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Architettura e natura: le verticalità pittoriche di Trecchi

Il ristorante di Alessandro Borghese diventa spazio espositivo per appagare, oltre al gusto, anche la vista

Elogiano le verticalità del paesaggio urbano e la necessità di attorniarsi di elementi naturali. Di questo parlano le opere di Walter Trecchi, esposte fino a fine settembre al ristorante dello chef Alessandro Borghese “Il lusso della semplicità” a Ca’ Vendramin Calergi a Venezia, i cui spazi tornano ad essere galleria di arte contemporanea. Sono ventidue le opere disposte nelle cinque sale del ristorante per assicurare agli ospiti un appagamento sia del gusto che della vista. Il progetto espositivo, intitolato Natura Urbana #2”, curato da Mc2gallery con il supporto di CrisContini Gallery e organizzato in collaborazione con Tabor Group, è una sintesi circa gli anni di lavoro dell’artista. Walter Trecchi, classe 1964, ha iniziato a sperimentare la tecnica della pittura ad olio nei primi anni 2000, partendo col dipingere i cantieri di Milano, passando per i grandi palazzi della città e arrivando infine ad esprimersi e far suoi i temi attuali sulla natura. Per lui l’arte è sempre stata di casa: <Mio padre dipingeva e fin da piccolo mi ha positivamente influenzato. – racconta l’artista – Inizialmente sono partito come disegnatore nell’ambito della moda e poi verso la fine degli anni ’90 ho iniziato a dedicarmi alla pittura. Il mio lavoro si concentra sul rapporto tra l’uomo e l’ambiente> dice, spiegando che i suoi dipinti sono tutti realizzati partendo da una base in stucco, colla e gesso su cui poi va a dipingere.

Pittura d’architettura

Esporre le opere nel ristorante di Borghese per lui è un’occasione unica, soprattutto perché possibile durante il periodo della Biennale Architettura. I lavori di Trecchi infatti sono intrinsecamente legati ai temi dell’architettura, lanciando il messaggio che questa non possa prescindere dal dato naturale per permettere all’uomo, mai direttamente rappresentato, di vivere una vita più sana e rilassata. Trecchi ha iniziato a dipingere partendo col raccontare esclusivamente aree dismesse, per poi passare a rappresentare le costruzioni della città sospese in scenari quasi apocalittici, impostando vertiginose visioniprospettiche con lunghe vie di fuga. La tematica urbana è poi progredita nel tempo fino a concentrarsi sul rapporto con la natura. Nel recente progetto “Naturae” presenta infatti opere in cui gli alberi sostituiscono gli edifici disegnando una nuova urbanistica: <Il mio rapporto con la natura è iniziato piano piano fino ad arrivare a rappresentarla sempre>.

Parallelismi verticali

Nelle sue “Archi-nature” mette insieme la verticalità degli spazi architettonici con quella dei maestosi alberi, riuscendo a trovare un parallelismo tra due realtà così differenti, mettendole costantemente in dialogo nelle sue opere con sapienti tocchi di luce e ombra: <Da tempo ormai mi interessa il connubio tra l’architettura dei palazzi, la parte più urbana delle città, e la natura>. Nei dipinti esposti paesaggio urbano e natura sono presentati distintamente, quasi a sottolineare la necessità di un dialogo tra questi due mondi. Diverso invece nelle opere esposte al ristorante di Borghese a Milano, dove i due aspetti sono arrivati a coesistere. <Il territorio è stato molto sfruttato, da tempo si percepisce la volontà di un ritorno verso la natura nelle città che cercano di inverdirsi. Dobbiamo tornare nelle metropoli ad una dimensione più vivibile e naturale. – e aggiunge – Per me raccontare la città è una sorta di catarsi, è amore e paura insieme. Il mio lavoro infatti è specchio del mio sentire che è rivolto più alla natura>. Insieme ai dipinti di Trecchi, negli spazi interni ed esterni del ristorante, anche una serie di sculture dell’artista emiliano Michelangelo Galliani. Tra le opere compaiono teschi in onice e marmo nero di Marquinia che, montati su superfici specchianti in acciaio inossidabile, dove un ramo di vite incastonato è simbolo di rinascita, vogliono riflettere sul senso della vita e della morte. Tra queste anche un braccio in marmo di Carrara che stringe un cuore, che come un ex voto riprende temi cristiani. Un’opera che si interroga su fede e grazia.

Mangiare con arte

Offrire ai clienti l’opportunità di godere della presenza dell’arte mentre mangiano è un aspetto molto importante per Alessandro Borghese: <Qui a Venezia, ma soprattutto a Milano, lavoriamo con l’arte. I ristoranti sono come gallerie permanenti. – spiega Borghese – Ci piace promuovere il talento in generale. In una città d’arte come Venezia poi è un matrimonio perfetto>. Lo chef è un amante dell’arte: <Colleziono arte insieme a mia moglie personalmente e nei ristoranti. L’arte apre la mente, illumina, fa venire idee e appassiona. – e conclude – È piacevole bere un bicchiere di vino, mangiare una buona cacio e pepe e fare una conversazione davanti a qualcosa di bello>.

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