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Da Tiberiade solidarietà e turismo si incontrano

Dopo il primo negozio a San Stae, aperto nel 2014, il charity shop Tiberiade da due anni ha aperto anche a San Polo: molti sono i turisti che non solo acquistano ma colgono anche l’occasione per donare
Dopo il primo negozio a San Stae, aperto nel 2014, il charity shop Tiberiade da due anni ha aperto anche a San Polo: molti sono i turisti che non solo acquistano ma colgono anche l’occasione per donare. Uno spazio solidale da tempo consolidato, utile per aiutare i più bisognosi ma che allo stesso tempo attira una gran quantità di turisti.  Dal 2024 il nuovo charity shop di Tiberiade, aperto sul Ponte de la Madoneta, offre vestiti, gioielli e accessori vari per ogni tipo di cliente. Il progetto affonda le sue radici nel 2014, quando Roberto Barison e la sua collaboratrice Lucia, su consiglio di una coppia che aveva da poco aperto un’attività simile a San Pantalon, decisero di ristrutturare a spese loro quello che sarebbe poi diventato il primo negozio di Tiberiade, situato a San Stae. Solo due anni fa venne deciso di aprire il secondo negozio, più ampio e spazioso, con la possibilità di offrire articoli di ogni genere. Tutte le attività di manutenzione sono a carico del personale, cosa che permette di ottimizzare i costi e risparmiare, senza il sostegno di aziende o imprese.
Comprano e donano sia veneziani che turisti
Insieme a Roberto, che è il fondatore, il gruppo è formato da qualche amico con cui condivide le idee su: riciclare, sensibilizzare e aiutare. «Tutto ciò funziona solamente grazie a noi. I pezzi acquistabili sono nient’altro che un singolo contributo che ogni persona dona al negozio. Qui si possono trovare persino giochi da tavolo e servizi da tè, il che rende il posto ancor più eterogeneo e suggestivo» racconta Roberto. Il charity shop piace molto non solo ai veneziani ma anche ai turisti: «Sono loro che nella maggior parte dei casi consegnano gli articoli, in particolare vestiti che sanno non utilizzeranno più, talvolta passando in quella direzione per raggiungere il ponte di Rialto o dirigersi a Piazzale Roma». Inoltre gli stranieri conoscono molto accuratamente queste realtà: questo perché all’estero, in paesi come Germania ed Inghilterra, il fenomeno è esploso da molto tempo e sono presenti un gran numero di charity shop. «In Italia sono cresciuti moltissimi brand di vintage, che riportano ai nostri giorni mode abbandonate col tempo, ma indubbiamente queste attività perseguono solo scopi di lucro» continua Barison. 
Una vasta rete solidale
Non è scontato però che i giovani si interessino solamente ai grandi brand, infatti c’è anche un grande bacino d’utenza di ragazzi che si appassionano a comprare e ridare nuova vita all’usato, aiutando così Roberto e i suoi colleghi, i quali invitano studenti di tutte le età ad affacciarsi a questo mondo. Ci sono poi moltissimi anziani pensionati che danno una mano, soprattutto quelli della parrocchia vicina, mettendo a disposizione il loro tempo libero per raccogliere donazioni e dimostrare che serve una mano da parte di tutti. «Uno dei pilastri fondamentali di tutto questo operato è quindi la beneficenza, l’aiuto che ognuno di noi può dare alle persone in difficoltà, l’idea di base condivisa da tutti i collaboratori, una forza che permette anche nei momenti non semplici di andare avanti. – e continua Roberto – Purtroppo a Venezia sono presenti solamente altri due charity shop, entrambi gestiti da titolari differenti: uno in campo dei Carmini e l’altro in campo Santi Apostoli». La particolarità di Tiberiade è che i prezzi non sono fissi: si parte da un’offerta minima come base, dopodiché si cerca di andare incontro alla disponibilità del cliente, una peculiarità assolutamente non comune. È però importante sottolineare una rigida regola: «Tutto il materiale dei vari oggetti e vestiti deve essere in ottimo stato. Ciò che non è ben conservato, lavato o stirato viene scartato e riconsegnato al mittente, questo perché la dignità viene prima di tutto il resto e chi lavora lì come volontario non è un sarto o un tuttofare al servizio dei clienti» dice Barison, spiegando che all’entrata su una parete del negozio è appeso un cartello in merito. 

 

 

Aiuti concreti a chi ha più bisogno
Il denaro ricavato dalle vendite serve per sostenere varie realtà, tra cui la comunità “Cittadella cielo“ gestita da una famiglia a Ponte nelle Alpi, in provincia di Belluno, ma non solo. Sono tantissimi infatti gli aiuti che vengono messi in atto, su indicazione di singole persone che richiedono sostegno nel pagare bollette o fare commissioni. Vengono così a crearsi più canali sui quali dare la propria disponibilità. «Si è ormai formato un gruppo amalgamato di persone che contribuisce alla causa. Ci si aiuta a vicenda ricoprendo ad esempio i turni
in base alle disponibilità di ciascuno. –  spiega poi Lucia –  C’è in particolare un gruppo consolidato di veneziani che ci conosce e frequenta parecchio il negozio. La cosa più bella è vedere quante persone si possano mettere insieme per un solo sogno e indubbiamente la speranza è che si continui a farlo». E conclude infine Roberto: «È bello sapere esattamente come vengono gestiti i guadagni di un’attività, sapere che si fa del bene e che le persone che ti sono a fianco sostengono il progetto in ogni momento. L’augurio è che tanti ragazzi vengano a trovarci e a darci una mano: sono sempre i benvenuti». Il negozio, aperto tre ore durante la mattinata e tre ore al pomeriggio, si conferma una realtà che riesce a mettere insieme solidarietà e turismo in una città ormai prettamente turistica.
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