

Un banale guasto meccanico si è trasformato nell’occasione per riscoprire un capolavoro. A causa di un inceppamento nel sistema di movimentazione della pala d’altare nella chiesa di San Salvador, la Trasfigurazione di Tiziano ha riportato una lieve lacerazione che ha reso necessario un intervento d’urgenza. Il dipinto, rimosso dalla sua sede e trasferito in un laboratorio temporaneo allestito in sacrestia, è ora al centro di un meticoloso restauro strutturale ed estetico. Oltre alla riparazione del danno, l’intervento – finanziato da Save Venice – mira a rinnovare l’ingegnoso meccanismo della “doppia pala” e a restituire alla tela i contrasti cromatici e la luce vibrante tipici dell’ultimo periodo del maestro cadorino. I lavori si concluderanno entro il 31 ottobre.

L’attuale cantiere di restauro della Trasfigurazione di Tiziano, è stato originato da un cedimento tecnico del sistema di movimentazione. Durante le operazioni di scorrimento della tela, un gancio metallico della struttura di supporto si è spostato dalla sua sede naturale, provocando un inceppamento che ha causato una lacerazione di circa 2-3 centimetri sul tessuto pittorico. «Un danno imprevisto, inaspettato, anche se praticamente inevitabile perché dovuto all’usura, al tempo e alla complessità della macchina», ha spiegato don Gianmatteo Caputo, delegato diocesano per i beni culturali durante la presentazione dell’intervento di restauro, mercoledì 22 aprile. L’incidente ha reso impossibile la movimentazione dell’opera, che è rimasta bloccata, imponendo un intervento di emergenza coordinato con la Soprintendenza. La tela è stata rimossa dalla sua collocazione originaria dalla ditta Alfier e trasferita nella sacrestia della chiesa, adattata a laboratorio temporaneo. Qui, le restauratrici Valentina Piovan e Carlotta Dal Santo, hanno eseguito la messa in sicurezza del lembo danneggiato. L’operazione iniziale ha previsto la ricucitura dei fili lacerati, interessando sia la tela originale del XVI secolo che gli strati di rifodero applicati durante i precedenti restauri, al fine di ripristinare la continuità strutturale del supporto tessile prima di procedere alle fasi estetiche.

L’opera di Tiziano, databile intorno al 1560, non è una pala d’altare statica, ma il componente fondamentale di un complesso apparato liturgico tipicamente veneziano definito sistema della doppia pala. Questo meccanismo prevede la coesistenza di una pala festiva (in questo caso la pala d’argento del XIV secolo) e una pala feriale (la tela di Tiziano), la quale funge da copertura mobile. Esso rappresenta «l’ultimo esempio ancora funzionante di un sistema liturgico che è tipico della città di Venezia e che prevedeva lo svelamento della pala preziosa solo in particolari giorni di festa», ha illustrato lo storico dell’arte della Soprintendenza, Denis Valente. Inizialmente, il sistema originale medievale prevedeva una pala ribaltabile, ma nel Cinquecento l’altare fu modificato in stile rinascimentale, introducendo un meccanismo di scorrimento verticale che permette alla tela di salire e scendere. Tale struttura dinamica, pur essendo una testimonianza storica unica, sottopone il dipinto a costanti sollecitazioni meccaniche e vibrazioni che, nel corso dei secoli, hanno accelerato il degrado dei bordi e della pellicola pittorica. Il restauro attuale non mira solo alla riparazione del danno accidentale, ma alla completa revisione di questo sistema di presentazione, garantendo che la funzione liturgica e la conservazione del bene possano coesistere in sicurezza.

Oltre alla riparazione della lacerazione, l’analisi ravvicinata della tela ha rivelato criticità strutturali più profonde legate all’invecchiamento dei materiali e ad agenti biologici. I restauratori hanno riscontrato fenomeni di acidificazione dei tessuti e un’infestazione di insetti xilofagi (tarli) che hanno compromesso soprattutto il bordo inferiore del supporto. Per contrastare questi fenomeni, sono stati applicati trattamenti specifici: «Abbiamo usato per la disinfestazione un prodotto apposito con la permetrina sia per i tarli che per gli stessi insetti comuni», ha spiegato Valentina Piovan. Parallelamente, la fase di pulitura della superficie pittorica sta rimuovendo gli strati di vernice ossidata e pigmentata risalenti all’ultimo restauro del 1997. Questa operazione sta restituendo all’opera i forti contrasti chiaroscurali tipici dell’ultimo Tiziano, evidenziando una luce bianca e candida nelle vesti del Cristo che era precedentemente offuscata da una tonalità giallastra e uniforme. «La rimozione di queste vernici – ha spiegato la restauratrice – sta dando una nuova lettura all’opera con dei contrasti molto più vividi e interessanti». Questo recupero tonale permette di apprezzare meglio la tecnica dello sfaldamento delle forme caratteristica della maturità dell’artista, spesso criticata dai contemporanei ma fondamentale per la resa della Trasfigurazione come evento di luce pura.

Uno dei punti cardine del progetto di recupero riguarda la sostituzione del telaio ligneo, considerato ormai inadeguato per le esigenze dinamiche del meccanismo di sollevamento. Il precedente supporto, basato su un sistema a molle, non garantiva più una tensione elastica omogenea, risultando eccessivamente pesante e soggetto a deformazioni. Valentina Piovan ha spiegato la necessità tecnica del cambio: «Le molle funzionavano non per il tendere elastico della tela, ma semplicemente per una sua dilatazione». Al suo posto, il restauratore Matteo Grazioli sta realizzando una nuova struttura in alluminio, materiale scelto per la sua leggerezza e stabilità termica, che ridurrà lo sforzo del meccanismo di scorrimento. Insieme alla ditta Alfier, si sta riprogettando l’intero sistema di pulegge e rinvii per assicurare un movimento fluido che eviti nuovi urti o sfregamenti della tela contro le strutture marmoree dell’altare. L’obiettivo tecnico è quello di creare un sistema reversibile e sicuro, che permetta una manutenzione agevole negli anni a venire senza dover smontare l’intero apparato ogni volta che si riscontra un’anomalia nel movimento.

L’intero intervento, che comprende il restauro pittorico, la sostituzione del telaio e la revisione del meccanismo dell’altare, comporta un investimento complessivo di circa 100.000 euro. Poiché la parrocchia non disponeva di fondi sufficienti per un’emergenza di tale entità, il finanziamento è stato garantito dall’organizzazione Save Venice, che già aveva sostenuto il restauro precedente e da pochi giorni ha anche ultimato il restauro dei teleri di Tintoretto nella basilica di San Giorgio Maggiore (leggi qui). «Era naturale trovare i fondi per il restauro… Ringraziamo Arnold Bernstein, che è il grande finanziatore e subito ha risposto di sì», ha spiegato la direttrice Melissa Conn. Il cantiere segue una tempistica estremamente rigorosa: la deadline per il completamento dei lavori e la ricollocazione della tela sull’altare è stata fissata ufficialmente per il 31 ottobre, data in cui è prevista una cerimonia solenne di inaugurazione. «Dal punto di vista organizzativo deve essere pronta per quella data – ha confermato don Caputo – anche perché la inauguriamo con il cardinale Bagnasco».
C.I.D. s.r.l. Società a Socio Unico – Casa editrice del settimanale Gente Veneta – CF e PI 02341300271 – REA: VE – 211669 – Capitale Sociale 31.000 euro i.v. – Dorsoduro,1 – 30123 Venezia
Iscriviti a CRUX e non perderti nessun aggiornamento, ti invieremo 1 volta a settimana i nuovi articoli!