Restaurata la “Madonna del Parto”, emersi dettagli prima nascosti

Fu da sempre oggetto di suppliche e devozione da parte delle donne che desideravano un figlio o chiedevano che il parto andasse nel migliore dei modi, soprattutto durante calamità e minacce di morte come la peste del ‘600. È stato portato a termine il restauro del dipinto “Madonna del Parto” di Jacopo Palma il Giovane(1548/50 – 1628), custodito nella chiesa-santuario dei Santi Geremia Profeta e Lucia Vergine e Martire nel cuore di Cannaregio a Venezia, possibile grazie al sostegno del Comitato americano per la salvaguardia di Venezia Save Venice, di cui è direttrice della sede di Venezia Melissa Conn, per mezzo del contributo di Pasquale Bruni.
L’intervento sull’opera realizzata da Palma il Giovane tra il 1617 e il 1620 – un olio su tela di 160 x 320 cm composto tra pezzi di tela cucite insieme orizzontalmente – è stato eseguito in sei mesi, tra ottobre e marzo,dalle restauratrici Enrica Colombini ed Elisa Galante in un laboratorio temporaneo allestito all’interno di uno spazio messo a disposizione dalla chiesa.
Il restauro è stato seguito dalla Soprintendenza e dall’Ufficio per i Beni Culturali Ecclesiastici del Patriarcato di Venezia, di cui è direttore don Gianmatteo Caputo, che è anche rettore del santuario. Al termine dell’intervento la tela è stata collocata nel presbiterio, in alto alla destra dell’altare maggiore, restituendo alla comunità dei fedeli una delle più significative opere conservate in chiesa, che precedentemente era invece esposta in modo poco visibile sull’altare a destra del presbiterio. Curiosità è che l’opera inizialmente non è stata creata per il santuario, ma proviene dalla chiesa di Santa Lucia, dove era stata posta come pala d’altare, commissionata a Jacopo Plama il Giovane intorno al 1617-1620 da Giovanni Tiepolo, divenuto Patriarca di Venezia nel 1619. La chiesa venne poi soppressa dal decreto napoleonico del 28 luglio 1806 e successivamente demolita nel 1860 per far posto alla costruzione della stazione ferroviaria lagunare. Il ciclo di opere di stampo mariano realizzate da Palma il Giovane per la chiesa sono ora esposte nel santuario, dove grazie ai vari restauri si sta cercando di restituire valore alle opere e ristabilirne il ciclo pittorico.

«Via Garibaldi? Nata dai resti delle chiese distrutte da Napoleone»

C’è un segreto millenario che veneziani e turisti “calpestano” ogni giorno, forse senza saperlo, passeggiando lungo l’ampia e vivace via Garibaldi, nel popoloso sestiere di Castello. Quella che oggi è nota come una vera “via” della città lagunare, rappresenta un monumentale mosaico di storia e… distruzione. Pochi sanno che le sue fondamenta poggiano letteralmente sulle macerie di un intero pezzo di Venezia che non esiste più da tempo, cancellato di colpo per volere di Napoleone Bonaparte. Per comprendere cosa nasconda davvero il sottosuolo di quel tratto di strada, bisogna fare un salto indietro. Dove oggi sorgono i Padiglioni della Biennale e il viale alberato, una volta erano presenti alcuni edifici sacri con annessi i loro campanili. Luoghi di fede e tesori d’arte che l’imperatore francese, nel suo piano di radicale “rinnovo” urbanistico della città storica, decise di radere al suolo per fare spazio ai suoi giardini pubblici. E cosa ne fu dell’immenso cumulo di pietre e mattoni, derivato proprio da quella demolizione? Venne collocato – e dunque riutilizzato – a pochi metri di distanza. Nel 1807, infatti, l’antico canale di Sant’Anna venne interrato sfruttando i detriti di quelle chiese abbattute per fare spazio ad un polmone verde cittadino che all’epoca, in Laguna, ancora mancava.

Da Sordi a Ferragni: una critica ironica sul sistema dell’arte

Una serie di opere e una performance dedicata ad Alberto Sordi diventano una critica non troppo velata, detta però con ironia, rivolta ai sistemi dell’arte contemporanea. Fino al 4 giugno a Palazzetto Pisani a Venezia ( con accesso da Fondamenta Narisi 3927) si tiene il terzo appuntamento della rassegna itinerante Pop Bites, ideata e curata da Giorgio Chinea Canale e promossa dal collezionista e mecenate Francesco Noto di FGN Consulting, che mette al centro la mostra personale di Giuseppe Veneziano, artista esponente del New Pop contemporaneo. Originario di Mazzarino (Caltanissetta) ma da tempo trasferitosi a Milano, Veneziano, classe 1971, con la sua arte affronta e trae ispirazione da temi e fatti di cronaca attuali, dando un’immagine disincantata della società odierna. Le sue tele, in cui unisce fiction e realtà, sono popolate da personalità storiche e celebrità del presente, ma anche icone del cinema e personaggi dei fumetti e dei cartoni animati. Dieci sono le opere esposte in mostra, per la maggior parte dedicate al cibo, presentate durante la serata di giovedì 28 insieme alla performance ispirata alla celebre scena dedicata alla Biennale nell’episodio “Le vacanze intelligenti” con Alberto Sordi, inserito nel film “Dove vai in vacanza?”  del 1978, dove Augusta (Anna Longhi), moglie di Remo (Sordi), sfinita dal tour in Biennale, sedutasi su una sedia, viene scambiata dai critici d’arte per un’installazione vivente.

A Venezia l’arte si fa oltre le sbarre

Un’opera d’arte realizzata da dietro le sbarre insegna l’inclusione e aiuta i detenuti nella crescita personale, soprattutto in vista del reinserimento sociale. Venezia in questi giorni è al centro dell’iniziativa artistica dall’alto valore educativo rivolta a detenuti di varie parti d’Italia. Il risultato è visibile nella Chiesa sconsacrata della Casa di Reclusione Femminile di Venezia, nell’isola della Giudecca, dove è esposto il risultato del lavoro svolto da 100 detenuti di 6 istituti penitenziari italiani, di cui 4 minorili, che hanno ridisegnato la Scuola di Atene di Raffaello dando vita alla grande opera “(Cercare) Raffaello in Carcere”, in cui hanno ricercato e inserito i loro nuovi riferimenti contemporanei. L’iniziativa, promossa dalla Fondazione Francesca Rava – NPH Italia e ideata dell’artista Mattia Cavanna, è nata nell’ambito del progetto Orizzonti, sostenuto da Mediobanca, attivo presso vari istituti penali per i minorenni sul territorio nazionale. Nella Casa di reclusione femminile di Venezia a lunga detenzione, dove vengono sempre svolte tante attività volte al reinserimento sociale, vi hanno preso parte in totale 20 detenute, alcune delle quali hanno scelto di realizzare nel dipinto un proprio autoritratto. L’opera è ora esposta fino al 2 giugno, con ingresso al pubblico esclusivamente dalle ore 10 alle ore 11 e dalle ore 12 alle ore 13 su prenotazione all’indirizzo beccaria@nphitalia.org. Il racconto della realizzazione dell’opera è inoltre disponibile anche nel podcast in tre puntate “Raffaello in carcere” curato da Andrea Borgnino per RaiPlay Sound.

Dalle comunità migranti al cuore della laguna

Da Venezia l’ascolto degli “oceani” porta a parlare di arte, ecologie contemporanee, narrazioni che attraversano territori, comunità e immaginari: questa è la pluralità di temi che in laguna affronta Ocean Space, che nel mese di giugno propone in città una serie di eventi. Diventata l’ambasciata degli oceani a livello mondiale, Ocean Space dal 2019 è la sede di TBA21–Academy per la produzione espositiva e la programmazione sperimentale che promuove la cultura degli oceani attraverso le arti visive. Una serie di incontri e mostre che uniscono arte e ricerca scientifica per mettere al centro l’ecologia nella città diventata baluardo del cambiamento climatico. Dopo il primo appuntamento svoltosi oggi, venerdì 5, con la camminata “The Many Venices” che con Luca Cosentino ha invitato i presenti ad attraversare storie di migranti e comunità della Laguna, ripercorrendo gli intrecci storici tra Venezia e le rotte africane, altro appuntamento sarà domani, sabato 6, dalle 9:30 alle 20 in occasione della Venice Climate Week. Ocean Space ospiterà una giornata di incontri, dialoghi e performance dedicati alla rigenerazione ambientale e sociale, riunendo esperti, attivisti e artisti come Olafur Eliasson per riflettere sul futuro del pianeta con Sébastien Ruiz della Fondation Tara Océan, Haley Ha di Schmidt dell’Ocean Institute, Karmenu Vella, ex commissario europeo per l’ambiente, gli oceani e la pesca e Markus Reymann direttore di Ocean Space.

Dall’ascolto alla tavola: il progetto «M.eat Up»

C’è un filo invisibile, ma carico di energia, che lega l’Arsenale della Pace di Torino alle strade di Mestre. È la storia di un gruppo di giovani veneziani che, dopo aver toccato con mano l’esperienza del Sermig (Servizio Missionario Giovani), ha deciso di non lasciare quel desiderio di servizio chiuso tra i ricordi di un campo estivo. Hanno dato vita al «Punto Pace Venezia», una nuova realtà che si propone di essere, prima di tutto, un luogo di ascolto e di condivisione per chi vive ai margini.Tutto è iniziato nell’agosto 2024. Quattro amici di ritorno da Torino si sono posti la domanda fondamentale: «Come possiamo portare questo ardore nella nostra quotidianità?». La risposta è arrivata camminando, letteralmente, tra i bisogni dei senza fissa dimora di Venezia e Mestre, grazie anche alla sinergia con la Casa studentesca Santa Fosca. Hanno capito presto che, oltre al cibo e agli aiuti materiali, la necessità più profonda di chi vive in strada è quella di essere visto, ascoltato e di far parte di una comunità. Da questa consapevolezza è nato «M.eat Up»: un progetto che gioca sul significato inglese di «mangiare» (eat) e «incontrarsi» (meet up). Non una semplice distribuzione di pasti, ma un vero e proprio pranzo o cena comunitaria, dove la tavola diventa lo strumento principale per abbattere le barriere sociali.

 

Alkeemia Battery Forum per la quarta volta a Venezia

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Venezia torna a essere capitale delle batterie con la quarta edizione dell’Alkeemia Battery Forum, che si è svolto dal 20 al 22 maggio 2026. Alla kermesse, ospitata nella suggestiva cornice della Scuola Grande di San Giovanni Evangelista, si sono avvicendati oltre 35 speaker, 68 aziende internazionali, oltre a esperti e decision maker provenienti da 20 Paesi. Obiettivo fare il punto sul mercato delle batterie in Europa e sull’implementazione di una filiera completamente continentale, con al centro l’impegno sulla sostenibilità. La tre giorni è organizzata da Alkeemia, azienda specializzata nella chimica del fluoro, che ha la propria sede proprio a Porto Marghera.

«Lo spirito dell’appuntamento è quello della condivisione di conoscenze, un approccio raro nel settore dell’imprese, ma fondamentale per ripensare un’industria in cui Marghera può dire la sua da protagonista – spiega Lorenzo di Donato, alla guida di Alkeemia – quella della transizione green mediante la tecnologia delle batterie è una sfida troppo grande da affrontare a livello di singoli Paesi in Europa. Dobbiamo invece favorire la contaminazione tra saperi, per dare forma a una filiera continentale che ci renda autonomi soprattutto nella gestione di materiali critici, fondamentali a sostenere il passaggio da energie tradizionali a rinnovabili».

Dalle calli di Venezia a Gaza: la solidarietà si fa con un euro

Cosa può fare una maglietta venduta a due euro in un patronato di Venezia? A guardare l’attività del mercatino solidale di San Pantalon, la risposta è sorprendente: può trasformarsi nel biglietto per un autobus che porta i bambini poveri della Romania a scuola, o diventare materiale scolastico per i piccoli di Gaza sotto le bombe. Quello che accade ogni giovedì nel cuore della laguna non è un semplice mercatino dell’usato, ma un ingranaggio di un sistema di “economia circolare della dignità” che ha superato i confini nazionali, dimostrando che la solidarietà, quando è ben organizzata, non ha limiti geografici. Il progetto, curato con dedizione da Patrizia Crivellaro e Patrizia Colletta, che da molti anni portano avanti l’attività del mercatino solidale nella parrocchia di San Pantalon, è un servizio ormai stabile e conosciuto dai veneziani. Questo da anni rappresenta un punto di riferimento per molte famiglie che, per motivi economici o personali, cercano capi in buono stato a costi contenuti. Il Corredino di Sant’Anna, ovvero la stanza che si trova al piano inferiore della struttura, é dedicato ai bambini fino ai 6 o 7 anni di età, mentre il Guardaroba San Bernardino, al piano superiore, è lo spazio per gli adulti. Il mercatino nel complesso è aperto ogni giovedì e, negli ultimi mesi, ha registrato un aumento costante delle presenze, segno di un bisogno che rimane attuale.

 

Apnee ostruttive del sonno: i fattori di rischio e come curarle

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Non molto tempo fa, proprio all’inizio di quest’anno abbiamo parlato della Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno (OSAS, dall’inglese: Obstructive Sleep Apnea Syndrome): episodi ripetuti, mentre si dorme, di ostruzione parziale o completa delle prime vie aeree, associati alla riduzione o interruzione del flusso di aria ai nostri polmoni. La conseguenza? Una diminuzione più o meno grave di ossigeno nel sangue (desaturazione).

Dopo aver capito come stabilire la diagnosi, ci eravamo lasciati con la promessa di definire i fattori di rischio di questa patologia. La causa delle apnee ostruttive è il restringimento delle vie aeree durante il sonno, causato in parte dalla riduzione degli oltre 20 muscoli faringei che normalmente le mantengono accessibili mentre si dorme, e in parte dall’eccesso di tessuto adiposo accumulato. Quindi, innanzitutto, occhio a chi è in sovrappeso, se non già obeso.

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