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Ca’ Foscari: monitoraggio sulle reti d’impresa da Venezia

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L’analisi 2025 di Venice School Of Management, InfoCamere e RetImpresa

«Il dato più rilevante è che i contratti di rete negli ultimi anni si stanno consolidando con l’obiettivo di aumentare la massa critica delle PMI, passando da scopi strategici a tattici, come l’acquisto di materie prime, mettendosi insieme per ridurre i costi», commenta così i dati 2025, elaborati dall’Osservatorio Nazionale sulle reti d’impresa, la Direttrice Scientifica e docente dell’Università di Venezia Ca’ Foscari Anna Cabigiosu. «Le reti di impresa nascevano per fare innovazione di prodotto – aggiunge – oggi questa si attesta al 17% mentre quella di processo è al 16% (dato nazionale 2025), in Veneto sono rispettivamente al 15 e 13%, evidenziando un trend di diminuzione di alleanze per ricerca e sviluppo, marketing e internazionalizzazione e di aumento per generare economie, partecipare a bandi o gare d’appalto».

Le reti insomma continuano a crescere anche nel 2025, con 10.361 contratti attivi, con un incremento sul 2024 di +7,6%, coinvolgendo circa 53 mila aziende (+5,2%). Il rapporto, curato dall’Osservatorio Nazionale sulle reti d’impresa, formato da InfoCamere, RetImpresa e Venice School of Management dell’Università Ca’ Foscari, è stato presentato a Napoli lo scorso 20 aprile, ha chiaramente evidenziato la tendenza a crescere di questa forma di collaborazione fra imprese avviata nel 2010. «Si tratta di un cambiamento rilevante nonostante sia un fenomeno che si diffonde con prudenza – spiega Cabigiosu – le reti, anche se hanno una durata a termine per contratto, dimostrano che non sono solo una moda, ma un mutamento consolidato che cresce anno su anno del 5-7%».

Un momento della presentazione del report a Napoli
I trend principali e la ricerca sulle reti d’impresa a cura della Venice School of Management

«Il nostro studio parte di due set di dati diversi: uno compone l’universo dei contratti di rete e l’altro le imprese che sono in rete – spiega la docente cafoscarina il 40% circa degli accordi sono settoriali, mentre nel resto dei casi aziende che appartengono a settori diversi uniscono le forze. A partire da questi dati forniti da InfoCamere e RetImpresa, noi ricercatori di Ca’ Foscari realizziamo una ricerca per sapere di cosa si occupano queste aggregazioni». Dalla survey 2025 è emerso che gli obiettivi principali delle reti sono stati legati a migliorare il potere contrattuale (37,6%), a condividere risorse (27,5%) e a partecipazione a bandi e appalti (25,8%), dimostrando che l’innovazione condivisa ha invece molti ambiti di crescita potenziale.

A livello di dimensione le reti restano di dimensioni contenute, con l’87,5% composto da aggregati inferiori alle 10 imprese, di cui oltre il 54,5% formato da micro-raggruppamenti di 2-3 aziende. Predominano le reti-contratto (86%) rispetto alle reti-soggetto (14%), privilegiando soluzioni organizzative leggere e flessibili. Il fenomeno è diffuso in tutta Italia, con il Veneto al terzo posto dietro a Lazio e Lombardia. In maggioranza le aggregazioni coinvolgono aziende che già si conoscono, quindi non sorprende che il 52% si trovi nella stessa provincia e che il 70,8% avvenga all’interno della stessa regione, nonostante sia aumentata la quota di accordi interregionali. I settori maggiormente coinvolti sono agroalimentare (21,3%), costruzioni (15,2%) e commercio (11,4%), nella nostra regione un ruolo importante è occupato dal turismo. «Per l’ultimo studio abbiamo poi coinvolto 178 realtà, ottenendo un campione rappresentativo dei settori coinvolti – aggiunge Cabigiosu – ma ricevendo risposta dalle realtà più strutturate con personalità giuridica, ovvero le reti soggetto, a discapito delle reti contratto».

Presentazione del report lo scorso 20 aprile
Fattori emergenti osservati da Venice School Management sulle reti d’impresa

«Dalla nostra ricerca emerge come le aziende considerino prioritari ambiti quali digitalizzazione, informatica, sostenibilità e marketing – spiega la Direttrice – ma trovano ancora difficoltà nel tradurre questi bisogni in formazione strutturata e modifica dei processi organizzativi. Proprio il tema delle competenze del personale emerge come ambito da potenziale, mettendo in evidenza un disallineamento fra domanda delle imprese e offerta del mondo del lavoro». Il rapporto propone a questo scopo la condivisione di personale specializzato e il ricorso a fondi che finanziano la formazione continua, oltre a usare strumenti di sgravio fiscale. I contratti di rete appaiono quindi come una valida opportunità per la crescita delle PMI, aumentandone la competitività, migliorando la capacità manageriale.

«La vicinanza della nostra sede con le aziende venete ci permette di ricevere una buona risposta alle ricerche, infatti è per noi la prima regione in termini di rispondenti – aggiunge l’accademica – il fatto stesso che siamo noi i titolari dei dati raccolti genera probabilmente un fattore di fiducia aggiuntivo. Studiamo il fenomeno dal 2018, cercando di aumentare la capacità di lettura e comprensione attraverso partnership in complementarietà di competenze, tra soggetti che hanno dataset e noi che abbiamo la capacità di analizzarli e approfondirli. La nostra ricerca sul campo è biennale e ci permette di osservare diversi casi studio di interesse, siamo uno degli osservatori più longevi a cui partecipa InfoCamere, questo grazie ai nostri ricercatori». Tra i risultati più interessanti rilevati, vi è la validazione di come questo tipo di accordi porti a migliorare le performance non solo in termini di risultato complessivo ma proprio riguardo la singola azienda.

La professoressa della Venice School of Managementdi Ca' Foscari, Anna Cabigiosu
Le reti di impresa in Veneto e Venezia: lo studio di Venice School of Management

«Noi crediamo molto all’importanza culturale della capacità di collaborare, il 98% del tessuto imprenditoriale italiano è formato da PMI, le sfide oggi sono molte e bisogna attrezzarsi di conseguenza – spiega Cabigiosu – dalla formazione all’introduzione dell’intelligenza artificiale anche nelle microimprese, ma conta un aspetto culturale determinante: gestire una collaborazione limitando la tensione competitiva». Sulle 48.589 imprese coinvolte in reti in Italia il Veneto spicca con 4.261 aziende, di cui la sola provincia di Venezia svetta con 910 organizzazioni coinvolte, anche se la provincia di Belluno figura come la più attiva con 186 imprese retiste ogni 10.000 ragioni sociali. In regione la reti sono attivate in prevalenza nei settori nel settore delle costruzioni (1.055), agroalimentare (764) e turistico (466).

Fra le esperienze più interessanti in questo senso, nell’ultima ricerca della Venice School of Management figurano “I love tourist”, che ha sviluppato Easy guide per i turisti che vogliono scoprire Venezia, “La grande bellezza italiana” che offre un’intera filiera di prodotti agroalimentari Italia che permette di arrivare al mercato della GDO, “Nestgroup” che si occupa di commercio e “Rete21” con un focus sulle energie rinnovabili in ambito edilizio. «In genere le reti nascono da relazioni pregresse tra aziende che si conoscono e condividono sfide – conclude la docente – si comprende il bisogno di istituzionalizzare questi rapporti fissando obiettivi chiari, anche solo per acquistare forniture con un peso specifico differente, riducendo i costi a monte della filiera. Non è un processo immediato, bisogna avere una visione strategica ma chi ha la giusta capacità, può diventare molto più attrattivo verso clienti grandi e importanti, sviluppare un brand e allargare la conoscenza dei propri prodotti».

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