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Convivenza possibile: le regole per proteggere il delfino veneziano

Il Museo di Storia Naturale ha spiegato come comportarsi per convivere con Nane. Mizzan: «Non diamogli un nome, è un animale selvatico da tutelare»

La parola d’ordine è “convivenza” tra gli animali selvatici e l’uomo. Sia che si tratti del lupo, nelle località montane, sia che si tratti del delfino che da ormai un anno è diventato di casa in bacino San Marco, a Venezia. Di questo messaggio si è fatto promotore il Museo di Storia Naturale di Venezia con l’organizzazione dell’incontro aperto alla cittadinanza, dal titolo “Il delfino in Laguna: una convivenza possibile. Osservazioni e codice di condotta per gli avvistamenti”, che si è svolto sabato 16 presso la sede del Museo veneziano. «Lo chiameremo “il nostro delfino“: non Mimmo, non Nane, perché è un animale selvatico e va trattato e rispettato in quanto tale. Non dargli un nome da umano è già un atto di consapevolezza in questo senso – ha iniziato Luca Mizzan, biologo marino e responsabile del Museo di Storia Naturale –. Abbiamo voluto questo incontro, in questo periodo, perché a breve inizierà la stagione diportistica e ci saranno molti più natanti tra i canali e in Laguna. È dunque importante che si diano delle indicazioni su come comportarsi con il delfino tursiope che ha deciso di stabilirsi nella nostra Laguna».

Tenere almeno 50 m di distanza: le regole base per la convivenza

Le regole sono intuitive ed è stato preparato anche un volantino che le elenca in modo semplice: mantenere la distanza di almeno 50 metri dall’animale, rispettare i limiti di velocità, non dare da mangiare al delfino, non cercare di attrarre l’attenzione del delfino con suoni particolari e, ovviamente, non toccarlo. Giovanni Bearzi presidente della Dolphin Biology and Conservation, ha sottolineato infatti che è facile che i delfini confidenti con l’uomo finiscano per rischiare di diventare pericolosi per gli altri e di avere comportamenti che ne possono causare la morte. Ecco allora che se si vuole permettere di vivere a questo animale selvatico, è necessario non cercare interazioni con esso.

I delfini un tempo erano una presenza fissa in laguna

Delle 94 specie conosciute di cetacei, nel mare Mediterraneo ne troviamo 14, mentre nell’Adriatico 7, che sono: capodoglio e balenottera comune, tursiope, stenella striata, grampo, zifio e delfino comune. Il capodoglio e la balenottera sono solo visitatori occasionali, il grampo e lo zifio si trovano principalmente nella parte meridionale dell’Adriatico, profonda fino a 1000 m. Il delfino comune, in passato, ha subìto un gran numero di abbattimenti, che ha portato alla sua quasi totale scomparsa dall’Adriatico. I delfini che vediamo comunemente e che attualmente sono presenti regolarmente in Adriatico sono i tursiopi, come nel caso del delfino di Venezia, e le stenelle. «Abbiamo perso il rapporto con la Laguna, che una volta avevano tutti gli abitanti di Venezia – ha continuato Mizzan –. E abbiamo dimenticato anche che i delfini, una volta, erano presenze fisse in Laguna». Nel 1894 E.F. Trois, nel suo libro sui cetacei dell’Adriatico, ne testimonia la presenza; anche Emilio Ninni, nel 1901, nel suo testo dal titolo “Sulla cattura dei cetacei nel Mediterraneo” dà proprio notizia della cattura di un tursiope a Chioggia. Sono inoltre presenti dei modi di dire, tipicamente veneziani, che sono legati alla presenza dei delfini in Laguna. Senza contare i moltissimi bassorilievi presenti in città, che li rappresentano.

Monitoraggi ogni settimana

Il delfino presente oggi a Venezia viene monitorato tutte le settimane grazie alla collaborazione della Protezione Civile, del Museo di Storia Naturale e del Cert (Cetaceans strandings Emergency Response Team). Sandro Mazzariol, responsabile del Cert e professore dell’Università di Padova, ha raccontato che nei 40 anni di attività del team di esperti, che si occupano di animali spiaggiati in difficoltà o morti, ha visto una progressiva diminuzione dello spiaggiamento, ma la comparsa sempre più frequente di malattie portate all’ecosistema marino dalla mancata gestione dei reflui degli scarichi urbani e da quelli agricoli. «Facciamo memoria della nostra vecchia convivenza con i delfini», ha concluso Mizzan tra le moltissime domande dei presenti, preoccupati e interessati a questo solitario abitante della Laguna.

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