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Apnee ostruttive del sonno: i fattori di rischio e come curarle

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di Luca Barbacane, medico di famiglia Martellago

Non molto tempo fa, proprio all’inizio di quest’anno abbiamo parlato della Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno (OSAS, dall’inglese: Obstructive Sleep Apnea Syndrome): episodi ripetuti, mentre si dorme, di ostruzione parziale o completa delle prime vie aeree, associati alla riduzione o interruzione del flusso di aria ai nostri polmoni. La conseguenza? Una diminuzione più o meno grave di ossigeno nel sangue (desaturazione).

Dopo aver capito come stabilire la diagnosi, ci eravamo lasciati con la promessa di definire i fattori di rischio di questa patologia. La causa delle apnee ostruttive è il restringimento delle vie aeree durante il sonno, causato in parte dalla riduzione degli oltre 20 muscoli faringei che normalmente le mantengono accessibili mentre si dorme, e in parte dall’eccesso di tessuto adiposo accumulato. Quindi, innanzitutto, occhio a chi è in sovrappeso, se non già obeso.

Immagine di yanalya su Magnific
Le anomalie di naso e faringe e le apnee ostruttive del sonno

L’altro fattore di rischio principale sono le anomalie nasofaringee che riducono il calibro delle vie respiratorie superiori, quali tonsille e adenoidi più grandi, specie nell’età pediatrica, le deviazioni del setto nasale e l’ipertrofia dei turbinati, le strutture ossee nelle fosse nasali. Altre condizioni predisponenti, benché meno frequenti sono: un collo corto, l’ipotiroidismo e l’acromegalia, una rara malattia cronica, l’eccesso di fumo, l’utilizzo di sedativi e soprattutto il consumo elevato di alcool!

Codesta seria patologia – la presenza di OSAS aumenta il rischio per patologie cardiovascolari e sembra associata a un aumento dei casi di ictus e morte improvvisa – interessa il 5% della popolazione. Come dire: una persona su 20, ovvero poco più di un milione di italiani, con una prevalenza doppia nei maschi rispetto alle femmine. Sopra i 60 anni di età è stato calcolato esserne affetto l’11% delle persone, mica poco! Eppure è ampiamente sottovalutata: pare infatti non sia individuata nel 93% delle donne e nell’82% degli uomini con sindrome moderata-grave.

Immagine generata da IA Gemini di Google
Quando si dorme male per le apnee aumenta la sonnolenza diurna

La sonnolenza durante il giorno, dovuta a un peggioramento della qualità del riposo, è il sintomo più frequente dell’OSAS e può ridurre le prestazioni dei pazienti, fino a provocare veri e propri colpi di sonno. Il grado di sonnolenza, però, può essere determinato in modo oggettivo utilizzando appositi questionari standardizzati, che ciascuno di noi può fare da sé, come ad esempio le 8 domande dell’Epworth Sleepiness Scale (la Scala di Sonnolenza di Epworth).

Il questionario serve a capire la probabilità di appisolarsi o addormentarsi in alcune situazioni: mentre si legge, si guarda la TV o si assiste a uno spettacolo, se si sta in auto a lungo o anche solo per pochi minuti fermi nel traffico, sdraiati per un riposo, mentre si parla con qualcuno o dopo pranzo. La scala va da zero, “non mi appisolo o addormento mai”, a 3: il punteggio totale di 10 o più non fa diagnosi di OSAS, ma è indicativo per indirizzare il paziente alla polisonnografia. Ma come si può curare questa patologia? Il primo gradino della terapia è dimagrire: ridurre il peso anche solo del 10%, infatti, può migliorare in maniera clinicamente significativa l’indice di apnea-ipopnea (AHI).

Immagine generata da IA Gemini di Google
La giusta posizione per dormire in contrasto alle apnee

Anche la posizione del corpo influenza l’insorgere del problema: alcuni pazienti trovano beneficio cominciando a dormire in posizione laterale invece che supina. L’igiene del sonno, poi, cioè i comportamenti che favoriscono il riposo notturno, migliora la sindrome respiratoria. Quindi, prima di andare a dormire, meglio non bere alcol, non prendere sedativi – che riducono il tono muscolare delle prime vie aeree e prolungano l’apnea ritardando il risveglio – non fumare e coricarsi ed alzarsi in orari quanto più possibile costanti.

In caso di OSAS la principale terapia non è farmacologica, ma l’uso di un apparecchio che consente la ventilazione meccanica, chiamato CPAP (acronimo di Continuous Positive Airway Pressure), che, insufflando nel naso aria a pressione positiva costante, consente di mantenere aperte le vie aeree superiori vincendo le resistenze che sono all’origine delle apnee notturne. Molti studi clinici hanno evidenziato come la CPAP riduca significativamente la sonnolenza diurna e migliori la qualità della vita. L’effetto è piuttosto rapido: già dopo i primi giorni i pazienti ottengono buoni benefici. L’uso dell’apparecchio è indicato con indice AHI uguale o superiore a 20 o con un indice di disturbi respiratori (RDI) uguale o superiore a 30, ma anche con indici AHI e RDI più bassi in caso di concomitanti patologie cardiovascolari. In altre situazioni, invece, è sufficiente una sorveglianza nel tempo con monitoraggi periodici polisonnografici.

Quando serve il trattamento chirurgico per le apnee del sonno

C’è poi anche un trattamento chirurgico per queste apnee: generalmente indicata dal chirurgo maxillo facciale o dall’otorino, la sala operatoria si apre per i pazienti di OSAS a cui si possano correggere i difetti anatomici o le anomalie ostruttive delle vie aeree superiori. Gli interventi più frequenti, dunque, sono a carico del naso e dell’ugola e, in particolare nei bambini, delle tonsille. Prima di salutarvi un ammonimento: questa sindrome è una cosa seria!

Dato che può provocare una forte sonnolenza diurna, il Ministero della Salute ha detto chiaramente che la patente non può essere rilasciata o rinnovata a chi ne risente. Anche il medico che fa le visite per l’idoneità alla guida deve stare attento e, in presenza di sintomi che possano far pensare a una OSAS, deve fare i necessari accertamenti specialistici. Ma servono soprattutto quel senso civico e quella prudenza che ci auguriamo appartengano ai nostri lettori: l’OSAS non va trascurata perché espone le persone affette, e non solo loro, a possibili pesanti conseguenze, tra cui restare vittime o provocare pericolosissimi incidenti stradali.

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