Logo Salus & Green

Allerta mareggiate: nasce Marina, il semaforo che farà da sentinella

Il progetto “Marina” di Ca’ Foscari, finanziato dall’UE, sviluppa un innovativo sistema cloud per prevedere in tempo reale il rischio di inondazioni costiere da mareggiate. Combinando precisione fisica e rapidità di calcolo, fornirà a comuni e Protezione Civile previsioni probabilistiche affidabili, testandole su spiagge in Liguria e Veneto per migliorare la sicurezza dei litorali.

Prevedere con precisione quanto l’acqua del mare salirà durante una tempesta non è solo una sfida scientifica, ma una necessità vitale per la protezione delle nostre spiagge e delle infrastrutture che vi sorgono. Spesso, infatti, i sistemi attuali sono o troppo lenti per essere usati durante un’emergenza in corso, o troppo approssimativi per dare certezze. Per colmare questo vuoto, l’Università Ca’ Foscari di Venezia ha lanciato il progetto Marina, un sistema innovativo che promette di trasformare la ricerca scientifica in un’arma di difesa concreta per i territori costieri.
Il progetto ha ottenuto un finanziamento di 150mila euro, un prestigioso riconoscimento europeo destinato a trasformare le intuizioni dei ricercatori in applicazioni pratiche. A guidare il team è Alessio Rovere, docente di Geografia fisica e Geomorfologia, che da anni studia come i cambiamenti climatici e i livelli del mare influenzino il profilo delle nostre coste.

Il problema: quando l'onda supera la soglia

Il cuore della questione è un fenomeno tecnico chiamato runup: la risalita dell’onda sulla spiaggia o sulle strutture costiere. Quando c’è una mareggiata, il livello dell’acqua non sale solo per la marea o per la spinta del vento, ma proprio per questo moto ondoso che “scala” la costa, rischiando di inondare abitazioni, hotel e strade. Prevedere fin dove arriverà quest’acqua è complesso: i modelli fisici più precisi richiedono calcoli lunghissimi, impossibili da eseguire in tempo reale, mentre quelli più veloci sacrificano spesso l’accuratezza, lasciando amministratori e protezione civile nel dubbio.

L’idea: un sistema ibrido, veloce e preciso. Test in Liguria e Veneto

Il sistema che il gruppo di Ca’ Foscari sta mettendo a punto vuole superare questo ostacolo usando un approccio “ibrido”. Il software combinerà la potenza di calcolo di modelli fisici dettagliati — usati per creare una sorta di “memoria” dell’inondazione — con la velocità di modelli matematici semplificati. Il risultato sarà un sistema basato su tecnologia cloud, capace di fornire una previsione probabilistica: non una semplice risposta “sì o no”, ma un’indicazione utile per capire quanto sia probabile il superamento di una soglia di pericolo.
“Con Marina vogliamo trasformare una linea di ricerca nata per studiare il passato remoto del nostro pianeta in uno strumento utile per gestire il rischio di oggi”, spiega il professor Rovere. Il progetto, infatti, poggia le basi su studi precedenti dedicati ai livelli marini millenari, ora tradotti in un software moderno e scalabile.
Nei prossimi 18 mesi, il team passerà dalla teoria alla pratica. Il prototipo sarà testato su due litorali italiani con caratteristiche molto diverse tra loro: una spiaggia in Liguria, tipica del panorama tirrenico, e una in Veneto, rappresentativa delle coste adriatiche. Questo confronto permetterà di validare il sistema in contesti ambientali differenti, rendendolo pronto all’uso operativo.
Ma non si tratterà solo di scrivere righe di codice. Marina integra un percorso di design pensato per gli utenti finali: comuni, protezione civile e gestori delle spiagge. Attraverso incontri di progettazione partecipata, i ricercatori capiranno quale formato di informazione sia più intuitivo: una mappa dettagliata, un dato numerico o, magari, un semplice sistema a “semaforo” che indichi visivamente il livello di rischio.

Verso il futuro: protezione o impresa?

Il progetto non punta solo a creare un software, ma anche a definire come questo possa arrivare sul mercato. Grazie alla collaborazione con esperti di gestione aziendale dell’ateneo veneziano e con l’ufficio dedicato al trasferimento tecnologico, il team valuterà il miglior percorso da seguire: concedere la tecnologia in licenza o, forse, creare una nuova impresa, uno spin-off capace di portare queste soluzioni in tutto il mondo.
Alla fine del percorso, l’obiettivo è chiaro: fornire agli enti locali uno strumento che sia “più trasparente” nel comunicare quanto il rischio sia certo o incerto, permettendo così decisioni più rapide e informate. In un’epoca segnata da eventi meteorologici sempre più estremi, Marina si propone come un nuovo presidio tecnologico per vivere la costa con maggiore consapevolezza e sicurezza.

Autore:

Iscriviti a GREEN&SALUS e non perderti nessun aggiornamento, ti invieremo 1 volta a settimana i nuovi articoli!