Non è scontato però che i giovani si interessino solamente ai grandi brand, infatti c’è anche un grande bacino d’utenza di ragazzi che si appassionano a comprare e ridare nuova vita all’usato, aiutando così Roberto e i suoi colleghi, i quali invitano studenti di tutte le età ad affacciarsi a questo mondo. Ci sono poi moltissimi anziani pensionati che danno una mano, soprattutto quelli della parrocchia vicina, mettendo a disposizione il loro tempo libero per raccogliere donazioni e dimostrare che serve una mano da parte di tutti. «Uno dei pilastri fondamentali di tutto questo operato è quindi la beneficenza, l’aiuto che ognuno di noi può dare alle persone in difficoltà, l’idea di base condivisa da tutti i collaboratori, una forza che permette anche nei momenti non semplici di andare avanti. – e continua Roberto – Purtroppo a Venezia sono presenti solamente altri due charity shop, entrambi gestiti da titolari differenti: uno in campo dei Carmini e l’altro in campo Santi Apostoli». La particolarità di Tiberiade è che i prezzi non sono fissi: si parte da un’offerta minima come base, dopodiché si cerca di andare incontro alla disponibilità del cliente, una peculiarità assolutamente non comune. È però importante sottolineare una rigida regola: «Tutto il materiale dei vari oggetti e vestiti deve essere in ottimo stato. Ciò che non è ben conservato, lavato o stirato viene scartato e riconsegnato al mittente, questo perché la dignità viene prima di tutto il resto e chi lavora lì come volontario non è un sarto o un tuttofare al servizio dei clienti» dice Barison, spiegando che all’entrata su una parete del negozio è appeso un cartello in merito.