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CORILA: appello per monitorare i gabbiani a Venezia

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Il centro di ricerca veneziano lancia un appello a residenti e city user

Nel pieno della stagione riproduttiva del gabbiano reale, con i primi pulcini nati ai primi di maggio, il CORILA, il consorzio per il coordinamento delle ricerche inerenti al sistema lagunare di Venezia, lancia un appello a tutti coloro che vivono e frequentano la città per monitorare la presenza di questi volatili fra i tetti delle case. «Il monitoraggio, svolto dal 2017, quest’anno verrà realizzato in una modalità diversa – spiega Francesca Coccon, ricercatrice senior e responsabile scientifica del progetto per il CORILA –  abbiamo deciso di chiedere una mano alla cittadinanza per colmare, seppur parzialmente, il gap di dati di quest’anno e per avvicinare le persone alla conoscenza di questa specie che ormai è stanziale in città e vive assieme a noi umani e continuerà a farlo anche in futuro, quindi è utile diffonderne l’etologia».

La campagna, intitolata “Osserva, conosci, rispetta: segnala un nido e contribuisci alla ricerca”, è la prima iniziativa di citizen science dedicata a questi volatili e punta a raccogliere dati sulle coppie riproduttive nel contesto urbano e i loro piccoli, proprio durante la stagione di schiusa delle uova che va da maggio alla fine di giugno, con strascichi fino a metà luglio. Si tratta dell’unico periodo in cui quindi le osservazioni e relative segnalazioni possono essere utili per il monitoraggio del CORILA. «La partecipazione è aperta a chi vive e frequenta il centro storico di Venezia, le isole e la terraferma – spiega la naturalista – è sufficiente indicare giorno, ora, posizione precisa del sito di nidificazione attivo e allegare fotografie delle coppie intente a covare le uova o a curare i propri pulli».

Pulli di gabbiano sui tetti di Venezia
Dal 2017 il monitoraggio CORILA dei gabbiani reali a Venezia

Il monitoraggio, promosso dal CORILA che prosegue da quasi una decina di anni, viene svolto con metodi e protocolli standard in modo da poter comparare la situazione della popolazione degli animali ogni due-tre anni circa, con l’ultima attività svolta nel 2024, con il supporto di Veritas S.p.a. e il patrocinio del Comune di Venezia. «I fondi non sono strutturali, quindi può capitare che la regolarità delle ricerche ne risenta – spiega Coccon – già nel 2021 ci eravamo concentrati nel solo mese di giugno grazie a disponibilità interne per investigare l’effetto della Pandemia da Covid-19 sulla presenza della specie in città. Ecco perché aspettare il 2027 per il prossimo supporto alla ricerca ci sembrava troppo in là per perdere di vista l’andamento della popolazione dei gabbiani reali e abbiamo deciso così di rivolgere un appello di aiuto al territorio».

In realtà l’avvio di questo programma di ricerca sui gabbiani ha un’origine ben diversa da quello che si potrebbe pensare di primo acchito; l’obiettivo inizialmente era infatti quello di valutare gli effetti del cambio della gestione della raccolta rifiuti in città, gestito proprio da Veritas. Fino al 2016 infatti i rifiuti venivano depositati dai cittadini e utenti della città fuori dalle proprie abitazioni e attività commerciali. «Se si sbagliava l’orario o si esponevano i sacchetti troppo presto o la sera prima – spiega la ricercatrice – nel lasso di tempo in cui il materiale restava all’esterno e l’operatore passava, questi si trasformavano in succulenti banchetti per gabbiani e topi, aumentandone il numero degli esemplari in città. Ecco perché si è deciso di monitorarli, anche per valutare il cambio di organizzazione del servizio rifiuti, oltre a studiare i principi dell’ecologia e comportamento della specie».

Gabbiano con piccolo sui tetti di Venezia
Perché studiare la presenza del gabbiano reale a Venezia?

«All’epoca pensavamo che fosse utile valutare l’impatto del cambio del servizio di raccolta rifiuti per comprenderne l’impatto diretto sulla popolazione della specie e sul comportamento – racconta Coccon –  è una specie sinantropica emblematica diffusa in tutte le città costiere, è autoctona, ma ha subito un cambio del proprio areale, passando dall’ambiente marino dove si cibavano principalmente di pesce, verso l’entroterra, prima sfruttando le discariche e, con la loro copertura, passando in città, dove oltre ad avere a disposizione rifiuti e avanzi di cibo, trovano ottimi siti di nidificazione». I tetti, essendo esenti da predatori, sono un habitat ideale, ecco quindi che il gabbiano è diventato emblema di resilienza, impossibile da rimuovere ma con cui bisogna imparare a convivere, nel rispetto reciproco. Certo sono un po’ rumorosi con i loro versi e lo zampettare e anche un po’ molesti negli atti di furto di cibo, ma i pericoli per l’uomo sono altri.

«Solo una creatura intelligente poteva adattarsi brillantemente a una situazione complessa come quella di un ambiente urbano, poi è un bell’animale – spiega la studiosa – nell’ultima ricerca abbiamo indagato la sua percezione: turisti e visitatori lo vedono come un simbolo che richiama mare e natura, i cittadini, invece, mostrano un atteggiamento più ostile ma non mancano i “fan” della specie; non è un caso che il fumetto A Venessia sia così di successo con protagonisti proprio questi uccelli». Come migliorare la convivenza? Il CORILA ha stilato un vademecum, che si può riassumere in: installare dissuasori meccanici sui tetti (su questo ci sono ricerche in corso per comprendere perché privilegino alcune sommità) ed evitare di lasciare resti di cibo in giro. Si tratta di animali territoriali e dobbiamo essere consapevoli che la loro tecnica di caccia in planata, sebbene possa spaventare, non ha noi come obiettivo bensì il cibo che teniamo imprudentemente in mano. Conoscere i punti in cui tali furti avvengono più frequentemente in città (anch’essi mappati da CORILA) consente di essere più consapevoli e attenti, riducendone drasticamente il successo, in modo che i gabbiani abbandonino man mano tale tecnica alimentare.

Il gabbiano John in un momento di riposo
Come partecipare alla ricerca del CORILA sul gabbiano reale a Venezia

Il gabbiano ormai sembra diventato un’icona della città, noto per il suo carattere esuberante e per qualche eccesso nel difendere la territorialità, dall’attacco a un povero falchetto nel cimitero di San Michele alle deiezioni sui droni che ne disturbano la quiete. Tanti di questi volatili colorano il cielo della città, fra cui uno dei più famosi è stato il gabbiano detto “John”, un esemplare senza una zampa, persa a causa di una lenza di plastica che ne aveva necrotizzata una delle due. «Era un habitué della zona di Campo dei Carmini, dove ha vissuto per parecchi anni fino a sparire nel nulla dal 2024», racconta l’esperta. Purtroppo, il rapporto e la vicinanza con l’uomo e con l’ambiente urbano sono talvolta problematici, con l’ingerimento di plastica o, qualche incivile e per fortuna raro caso di avvelenamento (ricordiamo che la specie è protetta ai sensi della Legge 157/92 sulla caccia).

«Il nostro obiettivo è coinvolgere il maggior numero di persone possibili nella campagna di citizen science segnalando la loro presenza e compilando il semplice form disponibile online fino al 30 giugno – conclude Coccon – richiede 1 o 2 minuti al massimo e vanno specificati: data di osservazione, posizione più precisa possibile, foto o video del nido, della coppia riproduttiva, degli esemplari più giovani o dei piccoli». Lo scopo alla fine della raccolta dati è quello di creare una mappa geolocalizzata della presenza del gabbiano in città per la stagione riproduttiva 2026. «Sono curiosa di sapere come andrà questa campagna, potrebbe essere un modo interessante per avvicinare di più i veneziani a questa specie e contemporaneamente un prezioso strumento di raccolta di informazioni».

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