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A Santa Fosca il turismo diventa esperienza di fede e condivisione

Il “cambio pelle” estivo della Casa studentesca gestita dal Centro di Pastorale universitaria, che affitta le proprie camere ai turisti per mantenere le rette calmierate e venire incontro alle famiglie. A gruppi di dieci e per una settimana ciascuno, l’attività è affidata agli studenti: «Non ci interessa stare sul mercato, ma offrire un’opportunità preziosa»

Gestione affidata agli studenti, prezzi calmierati e autofinanziamento: sono questi i pilastri della stagione estiva della Casa studentesca Santa Fosca, lo storico pensionato universitario veneziano con sede a Cannaregio che, durante le vacanze, “cambia pelle” aprendo le porte ai turisti in visita in Laguna. In una città segnata dal dibattito sulla monocultura turistica e sulla carenza di alloggi per residenti, il progetto di Santa Fosca si propone come un modello alternativo che continua a funzionare nel tempo. L’autogestione estiva permette infatti ai ragazzi non solo di vivere un’esperienza comunitaria preziosa, a stretto contatto con coetanei con i quali avere momenti di confronto e di condivisione, ma anche di garantire alla struttura proventi a beneficio dell’immobile stesso e della successiva stagione accademica. Il risultato, un’esperienza turistica sostenibile, che consente di reinvestire quanto ottenuto dagli ospiti che hanno scelto di affittare per un determinato periodo una camera proprio a Santa Fosca: mantenendo le rette basse e non gravando sulle famiglie. Una realtà diocesana gestita dal Centro di Pastorale universitaria insieme alle due Case “sorelle” San Michele e Catecumeni che, anche durante l’estate, non sospende dunque le proprie attività formative rivolte agli studenti, coinvolgendoli in prima persona, a turno e a gruppi di dieci, in una gestione attiva degli spazi per una settimana intera.

Retta “congelata“

«Si tratta di una Casa – osserva Fosca Rosso, già responsabile della struttura, oggi impegnata a San Michele – che propone un percorso di condivisione: nell’autonomia, nell’autogestione e in termini di cammino di fede. È sempre stata portata avanti la scelta di mantenere le rette mensili sotto il livello della media. A noi non interessa stare sul mercato, ma offrire un’opportunità a tutti coloro che lo desiderino». Considerazioni che s’inseriscono in un quadro piuttosto complesso per gli universitari fuori sede, ogni anno letteralmente a caccia di camere e appartamenti da prendere in affitto, costretti a fare i conti con cifre elevate o la scarsa disponibilità degli stessi. A Santa Fosca la retta, corrispondente a 235 euro al mese, è congelata ormai da qualche anno, a conferma di come l’obiettivo della proposta vada ben oltre il semplice “fare cassa”. «Abbiamo un ostello permanente per tutto l’anno, con circa 25 posti letto destinati ai turisti, in parallelo al centinaio della Casa studentesca. Poi, durante l’estate, nel momento in cui i ragazzi tornano a casa per le vacanze, le loro stanze vengono messe tutte a disposizione dei visitatori in città». La particolarità sta tutta nel progetto, ormai consolidato, che prevede che l’ostello estivo venga gestito a turno dagli universitari ospiti della struttura, chiamati a pulire e riordinare le camere, accogliere i turisti o effettuare qualche lavoretto di manutenzione di cui la struttura necessita.

Esperienza di fede e di amicizia

A ciò si aggiunge l’aspetto più importante: l’esperienza di fede che i ragazzi hanno la possibilità di assaporare nell’arco della settimana a loro affidata, nel pieno spirito della comunità, tra momenti di preghiera e raccoglimento, occasioni di dialogo e di confronto. «Il martedì pomeriggio è dedicato alla condivisione – racconta Rosso –. Ognuno racconta qualcosa di sé, per farsi conoscere meglio. Mentre il giovedì si vive un’esperienza assieme, il più delle volte nel Giardino mistico degli Scalzi. Così facendo si comincia a entrare nel vivo di quella che sarà la vita comunitaria effettiva durante l’anno accademico. Per i nuovi iscritti, e cioè per le matricole, una vera e propria anticipazione, insomma. Allo stesso tempo si contribuisce alla macchina organizzativa attraverso un’esperienza di volontariato a tutti gli effetti». Esperienza che diviene anche opportunità per condividere una settimana con altri giovani che magari si conoscono meno, con cui fare amicizia ed entrare più in confidenza. Fosca Rosso riassume il progetto in due parole, parlando di «catena virtuosa». «Attraverso questo sistema – precisa – i ragazzi capiscono quanto sia importante lasciare la propria camera in ordine, a conclusione dell’anno accademico, perché poi vi entrerà un turista che sosterrà le loro rette, permettendogli di continuare ad alloggiare lì».

“Costruire, abitare, custodire”

L’ostello resterà aperto dal 29 giugno fino al 13 settembre e il tema di quest’anno è “Costruire, abitare, custodire”, «tre dimensioni – commenta Davide Perini, attuale responsabile della Casa Santa Fosca ed ex studente universitario che ne è stato ospite durante i suoi anni di studio – che danno forma e si uniscono in ciò che chiamiamo “casa”: la famiglia, la comunità, la Chiesa, la “casa comune”». La proposta viene da lui definita «fondamentale». Per lo stile di vita condotto all’interno della Casa studentesca e per il modo in cui i giovani sono chiamati ad assaporarlo concretamente. «Uno stile che si porta dentro di noi: il lavorare insieme, il condividere il tempo della preghiera e delle attività in programma, l’attenzione verso l’altro, nel segno della fraternità… qualcosa che rimane». E per i turisti c’è un pannello affisso nella reception che racconta il progetto nella sua interezza, affinché loro stessi possano approfondirlo e in qualche modo sentirsi parte di esso. «In base alla mia esperienza posso dire che molti sono i turisti che fanno domande e s’informano, arrivando anche a condividere alcuni spazi, come il chiostro; il momento dei pasti e quello serale dello svago in compagnia. Gli studenti che prestano servizio nell’ostello estivo spesso mi riferiscono di attendere con un certo entusiasmo la settimana a loro assegnata, anche perché rappresenta un’opportunità per tessere relazioni profonde con gli altri e di costruire nuovi legami d’amicizia che più difficilmente si riuscirebbero a costruire durante l’anno accademico».

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