Per la prima volta il Papa copto celebra in San Marco

Una giornata significativa nel cammino di dialogo tra le Chiese cristiane si è svolta la mattina di sabato 9 maggio nella basilica cattedrale di San Marco a Venezia, dove per la prima volta Sua Santità Tawadros II, Papa della Chiesa copta ortodossa di Alessandria d’Egitto, ha celebrato la Santa Eucaristia insieme ad alcuni vescovi e presbiteri copti. Un evento dal forte valore spirituale e simbolico, che rafforza il legame tra la Chiesa alessandrina e quella veneziana, unite dalla figura di San Marco Evangelista, patrono di Venezia e fondatore della Chiesa d’Alessandria. Il Papa copto Tawadros II ha dichiarato che, pur avendo già visitato la basilica di San Marco in altre occasioni e avendo pregato in essa, era la prima volta in assoluto di una divina liturgia solenne da lui presieduta. In passato altri vescovi copti hanno celebrato a San Marco, mai il Papa copto. Al termine della celebrazione, il Papa Tawadros II ha incontrato il Patriarca Francesco Moraglia nel Palazzo Patriarcale, in un clima di fraternità e amicizia ecclesiale. Un momento significativo, che si inserisce nella prospettiva del cammino della Chiesa veneziana verso le celebrazioni per i 1200 anni dalla Traslazione del corpo di San Marco a Venezia.
Verde Miccia, la personale di Manuel Bonfanti a Venezia


Ha aperto a Venezia, negli spazi di Confcommercio nel Sestiere San Marco 4039, Verde Miccia, la personale dell’artista bergamasco Manuel Bonfanti. L’esposizione rimarrà aperta per l’intera durata della Biennale Arte e potrà essere visitata fino al 22 novembre 2026. La mostra nasce come una riflessione sul ruolo dell’arte in un tempo segnato da instabilità politica, incertezza internazionale e crisi dello sguardo. Al centro del percorso espositivo ci sono le “Sfere di luce”, opere su alluminio anodizzato che uniscono materia industriale e gesto pittorico. Bonfanti lavora infatti su un materiale high-tech, usato anche nell’industria aerospaziale, intervenendo con pennellate fluide ispirate allo shodo, l’arte della calligrafia giapponese. «Il titolo, Verde Miccia, indica l’idea di un innesco: una miccia capace di accendere significato, aprire nuove dimensioni e riportare il pensiero verso la conoscenza e verso la luce – spiega l’artista –. Come nel Big Bang alle origini del tutto, anche nell’arte l’esplosione non è la fine di qualcosa ma il suo inizio. È il paradosso della forma che nasce dal caos: un ordine che non è stato progettato emerge dal gesto artistico e dall’estetica. Ogni gesto artistico è una miccia che squarcia come un taglio, come un punteruolo che apre nuovi concetti spaziali e attraversa la superficie per aprire qualcosa di invisibile dietro di essa, in cerca di una nuova dimensione, di un nuovo ambiente. Verde Miccia si apre su un panorama internazionale segnato da un’incertezza che non è solo geopolitica ma anche epistemica: non sappiamo più da dove guardare, né con quali occhi. In un’edizione della Biennale che non contempla artisti italiani tra quelli selezionati dalla compianta curatrice Koyo Kouoh, questa personale si pone come contributo autonomo al dibattito contemporaneo».
Seguendo l’esempio di fede della “Diva” Elena


Mercoledì 13 maggio la chiesa di Sant’Elena, da angolo lontano ai confini della città lagunare, è entrata indelebilmente nei ricordi dei quasi 400 giovani che qui si sono recati per l’evento di fine anno accademico della Pastorale Universitaria, chi come spettatore chi mettendosi in gioco in prima persona in uno dei tanti momenti di cui la serata si è composta. Di ricordi si è composta anche la narrazione che ha scandito il percorso proposto al pubblico: era la voce di Sant’Elena a guidare gli spostamenti, mentre ripercorreva nel racconto il proprio vissuto. Donna dalle umili origini, ripudiata da Costanzo Cloro, per poi essere riqualificata per volere del figlio Costantino, fedele devota e inscalfibile, l’imperatrice Elena è stata la protagonista della serata, valorizzata soprattutto come esempio di ricerca infaticabile nel suo peregrinare alla ricerca della Vera Croce, alla ricerca della Verità. Ripercorrendo il suo vissuto, i presenti vengono guidati alla scoperta del complesso della chiesa dedicata alla santa, attraversando ora il chiostro, ora l’interno della chiesa, ora l’orto ed il vigneto, dove l’arrivo è l’incontro tra Elena e Cristo, che le toglie la corona imperiale per donarle una corona ancora più regale, quella di spine.
Sofia, giovane ucraina: «La pace? Si costruisce insieme»

“Essere operatori di pace in un mondo in guerra”. È questo il tema dell’incontro organizzato la scorsa settimana dalla Pastorale Universitaria di Venezia, un appuntamento che ha voluto interrogare studenti e giovani su una domanda sempre più urgente davanti ai conflitti che attraversano il mondo. Più che uno slogan, il titolo dell’iniziativa si è trasformato in una necessità concreta per chi ogni giorno osserva con sgomento le notizie provenienti dagli scenari internazionali. L’obiettivo della Pastorale Universitaria era offrire testimonianze vive, esempi concreti di costruzione della pace: come la storia di don Samuele e quella di Sofia, giovane studentessa ucraina. Un ponte con Leopoli. Don Samuele Bignotti, sacerdote impegnato da anni nel dialogo ecumenico e nei rapporti con l’Ucraina, porta avanti un gemellaggio con la comunità di Leopoli nato nel 1999. Un ponte di solidarietà tra Mantova e la città ucraina, avviato per sostenere la ricostruzione di una Chiesa e di una rete comunitaria profondamente segnate dall’eredità del regime sovietico.
La visione sentimentale di Barbaro per i luoghi d’Oriente

Seppe cogliere l’anima intima e poetica dell’Oriente come pochi altri pittori lagunari prima di lui. Ha inaugurato lo scorso 8 maggio al Laurentianum a Mestre la mostra “Saverio Barbaro (1924-2020). Il viaggio”, a cura dello storico dell’arte Marco Dolfin, che è anche direttore artistico della Fondazione Saverio Barbaro, presieduta da Roberto Bertuzzi, che ha organizzato la mostra, in collaborazione con l’Associazione Culturale Paolo Rizzi, il Duomo di Mestre e il patrocinio del Comune di Venezia. L’esposizione, che resterà aperta fino a domenica 24 maggio, riunisce una cinquantina di opere, per la maggior parte provenienti dal patrimonio della Fondazione Saverio Barbaro, tra cui una decina di prestiti da collezioni private, invitando a rileggere l’opera del maestro veneziano attraverso uno dei nuclei più profondi e rivelatori della sua ricerca: il viaggio. Dopo le varie iniziative promosse nel 2024 in occasione del centenario della nascita del maestro, la nuova mostra prosegue il lavoro di studio e valorizzazione dedicato all’artista, scegliendo di concentrarsi su un tema che attraversa in modo costante la sua vicenda pittorica. Per Saverio Barbaro, infatti, il viaggio rappresenta uno strumento di conoscenza, un’apertura verso nuovi paesaggi, nuove architetture, nuove civiltà e una possibilità di trasformazione interiore.
Tra verità e realismo magico: Ucles narra la guerra civile spagnola

David Ucles, La Penisola delle case vuote, Neri Pozza 2026
David Ucles è un giovane scrittore spagnolo che è appena stato ospite qui a Venezia del Festival di Letteratura Incroci di Civiltà organizzato dell’Università Ca’ Foscari. Il suo romanzo, “La Penisola delle case vuote”, appena uscito per Neri Pozza, è stato un grandissimo successo in Spagna ed è in corso di traduzione in molti paesi. Ucles parte dall’esperienza della sua famiglia, dai racconti che ascoltava dal nonno sulle vicende della guerra civile spagnola e in particolare su ciò che accadde nel suo paese di origine, Quesada, un piccolo paesino di coltivatori di ulivi tra le colline dell’Andalusia. Dal micromondo di Quesada/Jandula e della famiglia Ardolento lo sguardo si allarga a tutta la Spagna cercando di mostrare i drammi, le atrocità ed anche le assurdità di quella guerra fratricida che ha incendiato la Spagna per tre anni e che ha portato ad uno dei regimi fascisti più longevi d’Europa. Il romanzo è la storia della decomposizione totale di una famiglia, della disumanizzazione di un popolo, della disintegrazione di un territorio e di una penisola di case vuote. Citiamo un estratto di un’intervista di Ucles dove mette in luce le finalità del romanzo: “Il libro mostra cosa succede a un paese quando è minacciato dal fascismo e gli altri paesi democratici non lo aiutano, come accadde alla Spagna, ci sono analogie con oggi, per esempio con l’Ucraina o Gaza, se non si aiutano i vicini, le guerre scoppiano e durano anni …. è quindi una lettura molto attuale oggi, dove si avverte una certa presenza dell’estrema destra e del populismo; si può tracciare un certo parallelismo con la situazione attuale.”
Progetto Ri-Fiorire: il giardino terapeutico per anziani

Curare le persone anziane con le piante si può? Questa è l’idea partita tre anni fa con il progetto Ri-Fiorire presentato all’ULSS3 Serenissima che ha deciso di patrocinarlo attraverso la Direzione servizi sociali, con il sostegno del Soroptimist Club Miranese-Riviera del Brenta. «Nasce da una serie di incontri ed esperienze differenti – spiega la dottoressa Francesca Meneghello, neurologa del Centro per il Decadimento Cognitivo e le Demenze della UOC Cure Primarie Dolo-Mirano – ho lavorato per molti anni al San Camillo al Lido dove avevo fondato il mio primo giardino terapeutico e tornata in terraferma volevo continuare con questo tipo di orticultura rivolta alla stimolazione degli ospiti delle RSA».
Dall’ULSS3 è stato semplice mappare le 13 residenze per anziani da coinvolgere, dopo aver iniziato con un progetto pilota su una singola struttura. «Il Soroptimist ha deciso di sostenere questa mia idea – aggiunge il medico – ho formato un team ristretto con uno psicologo, l’agronoma Tina e una appassionata giardiniera come Anna, che è anche animatrice della Portineria di Quartiere di via Piave a Mestre dove ha dato vita all’Iris Garden Club. Senza l’aiuto di tutti non sarebbe stato possibile, visto che offriamo una formazione dedicata agli operatori delle case di riposo per portare questo approccio nei percorsi assistenziali dei loro ospiti. I corsi sono gratuiti e i primi che abbiamo erogato sono stati svolti negli spazi di Casa di Anna a Zelarino».
Notte tradita: quel 99% di luce inutile che altera la vita

Il 99% della luce che proiettiamo all’esterno è, tecnicamente, sprecata: solo l’1% illumina davvero ciò che serve, mentre il resto si disperde nell’atmosfera diventando inquinamento luminoso. È questo il dato sorprendente emerso dalla relazione di Marta Polizzi, ecologa dell’Università della Carinzia, ospite della Società Veneziana di Scienze Naturali. Non si tratta solo di uno spreco energetico, ma di un’alterazione profonda che trasforma la notte in una trappola per piante e animali.
Arrivare a una diagnosi è come un romanzo giallo

La mia passione per la medicina ha origini antiche ed indotte. Ho pochi dubbi che la mia zia infermiera e caposala attraverso i libri che mi regalava, il microscopio e i racconti mi abbia incamminato su questa strada. Ma c’è un’altra passione che mi accompagna anche oggi: i romanzi.
La domanda d’obbligo è: che tipo di romanzi? Ebbene vi confesserò che sono in maggior parte libri di fantascienza o fantasy, in particolare a sfondo storico. Dai libri di fantascienza mi sono rimasti alcuni aneddoti che sono lo spasso dei miei familiari e anche l’interesse per l’intelligenza artificiale e l’idea che vi siano due filoni per il futuro della medicina: uno che si basa unicamente sui robot (l’IA appunto), l’altro che si concentra sull’integrazione tra medico e macchine… Indovinate a cosa punterei io.