

Casa Taliercio, “costola” di Casa Famiglia San Pio X alla Giudecca, struttura protetta che dal 1910 accoglie madri con i loro figli vittime di violenza e con situazioni complesse alle spalle, diventerà realtà entro il mese di giugno. Queste, almeno, le intenzioni del presidente dell’Istituto Casa Famiglia San Pio X, Roberto Scarpa, che spiega come l’unico tassello mancante al momento sia l’ok ufficiale da parte del Comune, dopo il quale il trasferimento potrà divenire realtà. Si tratta di una novità importante, alla luce di un numero in crescita delle emergenze, tra lockdown che non ha fatto altro che acuire le tensioni familiari, portando i rapporti già in crisi a deteriorarsi ulteriormente, e una campagna di sensibilizzazione a tutela delle donne che sembra dare i suoi frutti, aiutando a far comprendere loro come uno schiaffo o un abuso a livello psicologico non debbano mai essere giustificati. Troppo limitati gli spazi della struttura mestrina attualmente situata in via Aleardi, dove Casa Taliercio si trova ormai dal 2021. E così, non appena c’è stata l’occasione, è stato avviato un progetto destinato a trasferire un’importante realtà a Marghera, nell’ex convento dei Frati Minori di Sant’Antonio, da loro lasciato da qualche tempo a causa dell’impossibilità di garantirvi ancora la propria presenza. Il tutto grazie ad un comodato d’uso gratuito di 30 anni, concesso dai religiosi alla Diocesi veneziana, che a sua volta ha proceduto ad un subcomodato a favore dell’Istituto. «L’idea – comunica Scarpa – è quella di cominciare a vivere la Casa già in estate, per poi organizzare l’inaugurazione vera e propria a settembre. Stiamo facendo di tutto per rendere effettivo il trasferimento a giugno, in questi giorni intanto sono arrivati i mobili, stanno procedendo a montarli. Siamo ormai a buon punto, sono fiducioso. C’è una cosa importante da sottolineare: la struttura è già al completo». Il che significa che oltre alle madri con i loro figli al momento ospitate in via Aleardi, in occasione del passaggio nell’ex convento dei Frati Minori se ne aggiungeranno 3 di nuove.

A Marghera si riuscirà a raggiungere il massimo della capienza secondo la legge regionale, accogliendo 8 donne e un numero consistente di bimbi. In aggiunta va considerata l’ulteriore stanza, la nona, destinata all’operatrice della struttura, di notte sempre presente. «Saranno spazi molto più ampi di quelli attuali – riflette Scarpa – che permetteranno di accogliere più bambini insieme alla propria madre. Per i mobili, tante sono le persone da ringraziare. Realtà associative e privati che hanno desiderato darci una mano, sostenendoci. Decine e decine di collaboratori. Bella e preziosa è inoltre la sinergia avviata con il vicariato di Marghera». I nuovi spazi possono contare ora anche su un’ampia area verde trasformata in orto didattico e luogo in cui i piccoli ospiti si possono divertire all’aria aperta. Mentre tra gli interventi mancanti c’è l’installazione di un ascensore, la cui spesa potrà essere sostenuta da quanti vorranno contribuire. Se la comunità protetta di Casa Taliercio potrà muovere i primi passi a breve, è invece già stata avviata da qualche mese l’esperienza del cosiddetto Centro “Oltre le nuvole”, replicata a Marghera dopo il successo riscontrato alla Giudecca. Nel primo caso la collocazione effettiva avverrà nell’area dell’ex convento, con il secondo piano destinato alla zona notte e il primo alla zona giorno con cucina, sala da pranzo, uffici e spazio adibito al gioco dei bimbi; nel secondo le attività – grazie al sostegno di The Human Safety Net di Generali gratuite e aperte al territorio per il benessere delle famiglie e dei loro figli – si svolgono nella parte dove una volta erano presenti gli uffici.

«Il primo bilancio è molto buono – analizza Valentina Grasso, responsabile del Centro educativo “Oltre le nuvole” –. Inizialmente siamo partiti proponendo attività ludiche, finché ci siamo resi conto che il territorio esprimeva delle esigenze specifiche, rappresentate da genitori che all’inizio sostavano nei nostri spazi semplicemente in attesa che i loro figli terminassero di svolgere le proposte a loro riservate. Ad un certo punto abbiamo capito che per gli adulti, proprio quella sosta, era in realtà un’occasione di scambio, di confronto, di dialogo. Insomma, mamme e papà hanno condiviso con noi quelle che erano le loro fatiche genitoriali, i loro bisogni, tanto che abbiamo cominciato a creare delle occasioni specifiche. Proponendo, convertendo quelle già in essere, una serie di attività che consentissero un lavoro in termini di benessere relazionale e psicologico della famiglia». Il risultato? I genitori, ora, si recano al Centro anche per trovare supporto e costruire legami genitoriali. Da quando l’esperienza a Marghera è stata avviata, e cioè da marzo scorso, almeno una quarantina tra bambini e adulti hanno preso parte ai percorsi offerti in maniera continuativa. «Abbiamo a che fare con molti bimbi di seconda generazione, il cui percorso è contraddistinto da fatiche scolastiche o da disturbi in termini di neurosviluppo. La maggior parte sono dell’Est Europa, in modo particolare di nazionalità ucraina. Quando cito le fatiche genitoriali – continua Grasso – parlo soprattutto di una diffidenza che tende ad esserci verso i percorsi educativi, come quelli scolastici. Il mondo della scuola viene percepito come poco accogliente. Altre difficoltà possono verificarsi invece dal punto di vista della genitorialità condivisa, ossia in caso di coppie separate. In termini di difficoltà nella relazione con i propri figli abbiamo messo in campo metodologie legate ad esempio alla pedagogia dell’espressione, che si basa su alcuni canali espressivi: corpo, arte, fotografia, narrazioni. Strumenti che in qualche modo rendono il contatto più semplificato e che diventano linguaggi accessibili per chiunque. Anche per chi non ha un’ottima padronanza della lingua italiana».

Sul fronte dei più piccoli, invece, le criticità più ricorrenti sono relazionali, anche fra pari, o legate alla capacità effettiva di mantenere l’attenzione. «In questi primi mesi – continua Grasso – abbiamo affiancato bambine e bambini dai 18 mesi ai 3 anni, fino ai 10». Con l’arrivo dell’estate, ecco che anche le attività del Centro si adeguano alle necessità di questo periodo dell’anno, arrivando a proporre i centri estivi anche in questo caso gratuiti («gli unici in tutto il territorio comunale») e previsti nel mese di luglio – che hanno raggiunto in brevissimo tempo il numero massimo di iscrizioni. Dai 3 ai 5-6 anni, dalle 8 alle 16, proponendo un determinato filo conduttore di settimana in settimana, ma allo stesso tempo laboratori specifici in base alla giornata di riferimento. A settembre, poi, verrà dato il via al progetto Fami, che porterà le operatrici a rivolgersi ad una fascia d’età un po’ più grande, arrivando a coinvolgere i giovani della scuola primaria di primo grado. «Porteremo loro, a scuola, la nostra pedagogia dell’espressione, per creare dei percorsi che permettano una maggiore relazione e integrazione con i ragazzi arrivati in Italia da poco. I laboratori si svolgeranno in classe ma a loro volta, gli studenti, verranno in uscita didattica proprio al Centro».
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