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Altinvm torna a vivere nelle foto di Carletto e Storti

In mostra alla Scala del Contarini del Bovolo, fino al 26 marzo, il progetto nato per far conoscere al grande pubblico il sito archeologico ancora oggi poco noto

 Scenografiche e evocative, costruiscono un ponte tra ciò che è antico e parlano al presente del Patrimonio storico di Altino. Sono le 28 fotografie di Carla Carletto e Franco Storti, presentate nella mostra fotograficaAltinvm – Tra Passato e Futuro”, allestita fino al 26 marzo alla Scala Contarini del Bovolo a Venezia, che mettono in dialogo fotografia, archeologia e danza. L’esposizione, dopo una prima mostra tenutasi al Museo Archeologico Nazionale di Altino nel 2020, propone una serie di immagini in bianco e nero ambientate nell’area archeologica di Altino, con uno sguardo che mette in relazione memoria storica e contemporaneità. Il progetto, frutto di un lavoro a quattro mani realizzato dai due fotografi, era nato per far conoscere al grande pubblico il sito archeologico ancora oggi poco noto, raccontandolo in un modo diverso dal solito, secondo una pura interpretazione artistica del luogo, invitando così le persone ad andare a visitare il museo. Le immagini, infatti, affiancano elementi storici a presenze umane e gesti coreografici, costruendo un percorso che mette in relazione passato, presente e futuro. Lontana da una lettura esclusivamente documentaria, la mostra offre una visione onirica e poetica dell’antica Altinum ed è realizzata grazie all’autorizzazione del Ministero della Cultura (MIC) – Parco archeologico di Altino, Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna, e al contributo della Città di Venezia, con l’adesione della Municipalità di Venezia, Murano e Burano. Attraverso immagini evocative e surreali, in cui la potenza del tempo si intreccia con la forza dell’immaginazione, la mostra esplora i misteri dell’antica Altino.

L’interpretazione fantastica di Altino

Nelle fotografie le statue sembrano animarsi e prendere vita tra mosaici e reperti evocando presenze misteriose, mentre figure simboliche e presenze contemporanee contribuiscono a restituire l’idea di un passato che riaffiora nel presente e accompagna il visitatore verso il futuro. Carla Carletto, privilegiando un linguaggio visivo diretto e riflessivo, si pone l’obiettivo di far riflettere il pubblico contemporaneo sulla grandezza passata dell’antica Altino. Diplomatasi presso l’Istituto Statale d’Arte “Pietro Selvatico” di Padova, Carletto ha da sempre coltivato la fotografia come mezzo espressivo e come strumento di indagine sociale. Fin dai primi passi della sua pratica artistica ha abbracciato la fotografia non solo come arte, ma anche come strumento di osservazione critica della quotidianità. Per parlare di Altino, si è allontanata dalla fotografia realistica per avvicinarsi invece ad una modalità più simbolista. Franco Storti, invece, appassionato di archeologia, si occupa prevalentemente di fotografia pubblicitaria e di documentazione, collaborando con Musei e Soprintendenze archeologiche. Nelle sue foto evidenzia la necessità di riallacciare i legami col passato per proiettarsi nel futuro. Da queste due sensibilità emerge un’interpretazione fantastica dell’area archeologica dell’antica Altinum in cui un viandante in toga, ispirato all’antica Roma, con un bastone mostra ai visitatori i reperti archeologici dell’area, fungendo da guida per indicare ai moderni la strada del futuro e stabilendo un continuum ideale nel tempo. Delle ballerine poi, creature contemporanee, danzano sugli antichi reperti generando un paradosso capace di rimescolare presente e passato. Così facendo, questo accostamento studiato, apparentemente incongruo, induce lo spettatore a pensare Altinum come a un teatro.

La fotografia come mezzo di sintesi

La fotografia diviene quindi il mezzo di sintesi tra il contesto archeologico, che fornisce il quadro storico entro cui si sviluppa il racconto, e le comparse, strumento espressivo per dare movimento e vita alla storia. «Il nostro progetto fotografico propone un’interpretazione delle aree archeologiche dell’antica Altinum che va oltre la semplice riproduzione dei luoghi e dei reperti. Abbiamo deciso di inserire nei contesti archeologici personaggi del passato e del presente contaminando le scene sempre con il massimo rispetto, con la presenza di un corpo di ballo diretto da Alexandra Foffano e di altri protagonisti. – Il risultato è una serie di scatti in cui le arti della danza e della fotografia si fondono con l’archeologia per esaltare, ancora una volta, la bellezza. – spiegano i fotografi – In questa esposizione fotografica abbiamo voluto proporre un viaggio tra sogno e realtà, cercando di costruire un ponte invisibile tra ciò che è stato e ciò che ancora vive, tra gli antichi e i contemporanei. Altinum non è solo un luogo archeologico, ma una presenza che continua a pulsare sotto la superficie, invitando chi lo visita ad ascoltare i sussurri del passato».

Un percorso metaforico

Fotografare solamente i reperti sarebbe risultato freddo e statico. Accostarli invece alle persone ha resto tutto più teatrale e ha aiutato a immaginare come il luogo si presentava un tempo: strade percorse da viaggiatori, voci nel mercato, il rumore dei passi sulle pietre, la vita quotidiana di una città romana. Un luogo che continua a parlare della sua storia attraverso le tracce, tra reperti le rovine. Le immagini realizzate e proposte dai due artisti generano allora visioni oniriche che creano un percorso metaforico, volto a evidenziare l’importanza storica, culturale e sociale rappresentata dalla presenza dell’antica città di Altinum. La maschera di una statua ad un certo punto si riconosce e prende vita, mentre in un trittico compare la lotta degli spiriti tra il bene e il male. Sui reperti antichi viene inscenata anche la metamorfosi ancestrale dei corpi, mentre la modernità è rappresentata da persone che, ad esempio, si scattano un selfie davanti ad un reperto, permettendo ai visitatori della mostra di identificarsi con loro. Emblematica è infine la foto di un bambino in piedi su un capitello corinzio. Questo si volta verso l’osservatore invitandolo a guardare indietro nel tempo prima di proseguire il cammino, per sottolineare che il futuro nasce proprio dalla memoria.

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