Gattamelata: al via il restauro nelle modalità del cantiere aperto

È iniziato il progetto di restauro sul monumento equestre al Gattamelata di Donatello che, smontato con una programmazione meticolosa dal basamento alto 13 metri in Piazza del Santo a Padova, è ora collocato nell’atrio d’ingresso dell’Ex museo civico “Boito” presso la Basilica di S. Antonio, di fatto divenuto la“scuderia” dove prenderà avvio il laboratorio di restauro nella modalità del cantiere aperto, così che le persone potranno nel mentre ammirare da vicino l’opera d’arte. Un intervento conservativo, che prima vedrà ancora una fase di approfondimento con nuove analisi e studi preliminari, di cui è direttore scientifico Ugo Soragni e che verrà eseguito dal restauratore Nicola Salvioli, già impegnato in passato nel restauro di altre opere bronzee di Donatello. Il progetto, in collaborazione con l’Istituto centrale del restauro, è possibile grazie a Save Venice, per mezzo dei donatori Jon e Barbara Landau, e Friends of Florence, grazie alla sostenitrice Stacy Simon. Le organizzazioni americane hanno stanziato rispettivamente 550 mila euro, mentre il Ministero per la fase di diagnostica ha destinato un importo complessivo di 150 mila euro.

Francesco: il mistero della croce che trasforma l’amaro in dolcezza

Nonostante lo scorrere del tempo e l’avvento di un’era dominata dal digitale e da una quotidianità sempre più frenetica, la figura di San Francesco d’Assisi non accenna a sbiadire. Al contrario, il “poverello” continua ad abitare la contemporaneità con una forza sorprendente, confermandosi come uno dei santi più amati e più “moderni” della storia cristiana. La risposta risiede nella radicalità della sua scelta. In un mondo frammentato, Francesco propone infatti ancora oggi una sintesi capace di affascinare credenti e non: l’armonia tra uomo, Creato e Dio. E si fa simbolo di alcune grandi urgenze globali, quali ecologia integrale, pace tra i popoli e sostegno agli ultimi, con il suo abbraccio ai lebbrosi che parla a chiunque sogni una società che non deve lasciare indietro nessuno. «La definizione che lui dava di se stesso era quella di “frate Francesco”. Lo sentiamo come un fratello, come una persona a cui accostarci senza paura, proprio grazie a questa dimensione e messaggio di fraternità. Che poi è ciò di cui oggi, forse, abbiamo più bisogno. Ossia la necessità di ritrovare un legame fraterno con le altre persone e addirittura con le creature». A parlare è fra Cesare Vaiani, teologo spirituale, francescanista docente e scrittore intervenuto venerdì sera nella chiesa veneziana di San Salvador.

I “nuovi veneziani” adottano le aiuole di campo Santa Margherita

Le aiuole di campo Santa Margherita sono fiorite. E il merito non è solo della primavera, ma di due veneziani d’adozione: l’architetto newyorkese Paul Pichardo e la manager olandese Louise H. van Deth. Insieme a loro i ragazzi di Venice Calls, i volontari dell’associazione Masegni e Nizioleti, la cooperativa Aqua Altra, con l’appoggio di alcune attività del campo (in particolare Caffè Rosso e Garden Bistrot) e il coinvolgimento di diversi residenti. Il risultato è che quei rettangoli di terra brulla, ai piedi dei grandi platani, ora sono puliti, curati e soprattutto rigogliosi di belle piante di varie specie: ci sono i rododendri, i tulipani fatti arrivare dall’Olanda tramite l’associazione di Louise e tante altre varietà. Lo spunto di partenza lo ha dato circa un anno fa Paul Pichardo, architetto con casa a Venezia, in zona San Pantalon: «L’idea mi è venuta camminando accanto a quegli spazi vuoti che circondano i quattro alberi principali del campo. C’era bisogno di un po’ di verde e di fiori per ravvivare l’ambiente e rendere la passeggiata più piacevole». Così Paul coglie al balzo l’opportunità di “adottare” le aiuole secondo le modalità previste dal Comune di Venezia: «Dopo che la dottoressa Linda Biliato mi ha concesso l’approvazione per le quattro aree, abbiamo iniziato». Un lavoro non improvvisato, dato che Pichardo nella sua professione trentennale di architetto si è occupato anche di progettazione paesaggistica: «A New York lavoravo per uno studio specializzato in grattacieli; ho progettato edifici a Parigi, Singapore e Hong Kong e mi sono occupato di progettazione paesaggistica. Inoltre ho curato un’area verde a Long Island. Provo un grande piacere nel progettare e curare le piante. Anche se non sono un paesaggista professionista, ho senso del colore e della composizione».

Il Signore è l’amore che salva: 200 i giovani alla Via Crucis

Una Via Crucis per riscoprire il senso della libertà, guardando al gesto di libertà più grande della storia: la morte in croce di Gesù. Venerdì 20, oltre 200 giovani della diocesi di Venezia hanno accolto l’invito della Pastorale giovanile a partecipare all’ormai consueta Via Crucis per i giovani insieme al Patriarca Francesco Moraglia. Quest’anno, la scelta della sede è caduta sulla parrocchia di Chirignago e sugli spazi del Centro Don Orione. Quattro sono state le stazioni scelte dalla Pastorale, a simboleggiare non solo quattro tappe della Passione di Cristo, ma anche quattro momenti esistenziali della vita di ciascuno: caricarsi della croce, camminare verso il Calvario, farsi aiutare dal Cireneo, donare la vita attraverso la morte.

 

Raab: un esempio di grazia e di speranza

Da cinque anni, in occasione della festa della donna, il circolo locale Acli Gam in collaborazione con la parrocchia del Sacro Cuore di Mestre propone delle conferenze sulle figure femminili che compaiono nei testi biblici. Ogni anno l’incontro viene dedicato a una figura diversa e a partire dalla storia di ciascuna viene proposto un momento di preghiera e di riflessione: quale messaggio possono trasmetterci ancora oggi? Quale testimonianza ci danno? Quest’anno don Fabio Mattiuzzi, parroco della parrocchia del Sacro Cuore, ha trattato la figura di Raab, donna che decise di credere nel Dio d’Israele ancora prima di conoscerlo pienamente e che per le sue opere è stata salvata. La sua figura dimostra che la fede dipende dall’apertura del cuore.

Come cambia la lingua: presentato il nuovo dizionario veneziano

Diverse le parole dimenticate, ma molte quelle che sopravvivono ancora. Lo scorso 11 marzo, la casa editrice “Toletta edizioni” ha presentato nella splendida cornice di Ca’ Bottacin a Venezia il nuovo “Dizionario del veneziano recente” che rispolvera la tradizione veneziana grazie a Marco Genovese, autore locale che vuole mantenere viva la vera lingua della città, ormai dimenticata. L’editore Giovanni Pelizzato, durante la conferenza nello spazio messo a disposizione da Esu, ha parlato del dialetto veneziano non come un semplice oggetto linguistico, ma come una realtà viva che continua a modificarsi insieme alla città. Nell’intervento iniziale Genovese ha chiarito subito che tutte le parlate locali italiane stanno attraversando un momento delicato, ma quella veneziana vive una condizione particolare: «Subisce una pressione doppia, da un lato dall’italiano e dall’altro dalle altre varietà della laguna. Una combinazione che la rende fragile, soprattutto ora che non ha più di alcuna ufficialità e sopravvive grazie all’uso spontaneo delle persone. Un banale esempio è “companizzare”, cioè conservare e far durare, termine di cui non c’è un significato correlato in italiano e che ora, nonostante prima avesse un uso quotidiano, è praticamente scomparso». 

Mappatura nei e Intelligenza Artificiale a Villa Salus

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Una novità per potenziare la diagnosi dermatologica arriva all’Ospedale Villa Salus di Mestre: si tratta di “Intellistudio3”, un avanzato sistema di videodermatoscopia total body per la mappatura dei nei che unisce la tecnologia di visualizzazione attraverso imaging ad alta definizione con potenti algoritmi di intelligenza artificiale. Il macchinario permette di mappare l’intero corpo in solo circa due minuti e, riuscendo a ottenere contemporaneamente la prospettiva di tutti e quattro i lati corporei, mediante procedura guidata MatchPoseR, è possibile produrre una documentazione fotografica di dettaglio per i 24 principali distretti corporei, si tratta della prima tecnologia di questo tipo disponibile a Venezia e provincia.

Le innovazioni non si fermano però qui: «Lo strumento si contraddistingue per una elevatissima precisione evidenziando anche le lesioni alla pelle di dimensioni molto piccole – spiegano da Villa Salus – attraverso una combinazione di luce polarizzata e luce bianca a questo si aggiunge poi l’impiego di intelligenza artificiale, mediante algoritmo Markerless Tracking e il software DermaGraphix, che permettono di riconoscere in automatico non solo i danni sulla pelle ma anche nuovi nei, semplificando il monitoraggio nel tempo». Come ha aggiunto l’Amministratore Delegato Mario Bassano: «Questa strumentazione permette alla struttura di offrire uno screening di livello superiore, perfezionando l’ampia gamma di percorsi terapeutici. E’ un investimento concreto per la salute dei cittadini, mettendo al centro la persona secondo una visione cattolica della sanità».

La medicina narrativa: raccontiamoci una storia

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Forse non l’abbiamo mai considerato, ma possiamo guarire dai nostri mali anche raccontandoci delle storie, delle esperienze, dei modelli di terapia che hanno impattato in maniera importante l’esperienza di medici e pazienti.

Il concetto di medicina narrativa si accoppia spesso alla propensione all’ascolto inteso sia in senso univoco che biunivoco (paziente-medico/medico-paziente). La medicina narrativa, come corrente di pensiero, nasce negli Stati Uniti alla fine degli anni Novanta ad opera di Rita Charon, un medico internista del Columbia Presbyterian Hospital di New York. In Italia se ne comincia a parlare un po’ più tardi, negli anni Duemila, ad opera del compianto Giorgio Bert, un medico libero docente all’Università di Torino in Semeiotica Medica – disciplina che studia i sintomi e i segni clinici – molto noto alla ribalta sanitaria per essere stato il cofondatore del movimento Slow Medicine, la rete che si batte per una cura sobria, rispettosa e giusta.

Torna la “Su e zo”: niente contributo d’accesso per gli iscritti

Torna l’appuntamento con la “Su e zo per i ponti”, alla sua 46esima edizione, in programma il 12 aprile. La storica manifestazione nel segno del turismo sostenibile, organizzata da Tgs Eurogroup, è un invito ad attraversare i luoghi meno noti della città, in una giornata fatta di aggregazione e amicizia, pensata soprattutto per gruppi, famiglie, scuole e associazioni sportive. “Accendi la passione” è lo slogan scelto per il 2026, per riscoprire il valore coesivo del gioco, come linguaggio universale d’incontro e di pace. La passeggiata di solidarietà non competitiva quest’anno s’inserisce nel programma dell’Olimpiade culturale Milano Cortina 2026, proponendo “Giochi Serenissimi: tra regate, racchette e acrobazie, la Venezia in gioco”, un itinerario culturale pensato per affrontare un viaggio tra le tradizioni secolari della città e per toccare con mano come divertimento e sfide storiche – a cominciare dalle regate di voga alla veneta fino alle sfide tra “castellani” e “nicolotti” – abbiano sempre animato calli e canali. Dieci le tappe, in un alternarsi di luoghi celebri e location un po’ più appartate. Per quest’edizione, grazie alla sinergia col Comune, la “Su e zo” porterà con sé una novità importante: i partecipanti iscritti nei tempi indicati, non dovranno sostenere le spese del contributo d’accesso.

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