Mauro Corona: «Ho da poco scoperto la felicità»


Ha lasciato il segno la presenza di Mauro Corona a Venezia, l’alpinista e scultore di Erto (classe 1950), arrivato giovedì 26 per presentare all’Ateneo Veneto la sua ultima impresa letteraria “I sentieri degli aghi di pino”. Insieme a lui la figlia Marianna, anche lei scrittrice, giunta per parlare del suo ultimo libro “Rifugi per un tempo sospeso” (leggi qui), e Poiana, o meglio Costante Biz, l’uomo che imita il suono degli uccelli, in un incontro moderato da Antonella Magaraggia, presidente dell’Ateneo Veneto, e da Giovanni Pelizzato, libraio della libreria La Toletta. Nell’ultimo libro edito da Mondadori, con cui Corona ha polemizzato per la parte di testo non pubblicata inizialmente per errore ma già ristampata integralmente, al centro del racconto c’è un nonno che ha insegnato ai due nipoti la cura e l’amore per la natura e gli alberi. Pur crescendo i nipoti nella stessa maniera e con gli stessi insegnamenti, i due prendono però strade diverse: lei segue gli esempi del nonno, ama gli alberi e li vuole salvare da ogni minaccia e per questo studia a Padova Scienze forestali, lui invece ne ha considerazione ma perché li vuole tagliare, impara da chi ha distrutto l’Amazzonia e diventa un grande disboscatore che sfrutta le foreste per diventare miliardario.
Marianna Corona: «La malattia mi ha insegnato a leggermi dentro»

Ci sono esperienze di vita che cambiano per sempre. Scossoni che sono come schiaffi da cui però se ne può uscire con più consapevolezza di sé. Questo è accaduto a Marianna Corona che giovedì 26 ha presentato all’Ateneo Veneto a Venezia il suo ultimo libro “Rifugi per un tempo sospeso”, edito da Rizzoli, intervenuta insieme al padre Mauro Corona, reduce anche lui dall’ultima fatica letteraria “I sentieri degli aghi di pino” (leggi qui). L’incontro, mediato da Giovanni Pelizzato, libraio della libreria La Toletta, e da Antonella Magaraggia, presidente dell’Ateneo Veneto, è stato allietato dai cinguettii del Poiana, al secolo Costante Biz, diventato famoso per le sue imitazioni degli uccelli. Il libro di Marianna Corona è costituito da piccoli racconti, che si possono leggere in modo anche non consequenziale, e da riflessioni profonde, che sembrano quasi guide spirituali, nascoste in modi e contenuti semplici, accompagnate dai disegni dettagliati creati dall’illustratrice Giulia Corsi, che colgono l’essenza di ogni racconto, dando l’idea al lettore di entrare in un bosco. I suoi libri nascono dal suo vissuto e dal rapporto che ha con la natura: «Ho sempre amato la montagna e la natura. Essendo vissuta in montagna il legame si è consolidato mentre crescevo. Avevo il mito di questa montagna forte a cui aspirare, che insegna ad andare avanti nonostante le difficoltà».
«La mia vita cambiata dalla luce del Vangelo»

A cambiarla dentro è stata la lettura del Vangelo, unita ad un’esperienza di vita condivisa, in pieno spirito di fraternità, assieme alle molte ragazze e ragazzi ospiti della Casa studentesca Santa Fosca. Coinquilini ben presto diventati compagni di un viaggio tanto imprevedibile quanto bellissimo, legati agli anni dell’università. Anna Bonavia, 23 anni, racconta il proprio percorso di conversione con una naturalezza disarmante, illuminata da una luce nuova che ha accolto con tutta se stessa, scegliendo di ricevere il sacramento del Battesimo in occasione della vigilia pasquale, nella Basilica di San Marco, durante la Messa presieduta dal Patriarca Francesco. Nata a Cuneo ma trasferitasi nella città d’acqua quasi cinque anni fa, per iniziare gli studi universitari, la giovane spiega di aver sempre frequentato le attività proposte dalla propria parrocchia d’origine, senza tuttavia poter mai ricevere la Comunione. «I miei genitori sono persone credenti “a modo loro” –. spiega Anna con un sorriso –. Non sono praticanti e non hanno mai accompagnato me, mia sorella e mio fratello più piccoli a Messa, scegliendo di non battezzare nessuno dei tre, anche se poi mio fratello, a 11 anni, ha chiesto di ricevere il sacramento. Se da un lato questa cosa, da bambina, un po’ mi è pesata, dall’altro sono grata a mia madre e a mio padre, perché il percorso verso il Battesimo oggi posso dire di averlo compiuto con grande consapevolezza e cognizione di causa. Avessi dei figli, non so se prenderei la loro stessa decisione: personalmente sono stata fortunata a ritrovarmi in una realtà come quella di Santa Fosca, che mi ha permesso di avvicinarmi alla fede, ma mi chiedo se la stessa cosa accadrebbe se mia sorella affrontasse un percorso diverso dal mio».
Restaurato il crocifisso miracoloso dei SS. Geremia e Lucia

È stato riportato a nuova vita e all’aspetto originale il “Cristo con la barba”, come comunemente lo hanno sempre chiamato i parrocchiani, crocifisso processionale custodito nella chiesa dei SS. Geremia e Lucia a Venezia. Per chi ha avuto consuetudine con la visione di questo Cristo, l’effetto attuale è sorprendente. Il recupero è stato possibile grazie a un delicato intervento di restauro curato da Milena Dean – che ne ha esposto le fasi il pomeriggio della scorsa Domenica delle Palme – e reso possibile dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna, con il contributo di Save Venice.
Restaurato il fonte battesimale della Basilica di San Marco

Fornito di nuovi supporti reversibili e liberato dallo sporco accumulatasi nel tempo, è stato da poco restaurato il fonte battesimale della Basilica di San Marco a Venezia, realizzato da Jacopo Sansovino, proto di San Marco dal 1527 al 1570. Ornato da un coperchio in bronzo realizzato nel 1545 da Tiziano Minio e Desiderio da Firenze, questo è suddiviso in otto settori con formelle in bassorilievo rappresentanti i quattro evangelisti, sulle parti apribili, e quattro momenti della vita di San Giovanni Battista: il battesimo di Gesù, Giovanni di fronte ad Erode, l’arresto e la decollazione. A sovrastare la struttura invece, sempre sotto la direzione del Sansovino, fu realizzata nel 1566 da Francesco Segala la statua di San Giovanni. Ad eseguire il restauro della parte in ferro e bronzea del manufatto, commissionato dalla Procuratoria di San Marco per un costo di circa 95 mila euro, è stato Alessandro Ervas, restauratore a tempo pieno da metà anni ’90 con specializzazione in metalli, che lavora anche come orefice e fabbro d’arte, insieme alla collega Anna Collarin, con cui collabora in occasioni così importanti e delicate. I lavori sono durati in totale sei mesi: da fine giugno fino a dicembre scorso. La struttura non veniva smontata da diversi anni e si presentava sconnessa, con molti depositi di polvere e strati spessi di vecchie cere e protettivi applicati nel tempo che, persa la loro efficacia, ne alteravano l’aspetto. Dopo una prima pulitura sono emerse anche corrosioni del ferro e delle superfici in bronzo: «Abbiamo dovuto smontare completamente il manufatto. – spiega Ervas – Tutta la struttura in bronzo, eccetto le formelle, è costruita nella parte superiore da un’intelaiatura di ferro unita da dadi e bulloni fatti a mano uno per uno e inglobati durante la fusione. Un’interessante sistema costruttivo portante in cui la vasca battesimale è sostenuta da un treppiede che a sua volta poggia su un fondo di marmo. Della parte marmorea se ne invece è occupata la ditta di Ottorino Nonfarmale che ha eseguito un lavoro di pulitura, consolidamento e protezione, mentre le maestranze della Procuratoria hanno ripristinato e risanato la piombatura del treppiede d’appoggio della vasca.
Team bea vita: a Mestre la disabilità fa strada insieme

«Ah bea vita fate voi!», in effetti partecipare ad una ultramaratona (N.d.r. UltraMarathonFestival 2023) e fare solo 19km in sei ore non sembra un risultato eclatante, però per Claudio lo è stato. Ma chi è Claudio? Fino al 2023 bidello allo Zuccante ora è in pensione. «Io ho aperto il mio negozio “We Sport” a Mestre nel 2021 – racconta Daniele il titolare – mentre stavo pensando di creare un gruppo di corsa per coinvolgere i residenti di Carpenedo, Claudio ha iniziato a venire in negozio, siamo diventati amici e mi faceva compagnia, non mi sono fatto fermare dal fatto che fosse diverso, perché mi ha subito dimostrato che era speciale». Claudio infatti è un soggetto disabile, ma con una enorme voglia di vivere e il sorriso sempre stampato sulle labbra. «Così ho pensato che sarebbe potuto entrare in “squadra” anche lui e forse il gruppo di atletica sarebbe potuto essere non il solito ritrovo di runner», aggiunge Daniele.
Così con l’aiuto di Paola, la cognata di Claudio, è iniziato il ritrovo che da poche persone in breve è diventato appuntamento fisso per almeno una decina e ha preso il nome proprio da come gli altri partecipanti salutavano Claudio e Paola alle prese con le lunghe pause richiesta dalla loro prima maratona: nasce così il “Team Bea Vita”. Visto che Claudio in negozio continua ad attirare clienti, non ha sorpreso nessuno che a un certo punto sia arrivato Giacomo, il papà di un ragazzo autistico, per aderire. «Con questo che non parla però ti gà da darme una man», ha commentato Claudio rivolto al genitore. «Le nostre passeggiate del sabato mattina hanno iniziato far girare la voce che è arrivata a Raffaella, un’assistente sociale del Comune di Venezia – spiega Paola – che ci propone di inserire l’attività fra quelle patrocinate dall’amministrazione. La prima struttura a rispondere è Cooperativa Sociale Servizi Associati – CSSA».
Panathlon Venezia: 75 anni al servizio dei valori sportivi

Il 2026 si annuncia come un anno celebrativo per il Panathlon Club Venezia, una realtà che dal 12 giugno 1951 – data della sua fondazione per intuizione del colonnello Mario Viali – continua a rappresentare il faro della cultura sportiva in Laguna e nel mondo. Primo Club in assoluto ad aver dato il via ufficiale ad un movimento che oggi vanta una rete internazionale, il sodalizio veneziano si conferma più vitale che mai, restando fedele alla sua missione: promuovere lo sport come strumento di formazione, inclusione e lealtà nei confronti dell’avversario. Il programma per il 75° anniversario è pronto ad entrare nel vivo. Il cuore delle celebrazioni batterà a settembre: il 18 arriverà in Laguna l’11ª Route du Panathlon. L’iniziativa internazionale, promossa dall’Area 1 (Veneto e Trentino-Alto Adige), collegherà idealmente città e nazioni diverse in un percorso a tappe che testimonia i valori fondanti del movimento. Il 19 settembre, invece, presso la prestigiosa sede della Scuola Grande di San Giovanni Evangelista si terrà un convegno con relatori d’alto profilo. Durante l’evento in programma verrà consegnato il “Flambeau d’Or”, tra i massimi riconoscimenti del Panathlon International, destinato a personalità che hanno dato lustro al mondo dello sport.Se nell’ottobre del ‘53 ha preso avvio l’esperienza del Panathlon nazionale, nel maggio del ‘60 dell’International, volto a riunire tutti i gruppi che nel frattempo erano sorti nel mondo.
Centenari e dieta: i segreti dell’elisir di lunga vita

Ci sono al mondo diverse migliaia di centenari e pluricentenari. In Italia, secondo i dati dell’ISTAT, nel 2024 ne sono stati calcolati 23.548, oltre 2mila in più rispetto all’anno precedente, e sono per lo più donne: quasi l’83%. Nel mondo, invece, dicono le stime dell’ONU, sarebbero 722mila. La cosa curiosa è che ci sono alcune zone del pianeta in cui sono particolarmente concentrati, chiamate dagli studiosi le “blue zones”: sono per lo più delle isole e la cosa non è priva di significato. Si tratta di Okinawa in Giappone, Ikaria in Grecia, Nicoya in Costa Rica, Loma Linda in California e pure una regione italiana, la Sardegna, nella parte nord ovest, quella della Barbagia.
Inevitabile allora chiedersi quali siano le ragioni della longevità di queste popolazioni: sicuramente la genetica conta molto, nel senso che i centenari sembra siano ricchi di varianti genetiche protettive. Ma è importante anche l’epigenetica, cioè le modifiche che lo stile di vita e l’ambiente producono nel nostro genoma: a questo riguardo sono stati individuati fattori come la salubrità del clima, le abitudini di vita regolari, senza troppo stress, l’attività fisica quotidiana, il costante riferimento a una solida rete sociale, un buon sonno, ma anche una particolare alimentazione. Un fattore, la dieta, che sembra incidere per più del 40% del totale.