

Un’opera d’arte realizzata da dietro le sbarre insegna l’inclusione e aiuta i detenuti nella crescita personale, soprattutto in vista del reinserimento sociale. Venezia in questi giorni è al centro dell’iniziativa artistica dall’alto valore educativo rivolta a detenuti di varie parti d’Italia. Il risultato è visibile nella Chiesa sconsacrata della Casa di Reclusione Femminile di Venezia, nell’isola della Giudecca, dove è esposto il risultato del lavoro svolto da 100 detenuti di 6 istituti penitenziari italiani, di cui 4 minorili, che hanno ridisegnato la Scuola di Atene di Raffaello dando vita alla grande opera “(Cercare) Raffaello in Carcere”, in cui hanno ricercato e inserito i loro nuovi riferimenti contemporanei. L’iniziativa, promossa dalla Fondazione Francesca Rava – NPH Italia e ideata dell’artista Mattia Cavanna, è nata nell’ambito del progetto Orizzonti, sostenuto da Mediobanca, attivo presso vari istituti penali per i minorenni sul territorio nazionale. Nella Casa di reclusione femminile di Venezia a lunga detenzione, dove vengono sempre svolte tante attività volte al reinserimento sociale, vi hanno preso parte in totale 20 detenute, alcune delle quali hanno scelto di realizzare nel dipinto un proprio autoritratto. L’opera è ora esposta fino al 2 giugno, con ingresso al pubblico esclusivamente dalle ore 10 alle ore 11 e dalle ore 12 alle ore 13 su prenotazione all’indirizzo beccaria@nphitalia.org. Il racconto della realizzazione dell’opera è inoltre disponibile anche nel podcast in tre puntate “Raffaello in carcere” curato da Andrea Borgnino per RaiPlay Sound.

Unica nel suo genere, l’opera è un arazzo di 8 x 3 metri, ispirato al cartone preparatorio della Scuola di Atene di Raffaello, di cui riprende le medesime dimensioni. Realizzata nell’arco di dodici mesi di lavoro a partire da marzo dell’anno scorso negli Istituti Penali per i Minorenni di Milano, Bologna, Roma e Napoli, in collaborazione con l’associazione Liberi Dentro, presso la Casa di reclusione femminile della Giudecca a Venezia e, con la stessa associazione e Federica Berlucchi, presso la Casa circondariale di San Vittore a Milano, l’opera rappresenta il risultato di un percorso condiviso di crescita artistica e umana. I partecipanti hanno studiato il capolavoro rinascimentale e lo hanno reinterpretato sostituendo ai filosofi dell’antichità i propri modelli di riferimento: artisti, musicisti, sportivi, scienziati, attivisti e figure simboliche del nostro tempo, accanto a numerosi autoritratti. Tra i protagonisti raffigurati compaiono, tra gli altri: Bob Marley, Nina Simone, Amy Winehouse, Diego Armando Maradona, Nelson Mandela, Rosa Parks, Rita Levi-Montalcini e Alda Merini, insieme a tante altre figure della cultura contemporanea. I disegni sono realizzati con pastelli a cera su scampoli di tela cuciti a mano, che danno vita a un’opera collettiva dal forte valore simbolico e sociale. Nell’opera non manca di essere rappresentata anche la città di Venezia, riconoscibile nei profili di Palazzo Ducale e nella presenza di veneziani e turisti, simbolo del dialogo tra il “dentro” e il “fuori” dal carcere.

Il lavoro corale evidenzia l’importanza della funzione educativa e sociale dell’arte. I detenuti, mettendosi in gioco, brandendo colori e pennelli, non solo hanno avuto un’opportunità concreta di espressione, ma soprattutto hanno potuto prendere parte ad un progetto di crescita e inclusione che si inserisce nel più ampio impegno della Fondazione Francesca Raca a favore di giovani in condizioni di fragilità, possibile grazie al patrocinio del Ministero della Giustizia e dell’Unione Nazionale delle Camere Minorili. La presentazione dell’opera, martedì 26, alla presenza dell’amministrazione penitenziaria, di autorità civili e militari e operatori del settore, è stata preceduta da una tavola rotonda dedicata al ruolo dell’arte nei percorsi educativi dei giovani e degli adulti autori di reato, in cui alcune detenute di Venezia hanno inoltre portato la loro testimonianza, raccontando l’esperienza vissuta prendendo parte al progetto, condividendo emozioni e riflessioni nate durante il laboratorio.

L’iniziativa, conclusasi e presentata in laguna, è partita da lontano e si è allargata tramite il progetto Orizzonti nell’ambito di Palla al Centro della Fondazione Francesca Rava, attivo presso l’IPM Cesare Beccaria di Milano dal 2020, il cui obiettivo è quello di offrire ai giovani detenuti opportunità concrete di inclusione, attraverso attività educative e formative, laboratori artistici e percorsi di reinserimento sociale e lavorativo, con lo scopo di sensibilizzare la comunità sul disagio giovanile e costruire un ponte tra l’interno e l’esterno del carcere. La collaborazione con Mediobanca ha reso poi possibile l’attuazione del progetto sul piano nazionale e lo sviluppo del laboratorio artistico, permettendo ai partecipanti di confrontarsi con l’opera originale di Raffaello e di reinterpretarla attraverso un linguaggio personale e contemporaneo. «Ringraziamo la Direzione della Casa di Reclusione di Venezia e le Istituzioni per essere sempre al fianco della Fondazione Francesca Rava, Mediobanca per il sostegno concreto e continuativo, tutti i partner coinvolti e Mattia Cavanna per la visione e la sensibilità con cui ha ideato l’opera. – ha detto Maria vittoria Rava,Presidente della Fondazione Francesca Rava – Con il progetto Orizzonti, estensione di Palla al Centro, vogliamo offrire ai giovani detenuti strumenti efficaci per sviluppare competenze, ritrovare fiducia e costruire un futuro diverso».
C.I.D. s.r.l. Società a Socio Unico – Casa editrice del settimanale Gente Veneta – CF e PI 02341300271 – REA: VE – 211669 – Capitale Sociale 31.000 euro i.v. – Dorsoduro,1 – 30123 Venezia
Iscriviti a VE-NICE e non perderti nessun aggiornamento, ti invieremo 1 volta a settimana i nuovi articoli!