all’altro senz’auto, qualcosa a cui non si è abituati. Insomma, è una realtà bellissima ma complessa, anche per la mole di turisti che quotidianamente si riversa in Laguna. Per me è tutto una novità». E una sfida che padre Pellegrini ha colto con energia e voglia di mettersi in gioco, al fianco dei nuovi parrocchiani.
L’arte di Deluigi in mostra a San Rocco: omaggio a Luciani

A distanza di oltre quarant’anni dalla scomparsa di Mario Deluigi, la Scuola Grande di San Rocco a Venezia ospita, fino al 26 ottobre 2025, la mostra “Litaniae”. A cura di Gianni De Luigi e Assia Carpano l’esposizione, allestita nella sala terrena dell’antica confraternita, è un omaggio alla figura di Albino Luciani, poi divenuto Papa Giovanni Paolo I, e insieme un’occasione per riscoprire il lavoro di un artista veneziano la cui ricerca, tra spiritualità e sperimentazione, appare oggi di sorprendente attualità. Deluigi, nato nel 1901 e attivo per gran parte del Novecento, fu tra gli esponenti del movimento spazialista italiano, vicino alle teorie di Lucio Fontana, ma con un percorso autonomo e profondamente legato alla luce come strumento di rivelazione. Il progetto espositivo si sviluppa attorno a una grande opera centrale, “Le Litanie della Vergine”, dipinta tra il 1949 e il 1950 e recentemente restaurata dopo anni di deposito nei Musei Vaticani. Fu proprio Albino Luciani, allora Patriarca di Venezia, a donarla a Papa Paolo VI nel 1972, in occasione della sua visita ufficiale in laguna. Accanto al dipinto sono esposte dieci serigrafie del 1972 e due arazzi realizzati nel 2023 dalla manifattura Rubelli, che proseguono idealmente la riflessione dell’artista sul linguaggio astratto come forma di preghiera. La mostra, fortemente voluta anche dal Comune di Venezia, non si limita a un’operazione celebrativa, ma pone al centro una domanda ancora viva: è possibile raffigurare il sacro senza ricorrere all’immagine? Con Deluigi, la risposta passa attraverso la luce, la materia e il ritmo, in un dialogo tra arte e trascendenza che coinvolge lo spettatore ben oltre la tela.
Una bocca sana in gravidanza fa bene alla mamma e al bambino

Perché una bocca sana durante la gravidanza fa bene alla mamma e al bambino? La bocca è considerata “la porta d’accesso” al corpo, perché può rivelare molto della salute generale. Infatti numerosi studi ormai dimostrano un forte legame tra una cattiva salute orale e malattie croniche come il diabete, le patologie cardiache e l’ictus. Oggi dobbiamo e possiamo prevenire le malattie del cavo orale, individuarle e trattarle precocemente, evitando di fatto che si ripercuotano negativamente sul resto del corpo.
Seguire una buona routine di salute orale a casa, tra una visita odontoiatrica e l’altra, è molto importante per tenere sotto controllo la propria salute generale, in particolare in alcuni periodi della vita in cui la bocca può essere più soggetta a malattie orali, come ad esempio durante la gravidanza.