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Cento disegni raccontano la storia dell’Università Iuav

In occasione del centenario dalla fondazione dell’università di architettura, 100 disegni iconici esposti in mostra ne raccontano la genesi e lo sviluppo. Tra i progetti quelli di Scarpa, Samonà e Trincanato

Dal primo disegno del 1926 che riprende Palazzo Ducale dal Bacino San Marco di Brenno del Giudice, architetto e prof. decorativo dell’Accademia con risonanze mitteleuropee secessioniste, passando per i progetti grafici di Carlo Scarpa, fino a quelli digitali degli ultimi docenti. Sono solo alcune delle chicche delle opere presenti nella mostra “100 disegni per 100 anni” realizzata dall’Università Iuav di Venezia in occasione delle iniziative per il Centenario della sua fondazione. L’esposizione promossa dall’Archivio Progetti Iuav, a cura di Gabriella Liva, Marzia Marandola, Gundula Rakowitz, con la collaborazione di Giulia Bersani, Giulia Conti, Alessandro Virgilio Mosetti e Davide Zaupa, allestita al Magazzino 6 a San Basilio (Dorsoduro 1827), resterà aperta al pubblico fino al 31 luglio (dal lunedì al venerdì, con orario continuato dalle ore 9.30 alle 19). La timeline della storia dello Iuav nella mostra è scandita nei disegni dei progetti di professori, allievi, architetti, urbanisti, designer, artisti del teatro, delle arti performative e studiosi delle diverse discipline che ne hanno segnato la crescita e i successi.
Elaborati grafici in gran parte provenienti dall’Archivio Progetti Iuav che documentano la pluralità delle sfaccettature disciplinari.

In quattro sale l’eterogeneo corpus grafico

La mostra si sviluppa in quattro sale, dove su grandi tavoli è esposto l’eterogeneo corpus grafico: schizzi, studi urbani, diagrammi, mappe interpretative, esercizi didattici e raffigurazioni sperimentali, ma anche semplici disegni e virtuosismi che mettono al centro il lavoro della Scuola di architettura a partire dal 1926 fino ad oggi, mostrando le trasformazioni della disciplina nel corso di un secolo, dove cambiano i linguaggi, i temi e gli strumenti. Si inizia dalla matita per approdare ai lavori in digitale, usato negli ultimi anni, dove la centralità del disegno rimane costante come strumento di indagine e di riflessione critica. La rassegna si apre con un bozzetto di Brenno Del Giudice per il manifesto della XV Biennale d’Arte di Venezia. Una serie di opere invece testimoniano i concorsi architettonici del primo dopoguerra, come la prospettiva proposta da Virgilio Vallot del ’43 per la nuova stazione veneziana di Santa Lucia.
Quelli esposti di fatto sono elaborati tecnici e tavole di progetto esecutive. Si passa dalle elaborazioni di idee con dettagli costruttivi agli schizzi e alle evasioni artistiche. Tra le opere in mostra spiccano infatti quelle di Luciano Semerani, in cui nel progetto per il Sacro Monte di Arona traspare la gioia e l’immaginario del professore triestino che si firmava come “architetto- pittore”. Come lui, e Venter Marini, tanti erano gli architetti-pittori.
In mostra non solo si palesano le diverse tecniche grafiche, ma anche i diversi supporti: legno, carta o lucido, che prendono vita attraverso inchiostri di china neri ma anche blu e rossi, acquerelli e matite, fino alla quarta sala dove si arriva alle tecniche digitali attuali che si caratterizzano per precisione e accuratezza nei dettagli.
Ogni sala racconta circa 25 anni della storia dell’architettura messa a segno dall’Università Iuav, e mentre i lavori si raccontano sui tavoli allestiti, sulle pareti attorno alle sale 24 pannelli verticali, ognuno con 5 anni dedicati alla storia dell’università, seguono la linea del tempo ricordando i rettori e i professori, i corsi di laurea, le sedi e gli iscritti: si pensi che da 20 corsisti del ’26 si arrivò ai 12 mila del 1992.

Gli anni della sperimentazione con Carlo Scarpa

C’è poi la tensione innovativa e sperimentale del secondo dopoguerra, quando lo IUAV – allora si chiamava così – si guadagnò il ruolo di laboratorio internazionale grazie soprattutto all’apporto di Carlo Scarpa, di cui in mostra è esposto un grande disegno degli anni ’70 sulle tombe di Asolo, realizzato sulla carta da pacchi, a dimostrazione di ciò che il noto architetto tratteggiava rapidamente in aula durante le sue spiegazioni agli studenti.
Molti disegni sono relativi poi agli adeguamenti delle architetture storiche delle sedi Iuav. Spicca il progetto per il nuovo ingresso della sede dei Tolentini, illustrato da un disegno del 1938 di Guido Cirilli, secondo direttore Iuav dal 1929 dopo Bordiga. Portale che in realtà venne poi costruito nel 1984 da Sergio Los su un progetto però di Carlo Scarpa. Daniele Calabi invece nel 1960 firma un disegno per la ristrutturazione del convento dei Tolentini come sede dell’Ateneo. L’adeguamento alla didattica degli spazi del Cotonificio Olcese è invece oggetto di disegni di Gino Valle e Giorgio Macola. «In mostra sono esposti 100 disegni che ripercorrono i primi cento anni di questo ateneo giovane. In gran parte sono originali, eccetto una ventina di riproduzioni necessarie per preservare i disegni più antichi o per riprodurre le opere realizzate con i nuovi media digitali . – ha spiegato Giovanni Marras, referente scientifico dell’Archivio progetti e professore di composizione architettonica. – Cento anni che partono dai disegni che arrivano dalla collezione dell’Archivio progetti costruito negli anni, che custodisce la memoria stratificata della Scuola di Architettura. Nello IUAV del secondo dopoguerra sono passati anche storici, filosofi, letterati, designer e grafici e questa complessità disciplinare, che ha caratterizzato la nascita della Scuola, si riflette nell’Università Iuav di oggi» ha detto, sottolineando che la mostra voluta dal rettore Benno Albrecht è stata costruita in dialogo proprio con la commissione scientifica dell’Archivio progetti. È questo infatti il punto d’origine dell’esposizione: «L’Archivio progetti riflette la complessità di quella che è stata ed è l’Università Iuav, costituito da oltre 100 fondi che raccontano le ricerche svolte da docenti, professionisti e architetti, attraverso disegni, testi, scritti e elaborazioni che nascono da istanze progettuali» ha detto Marras, spiegando che però alcuni disegni in mostra provengono anche da altri archivi e allievi illustri come Gellner, D’Olivo, Rosa Salva e Morassutti.

Negli anni di Samonà Venezia diventa caso studio

Seppur ogni disegno presente in mostra punti a rappresentare un autore diverso, alcuni autori quali Samonà e Trincanato ricorrono più spesso tra le teche. Samonà arrivò allo Iuav nel ’36 per insegnare disegno architettonico e rilievo dei monumenti e iniziò a rivolgere attenzione a Venezia come caso studio, intuendo che la città non è solo un’isola e ponendo attenzione anche alla gronda lagunare. Samonà fu direttore della Scuola di architettura dal 1948 fino 1971 e portò un cambiamento radicale: la scuola infatti, nata in seno all’Accademia di Belle Arti, vedeva per l’appunto un’impostazione accademica, mentre con il suo arrivo si rivolse per la prima volta alla città storica del presente. Ebbe così inizio un nuovo modo di concepire l’architettura e le discipline del progetto. Nel 1948 iniziarono anche ricerche sulla parte meno conosciuta della città. – sottolinea Marras – La Scuola infatti diventò nota in particolare per l’attenzione agli studi urbani. Samonà coinvolse docenti e studenti nella progettazione di nuove parti per l’espansione di Venezia in terraferma, con una chiara idea della idea città metropolitana. In mostra i disegni di Samonà ricorrono in particolare nei progetti di “Villaggio San Marco” di Mestre, che poi venne sviluppato intorno all’attuale Viale San Marco, dove già all’epoca era stata prevista la realizzazione della linea tramviaria, che vide la luce però molti anni dopo. Con lui lavorò Egle Renata Trincnanato, la prima donna laureata in architettura allo Iuav che venne scelta come assistente di Samonà e poi come docente nell’ambito dello stesso corso. Sotto teca è mostrato il suo menabò predisposto per il volume “Venezia Minore”. Centrale infatti nella mostra è lo sguardo e la ricerca sulla città lagunare, presa come modello urbano da sviluppare, che divenne caso studio e laboratorio vivo.

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