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Cicutto: «Alla Biennale difficoltà trasformate in opportunità»

Durante i suoi quattro anni di mandato l’avvio dei College di Arte e Architettura e del progetto per il nuovo Centro Internazionale di Ricerca per le Arti Contemporanee

Che lo si voglia o no, Roberto Cicutto è stato il Presidente della Biennale ai tempi del Covid e  nonostante le difficoltà ha fatto in modo che l’arte e la cultura potessero continuare ed esprimersi in autonomia. Ma non è solo per questa sfida per cui Cicutto verrà ricordato, ora che il suo mandato a marzo terminerà dopo quattro anni e passerà il testimone a Pietrangelo Buttafuoco. Quella di Cicutto è stata una Biennale capace di mantenere il contatto con le istituzioni locali e soprattutto aperta ai giovani. Durante la sua presidenza ha infatti incentivato la crescita dei progetti come Biennale College e le Attività Educational, ma anche la nascita di grandi cantieri come quello che nell’ex Magazzino del Ferro all’Arsenale darà vita al nuovo Centro Internazionale di Ricerca sulle Arti Contemporanee. Di tutto questo il presidente della Biennale ha parlato martedì 23 durante un incontro svoltosi all’Ateneo Veneto a Venezia, insieme alla presidente dell’Ateneo Antonella Magaraggia e alla responsabile dell’Asac Debora Rossi, facendo un bilancio di fine mandato.

L’attività dei College

La Biennale di Venezia già da anni svolge per i settori di Cinema, Danza, Musica e Teatro un’attività rivolta agli artisti di massimo 30-35 anni con curriculum interessanti a cui, a seguito di una call internazionale e dopo una selezione fatta dal direttore artistico, è data la possibilità di venire in città per svolgere attività pratiche sotto la guida di maestri e tutor internazionali e presentare poi i lavori migliori in mostra e sui palcoscenici internazionali. Nel 2022 l’attività di College, per volontà di Cicutto, è stata estesa anche alle Arti figurative e nel 2023 ad Architettura. «Sembrava una sfida troppo difficile da avviare non solo economicamente, ma anche per non sobbarcare i curatori di un ulteriore impegno. – spiega Cicutto – Abbiamo iniziato con Cecilia Alemani che ha avuto un anno in più per preparare la Biennale d’Arte, che tra l’altro è stata la più visitata di sempre con oltre 800 mila biglietti staccati».

Opportunità per i giovani

Il Covid ha forse spinto maggior curiosità nei giovani, così Cicutto ha pensato di trasformare alcune contingenze in opportunità: «Vogliamo aprire le porte ai giovani per cambiare i loro destini. Quella dei College è un’occasione unica per inserire giovani talenti artistici emergenti in un contesto internazionale in cui vengono messi in condizione di sperimentare le loro capacità come nessun’ altra istruzione culturale riesce a fare» ha sottolineato il presidente della Biennale. «Queste sono attività che si conoscono di meno ma per me sono le più importanti – sottolinea – Abbiamo inoltre visto che il dialogo tra studenti e curatori modifica il modo di pensare le mostre e i festival. Mi auguro queste attività continuino anche dopo di me». La spinta per continuare a far vivere la Biennale durante il Covid nell’anno in cui si è dovuta rimandare Biennale Architettura è arrivata da una battuta del sindaco Luigi Brugnaro: «Mi disse che se gli avessi lasciato i Giardini della Biennale vuoti con gli alberi che cadono e l’erba che cresce ci avrebbe messo le bancarelle. Così ci siamo inventati “Le Muse Inquiete”, la mostra che per la prima volta ha messo insieme i sei settori della Biennale in un racconto che andava di pari passo con la storia. – spiega il presidente – È così che abbiamo capito che l’Archivio Storico aveva possibilità straordinarie e potevamo farlo diventare un centro di ricerca internazionale, decidendo di trasferirlo dal Vega di Marghera all’Arsenale».

Spazio alla ricerca

Il nuovo Centro Internazionale di Ricerca sulle Arti Contemporanee sorgerà negli spazi del Magazzino del Ferro all’Arsenale nel 2026. La struttura – i cui lavori partiranno entro marzo – verrà riqualificata dal punto di vista funzionale, offrendo più postazioni a disposizione della ricerca per studiosi su modello delle Public library. Uno spazio poi totalmente destinato all’Archivio sarà dotato dei compattatori più evoluti, mentre un’altra parte sarà riservata a fototeca e videoteca. L’archivio non presenta solo documenti, carte e corrispondenze con gli artisti, ma anche rassegne stampa, collezioni di manifesti, bozzetti di scena e opere lasciate durante le prime Biennali dagli artisti. Un patrimonio complesso e ricchissimo che porterà la Biennale ad un impegno permanente, generando percorsi di ricerca finora inediti: «L’idea è di costruire attività attorno al patrimonio archivistico della Biennale» spiega Debora Rossi, responsabile organizzazione dell’Asac. Verranno ospitati anche archivi di terzi che da tempo erano alla ricerca di una nuova casa: nel 2026 ad esempio arriverà l’archivio di Luigi Nono, di cui ora si celebrano i 100 anni dalla nascita (leggi qui), insieme a quelli di Ronconi e Palazzo Grassi. Un grande progetto finanziato con i 170 milioni di euro dei fondi complementari al PNRR (PNRC). «Chi dice che la Biennale è egoista non è così, questi progetti sono un volano per tutta la città. I 170 milioni comprendono importanti ristrutturazioni anche ai Giardini, Lido e terraferma» conclude Cicutto, dicendo che all’Arsenale sorgeranno anche due teatri: uno da 500 posti negli ex locali mensa e uno più “boutique” per il teatro d’avanguardia che, nei periodi non di Festival, saranno a disposizione della città in modo polifunzionale.

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