

Ci sono al mondo diverse migliaia di centenari e pluricentenari. In Italia, secondo i dati dell’ISTAT, nel 2024 ne sono stati calcolati 23.548, oltre 2mila in più rispetto all’anno precedente, e sono per lo più donne: quasi l’83%. Nel mondo, invece, dicono le stime dell’ONU, sarebbero 722mila. La cosa curiosa è che ci sono alcune zone del pianeta in cui sono particolarmente concentrati, chiamate dagli studiosi le “blue zones”: sono per lo più delle isole e la cosa non è priva di significato. Si tratta di Okinawa in Giappone, Ikaria in Grecia, Nicoya in Costa Rica, Loma Linda in California e pure una regione italiana, la Sardegna, nella parte nord ovest, quella della Barbagia.
Inevitabile allora chiedersi quali siano le ragioni della longevità di queste popolazioni: sicuramente la genetica conta molto, nel senso che i centenari sembra siano ricchi di varianti genetiche protettive. Ma è importante anche l’epigenetica, cioè le modifiche che lo stile di vita e l’ambiente producono nel nostro genoma: a questo riguardo sono stati individuati fattori come la salubrità del clima, le abitudini di vita regolari, senza troppo stress, l’attività fisica quotidiana, il costante riferimento a una solida rete sociale, un buon sonno, ma anche una particolare alimentazione. Un fattore, la dieta, che sembra incidere per più del 40% del totale.

Scendendo nel dettaglio la caratteristica comune più importante è l’abitudine a consumare pasti frugali, insomma a mangiare poco. Anche le popolazioni che usano bere vino o addirittura fumare, bevono e fumano molto poco: i migliori risultati di salute appartengono agli Avventisti del settimo giorno della zona di Loma Linda (bel colle…) in California che, per motivi religiosi appunto, non bevono e non fumano.
I cibi consumati sono in prevalenza non processati, dunque non industriali, a chilometri zero, di produzione propria. C’è un largo consumo di frutta, verdura, legumi, cereali integrali e grassi vegetali come olio d’oliva, noci e semi. La carne, pur presente, è consumata in piccole quantità, il pesce è abbastanza presente. Il sale sempre poco.

In Barbagia: verdure autoprodotte, fagioli, fave, pane integrale, frutta; carne la domenica o in altre occasioni speciali, minestrone, molte patate, poco vino (Cannonau). Ma soprattutto 8 chilometri a piedi in media al giorno.
Nell’Isola di Ikaria: cereali integrali, molta frutta e verdura, fagioli, patate, olio d’oliva, latte di capra, poca carne e pesce; poco vino. A Nicoya in Costa Rica: riso e fagioli neri, frutta tropicale, soprattutto mango e papaya, molti vegetali, patate, anche dolci, e manioca, ma pure carne, formaggi e cibi autoprodotti, senza particolare restrizione calorica.
Andando a Loma Linda sono praticamente vegetariani o addirittura vegani; niente alcol, tabacco, caffè, solo cibo autoprodotto e tanta tanta attività fisica. A Okinawa, infine, mangiano particolarmente poco: cultura culinaria giapponese e cinese con piatti che combinano praticamente sempre vegetali e alimenti animali, molto tofu e cibi solo locali.

In conclusione: qualche suggerimento da questi dati osservazionali sarebbe bene accettarlo, anche perché sostanzialmente non sono indicazioni in contrasto con le analisi e gli studi scientifici. Ma per vivere a lungo bisogna anche essere ottimisti, combattivi e resilienti: andate a vedere la vita di Iris Apfel, influencer americana morta a 102 anni nel pieno della sua attività di modella e produttrice di moda. Davvero da non credere!
Un’ultima cosa, però, da tenere a mente: non dimentichiamoci mai che centenari si diventa… a quarant’anni!
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