Ritrovato il bozzetto del soffitto del Teatro Malibran

Un ritrovamento inaspettato ed eccezionale è quello che vede protagonista lo storico dell’arte veneziano Marco Dolfin che, durante uno dei suoi giri per il mercato antiquario, ha ritrovato il bozzetto in scala per il soffitto del teatro Malibran, realizzato nel 1919 da Giuseppe Cherubini (Ancona, 1867 – Venezia, 1960). È il 1918 infatti quando il noto pittore, veneziano d’adozione, viene incaricato di affrescare il grande soffitto del Teatro Malibran, per cui cura anche le decorazioni di platea sotto la prima galleria e il Caffè del pianoterra, oltre a dipingere il grande sipario. Il dipinto recentemente ritrovato, una grande tela ad olio di 1,20 m x 60 cm che riproduce in scala quello che poi si vede nell’opera finita del soffitto del teatro, ancora oggi visibile, è stato riconosciuto da Dolfin nel mercato antiquario romano: «Ad un certo punto mi sono imbattuto nell’opera, dall’impronta tiepolesca, che recava la firma di Cherubini, che il mercato antiquario romano spacciava per artista famoso, però chiaramente non sapendo bene chi in realtà fosse» racconta lo storico dell’arte.

Prima riunione a Venezia per il nuovo organo marciano

Procede a passo spedito la messa a punto del progetto relativo al nuovo organo per la Basilica di San Marco. Dopo la presentazione ufficiale alla città, qualche giorno fa è stato organizzato il primo incontro in presenza, proprio nella città d’acqua, tra i membri della Commissione internazionale coordinata dal maestro Alvise Mason, primo organista nella Basilica e progettista fonico dell’ambiziosa operazione in corso. Un gruppo di altissimo profilo, composto da Winfried Bönig, organista titolare della cattedrale di Colonia, dal collega Jean-Baptiste Monnot, che svolge il proprio ruolo nella cattedrale di Saint-Ouen a Rouen, da Martin Baker, già organista titolare di Westminster Abbey e Master of Music alla Westminster Cathedral, e da Michele Vannelli, maestro di Cappella della Basilica di San Petronio a Bologna, esempio emblematico di conservazione di due antichi organi e prassi a cori battenti. La Commissione accompagnerà il progetto in ogni sua fase, conferendogli autorevolezza scientifica, musicale e liturgica di livello internazionale. Il tutto nell’intento di consegnare e restituire ai fedeli e alla Basilica un suono che valorizzi il patrimonio musicale marciano, proiettandolo in una nuova stagione.

Cristicchi e la “follia” di Francesco: «Ci spinge oltre la mediocrità»

Esiste una forza silenziosa, una sorta di “follia santa” che attraversa i secoli e continua a interrogare l’uomo contemporaneo. È questa la tesi di fondo di “Franciscus – Il folle che parlava agli uccelli”, l’ultimo lavoro teatrale di Simone Cristicchi, che approda al Teatro Goldoni di Venezia per una tre giorni di repliche: venerdì 20 marzo (ore 19.30), sabato 21 (ore 19.00) e domenica 22 (ore 16.00). Cantante, attore e ricercatore di storie, Cristicchi non è nuovo all’indagine dei grandi temi dello spirito – si pensi al precedente lavoro sul Paradiso di Dante – ma con San Francesco la sfida si fa più intima e, paradossalmente, più laica.

Trent’anni dall’incendio della Fenice: la messa a San Marco

Sabato 14 marzo, il coro e l’orchestra del Teatro La Fenice hanno accompagnato musicalmente la messa nella Basilica di San Marco. Un’occasione per commemorare il tragico evento dell’incendio del 1996, come ha sottolineato Nicola Colabianchi, sovrintendente e direttore artistico della Fenice, ma anche per celebrare la rinascita del Teatro veneziano dalle sue ceneri. La celebrazione, presieduta dal Patriarca Francesco Moraglia alla presenza di fedeli e autorità civili, infatti, ha rappresentato a pieno titolo un momento di gioia ritrovata, per numerosi motivi. Dal colore liturgico rosa dei paramenti, richiesto per la domenica “Laetare”, che ricorda l’arrivo ormai prossimo della Pasqua, alla ventata di primavera portata dai brani di Mozart scelti dal coro e dall’orchestra del Teatro: la Missa in do maggiore Spatzenmesse K 220, ossia la “Messa dei passeri”, e l’Ave verum Corpus K 618, che hanno riempito le volte della basilica di una musica ormai inusuale per le nostre celebrazioni.

 

Alì, dalla prigionia a Venezia: Guardi dipinse una storia di rinascita

Ci sono opere dietro cui si nascondo narrazioni impensabili e mirabolanti. È incredibile come da un semplice ritratto si possa risalire ad una storia di dolore e di rinascita, in quella che fu la Venezia del passato. È quanto emerge dall’opera “Ritratto di Lazzaro Zen”, esposta fino al 14 aprile all’interno della Quadreria di Palazzo Ducale, nella Sala del Magistrato alle Leggi. Si tratta di un raro esempio della ritrattistica di Francesco Guardi (Venezia, 1712–1793), allestito in occasione del quarto appuntamento della rassegna “Ospiti a Palazzo”, in cui Palazzo Ducale ogni anno apre le sue sale a ad un ospite d’eccezione, invitando il pubblico a riscoprire il patrimonio artistico veneziano attraverso un incontro diretto con un’opera, che ogni volta porta con sé una storia da scoprire e un racconto che si intreccia con quello di Palazzo Ducale, simbolo della Serenissima. Questa volta l’opera, un olio su tela del 1770, proviene dalle collezioni I.P.A.V. – Istituzioni Pubbliche di Assistenza Veneziane. Un capolavoro solitamente non visibile al pubblico che invita a riflettere sul valore simbolico della sua storia, grazie alle nuove ricerche eseguite che hanno fatto maggiore luce sul soggetto ritratto. Il “Ritratto di Lazzaro Zen”, infatti, racconta un significativo frammento della storia veneziana. L’opera, rarissimo esempio di ritratto nella produzione di Guardi, racconta la straordinaria vicenda di Alì,giovane originario della Ghinea in Barbaria, nella costa dell’Africa occidentale, che, dopo un passato di prigionia, scappa e arriva a Smirne dove, all’età di circa vent’anni, incontra un condottiero veneziano che lo conduce a Venezia, città in cui riesce a trovare una nuova vita e una nuova identità.

“Primavera del Cuore”: 500 screening grazie a Banca Ifis

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Una banca può occuparsi di salute? A Mestre sì, grazie a una sinergia fra Centro di Medicina e Banca Ifis, che hanno deciso di fare squadra in un progetto di prevenzione, attraverso esami di screening, contro la cardiopatia ischemica, che sfocia in angina o peggio, infarto ed è una delle principali cause di morte nel mondo. Il progetto, chiamato “Primavera del Cuore”, è uno screening cardiovascolare gratuito rivolto alla popolazione dell’area metropolitana di Venezia ed è stato concepito dal dottor Fausto Rigo, cardiologo del Centro di medicina di Mestre esperto di cardio-imaging. «L’obiettivo è individuare preventivamente la patologia coronarica che è latente in molte persone – spiega il sanitario – coinvolgendo oltre 500 volontari tra i 50 e i 70 anni, la fascia più a rischio, considerando che il 30-40% degli eventi cardiaci acuti colpisce soggetti asintomatici». Dotato di approccio multiparametrico, la missione è salvare il 6% della popolazione esaminata, mettendo in sicurezza intercettando coronaropatie severe.

Col sostegno economico al 100% dell’istituto di credito, la campagna di prevenzione coinvolgerà diversi professionisti e sarà accessibile grazie a un percorso di diffusione nel territorio veneziano nei presidi di Centro di Medicina di Mestre, Marcon, Mirano, Mogliano Veneto e Preganziol. «Si tratta di un progetto innovativo di prevenzione cardiovascolare perché prenderà in considerazione più parametri di ogni singolo paziente – spiega il dottor Rigo – diamo priorità a chi è a conoscenza di qualche fattore di rischio per problemi di cuore o per abitudini come il fumo o malattie come l’ipertensione arteriosa o il diabete. Le analisi si baseranno su valutazioni ematochimiche, scegliendo alcuni esami importanti per guidare i successivi accertamenti strumentali prima elettrocardiografici e a salire ecocardiografici a ultrasuoni per valutare lo stato di salute di cuore, coronarie e carotidi, alla ricerca di segni di aterosclerosi». Si tratta della prima iniziativa di questo tipo sul territorio con una prevenzione basata su un unico pacchetto di esami e la presa in carico in caso di anomalie, in modo da gestire tutte le fasi da parte di Centro di Medicina.

Da Tiberiade solidarietà e turismo si incontrano

Dopo il primo negozio a San Stae, aperto nel 2014, il charity shop Tiberiade da due anni ha aperto anche a San Polo: molti sono i turisti che non solo acquistano ma colgono anche l’occasione per donare. Uno spazio solidale da tempo consolidato, utile per aiutare i più bisognosi ma che allo stesso tempo attira una gran quantità di turisti.  Dal 2024 il nuovo charity shop di Tiberiade, aperto sul Ponte de la Madoneta, offre vestiti, gioielli e accessori vari per ogni tipo di cliente. Il progetto affonda le sue radici nel 2014, quando Roberto Barison e la sua collaboratrice Lucia, su consiglio di una coppia che aveva da poco aperto un’attività simile a San Pantalon, decisero di ristrutturare a spese loro quello che sarebbe poi diventato il primo negozio di Tiberiade, situato a San Stae. Solo due anni fa venne deciso di aprire il secondo negozio, più ampio e spazioso, con la possibilità di offrire articoli di ogni genere. Tutte le attività di manutenzione sono a carico del personale, cosa che permette di ottimizzare i costi e risparmiare, senza il sostegno di aziende o imprese.

Primavera: facciamone sentire lo spirito ai bambini

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Siamo arrivati alle porte della primavera e la nostra mente comincia a volare verso spazi verdi, ampi e sconfinati, che fanno respirare momenti di libertà immaginando corse all’aria aperta ed entusiasmanti sudate.

Fantastichiamo bambini che giocano felici in cortili che esistono solo nell’immaginario e che nella realtà, invece, non ci sono più. Anzi, scusate, i cortili esisterebbero ancora, ma sono i bambini che mancano.

Come un arbitro: il lavoro del traduttore al centro del libro di Ferrari

Dario Ferrari, L’Idiota di famiglia, Sellerio

Dario Ferrari, dopo il grandissimo successo de “La Ricreazione è finita” , torna a raccontarci un mondo che gli è molto vicino; se nel primo romanzo la storia ruotava attorno alle vicissitudini e disavventure di un aspirante ricercatore universitario, in questo secondo l’orizzonte è quello del mondo della traduzione e più in generale dell’editoria. Igor, il nostro eroe, è infatti traduttore per un grande editore italiano e in pagine di esilarante simpatia Ferrari (traduttore lui stesso) ci racconta in cosa consista il mestiere di tradurre; con acume e ironia Igor spiega che il traduttore deve essere un po’ come l’arbitro di calcio … se nessuno lo nota vuol dire che ha fatto bene il suo lavoro! Questo però è solo il contorno perché al centro del romanzo sta la figura del padre e quindi la imprescindibile relazione padre/figlio.

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