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Da Sordi a Ferragni: una critica ironica sul sistema dell’arte

A Palazzetto Pisani l’artista Neo Pop Giuseppe Veneziano unisce arte e cronaca: «L’arte incomprensibile allontana il pubblico».

Una serie di opere e una performance dedicata ad Alberto Sordi diventano una critica non troppo velata, detta però con ironia, rivolta ai sistemi dell’arte contemporanea. Fino al 4 giugno a Palazzetto Pisani a Venezia ( con accesso da Fondamenta Narisi 3927) si tiene il terzo appuntamento della rassegna itinerante Pop Bites, ideata e curata da Giorgio Chinea Canale e promossa dal collezionista e mecenate Francesco Noto di FGN Consulting, che mette al centro la mostra personale di Giuseppe Veneziano, artista esponente del New Pop contemporaneo. Originario di Mazzarino (Caltanissetta) ma da tempo trasferitosi a Milano, Veneziano, classe 1971, con la sua arte affronta e trae ispirazione da temi e fatti di cronaca attuali, dando un’immagine disincantata della società odierna. Le sue tele, in cui unisce fiction e realtà, sono popolate da personalità storiche e celebrità del presente, ma anche icone del cinema e personaggi dei fumetti e dei cartoni animati. Dieci sono le opere esposte in mostra, per la maggior parte dedicate al cibo, presentate durante la serata di giovedì 28 insieme alla performance ispirata alla celebre scena dedicata alla Biennale nell’episodio “Le vacanze intelligenti” con Alberto Sordi, inserito nel film “Dove vai in vacanza?”  del 1978, dove Augusta (Anna Longhi), moglie di Remo (Sordi), sfinita dal tour in Biennale, sedutasi su una sedia, viene scambiata dai critici d’arte per un’installazione vivente.

Riflettere sull’arte: il ricordo di Alberto Sordi alla Biennale

Partendo da questa scena iconica del cinema, che nei giorni di apertura della Biennale è rimbalzata su tutti i social, l’artista ha ideato la performance dal titolo “Sedia con corpo adagiato”. «Vedi quel corpo? Sembra una sfera che prima sprofonda verso il basso e poi si innalza piano piano come sospinta dal vento che muove la palma»: il sottotitolo della performance riprende la citazione del film detta dai presunti esperti. La scena replicata nella performance in questo caso è diventata una vera opera d’arte, dove un’attrice è stata seduta su una sedia immobile, per quasi tre ore, ad impersonare Augusta. Il senso però vuole essere una riflessione ironica e di denuncia sul rapporto tra pubblico, opera e sistema dell’arte: «La mia vuole essere una critica ad un certo tipo di arte ancora oggi protagonista alla Biennale d’Arte. Vedendo lo spezzone del film mi sono accorto che dopo 50 anni le opere sono sempre spesso incomprensibili e banali e mettono in difficoltà lo spettatore facendolo sentire a disagio. – ha detto Veneziano – Per me un paio di occhiali rotti in realtà restano un paio di occhiali rotti». Il lavoro di Veneziani, ripercorrendo il film di cui Sordi fu anche regista, riporta al centro le stesse domande sul senso e il valore dell’arte, sul ruolo della critica e sul rapporto tra opera e spettatore. Oggi più che mai, viste le recenti dimissioni della Giuria della Biennale e della decisione di demandare al pubblico l’assegnazione dei Leoni. Veneziano sembra così prevedere una stagione in cui il sistema dell’arte sembra interrogarsi nuovamente sulla propria accessibilità, sui propri linguaggi e sulla necessità di ritrovare un dialogo diretto con il pubblico. Durante la serata inaugurale è stato inoltre presentato anche il “Risotto alla Veneziano”, ideato dal curatore della mostra, che è anche chef, ispirandosi alle creazioni dell’artista: «È la prima volta che presento una mia curatela a Venezia e con l’occasione ho voluto creare anche un nuovo piatto» ha dichiarato Giorgio Chinea Canale.

Dal pandoro al cannolo: la cronaca di oggi raccontata con ironia

Otto sono le tele e due le sculture iconiche esposte in mostra, il cui fil rouge è l’elemento alimentare legato a fatti di cronaca, simboli sintetizzati per mezzo dell’arte per raccontare un’epoca. Tra queste opere predominano le sculture “Pandoro Gate”, un pandoro tutto rosa che richiama lo scandalo di Chiara Ferragni, e “Blue Banana” che rimanda al soggetto dell’opera “Comedian” dell’artista Maurizio Cattelan. Lo stesso frutto riappare anche nell’autoritratto in cui Veneziano, tenendolo tra le mani, pare interrogarsi e riflettere sul senso dell’arte. In mostra continuano i riferimenti ai fatti di cronaca con “La Madonna del cannolo” che, riprendendo la nota opera di Antonello da Messina, allude al caso dello spot cinese di Dolce & Gabbana in cui si vedeva una ragazza tentare di mangiare con le bacchette vari alimenti italiani, senza riuscirci, tra cui un cannolo siciliano. Inoltre rappresenta una concitata “Ultima cena”, inserita nella stringente attualità dell’iperconnessione, in cui i commensali attorno a Gesù si fanno i selfie con il cellulare.

Le opere d’arte devono essere comprensibili

Opere, queste, che uniscono cultura pop, ironia, cronaca e immaginario collettivo. Il cibo inoltre diventa così simbolo culturale, linguaggio visivo e strumento critico, in piena sintonia con lo spirito di Pop Bites, progetto che mette in dialogo arte contemporanea, convivialità e gesto performativo. «Se prendiamo il pandoro, ad esempio, quando lo si vede lo si riconduce subito al fatto di cronaca che ha interessato Chiara Ferragni. Chi non lo riconosce vuol dire che vive in un altro mondo» dice schiettamente Veneziano, giustificando l’opera e sottolineando quanto sia interprete di un’arte radicata nel suo tempo. «Sono sempre stato affascinato dalla critica ironica all’arte contemporanea che ha fatto Alberto Sordi nel suo film – racconta Giuseppe Veneziano – La sua visita con la moglie alla Biennale di Venezia resta uno dei momenti più esilaranti del cinema italiano. Oggi come allora l’arte contemporanea si ostina a parlare solo a un pubblico ristretto di persone, tenendo a debita distanza lo spettatore comune. Il principio è sempre lo stesso: per realizzare opere intelligenti bisogna che siano incomprensibili. Io non l’ho mai pensata così. Sono convinto che l’arte contemporanea possa essere uno strumento di conoscenza anche per un pubblico di non addetti ai lavori e che si possano esprimere concetti importanti anche con opere comprensibili».

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