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Dal Brasile per far conoscere gli stranieri dell’arte: la missione di Pedrosa

“Stranieri Ovunque – Foreigners Everywhere” è il titolo della Biennale d’Arte 2024, a cura di Adriano Pedrosa, che si terrà dal 20 aprile al 24 novembre

Sarà una voce fuori dal coro quella della Biennale d’Arte 2024 che, arrivata alla 60°edizione, vuole celebrare lo straniero, il lontano, l’outsider, il queer e l’indigeno. A promettere un’edizione che esce dai consueti schemi è il curatore della rassegna, il brasiliano Adriano Pedrosa. L’attesa esposizione internazionale d’arte, che si terrà dal 20 aprile al 24 novembre prossimi con il titolo “Stranieri Ovunque – Foreigners Everywhere”, vuole inserirsi un mondo pieno di crisi multiformi, fatto di differenze e disparità condizionate dall’identità, dalla cittadinanza, dalla razza, dal genere, dalla sessualità, dalla libertà e dalla ricchezza. In particolare parlerà di artisti che sono essi stessi stranieri: immigrati, espatriati, diasporici, emigrati, esiliati e rifugiati, in particolare coloro che si sono spostati tra il Sud e il Nord del mondo. <La figura dello straniero sarà associata a quella dell’estraneo e si svilupperà con le opere di diversi artisti: l’artista queer, che si muove all’interno di diverse sessualità e generi ed è spesso perseguitato o messo al bando; l’artista outsider, che si trova ai margini del mondo dell’arte, proprio come l’autodidatta o il cosiddetto artista folk. Un focus verterà anche sull’artista indigeno, spesso trattato come uno straniero nella propria terra> anticipa Pedrosa.

Due nuclei

La produzione di questi cento artisti, con più opere ciascuno, sarà il fulcro della Biennale Arte e costituirà il “Nucleo Contemporaneo” che avrà in particolare artisti minoritari provenienti dal Nord e dal Sud del mondo, artisti Sami e scandinavi e di colore, in particolare donne, in continuità con quanto fatto dalle precedenti curatrici Cecilia Alemani e Lesley Lokko. In mostra ci sarà anche un “Nucleo Storico”, composto da altrettanti cento artisti con un’opera ciascuno del XX secolo provenienti dall’America Latina, dall’Africa, dall’Asia e dal mondo arabo. <Si troveranno molte opere realizzate nel secolo scorso oggi considerate punti di riferimentoper le nuove generazioni. – anticipa il presidente della Biennale Roberto Cicutto – Molti saranno i nomi di artisti italiani>. Inoltre, una sezione speciale sarà dedicata alla diaspora degli artisti italiani nel mondo sempre nel XX secolo, come quella degli italiani in Brasile. Ci sarà anche un focus sui modernismi globali e su quelli del Sud del mondo che rimangono in gran parte sconosciuti e assumono quindi una rilevanza contemporanea: <Abbiamo urgente bisogno di imparare di più su e da quei contesti. – sottolinea Pedrosa – Nel Sud del mondo il Modernismo è stato assimilato, divorato e cannibalizzato, fino ad assumere spesso, attraverso il dialogo con i riferimenti locali e indigeni, figure e forme radicalmente nuove>. La mostra, già costruita al 70% con equilibrio tra i vari media, vuole abbattere confini: <Intende colmare quelle falle nella storia dell’arte con presenze fino ad ora trascurate> continua Cicutto.

Stranieri ovunque

<Il titolo è tratto da una serie di lavori realizzati a partire dal 2004 dal collettivo Claire Fontaine, nato a Parigi e con sede a Palermo. Le opere consistono in sculture al neon di vari colori che riportano in diverse lingue le parole “Stranieri Ovunque”. – spiga il curatore – L’espressione è stata a sua volta presa dal nome di un omonimo collettivo torinese che nei primi anni Duemila combatteva il razzismo e la xenofobia in Italia>. Per lui l’espressione Stranieri Ovunque ha un duplice significato geografico e mentale: <Innanzitutto vuole intendere che ovunque si vada e ovunque ci si trovi si incontreranno sempre degli stranieri e saremo sempre stranieri. – dice Pedrosa – In secondo luogo, che a prescindere dalla propria ubicazione, nel profondo si è sempre veramente stranieri, anche in casa propria>.

Antonio Pedrosa

Pedrosa si è laureato in legge alla Universidade Estadual di Rio de Janeiro e ha conseguito un master in Arte e scrittura critica al California Institute of the Arts, dal 2014 è Direttore del Masp, Museo d’arte di San Paolo. <Nell’arco di 128 anni dalla prima Biennale non c’era mai stato un curatore proveniente dall’America Latina, la mia è stata una scelta controcampo. – ha sottolineato Cicutto –  Nella sua carriera Pedrosa si è distinto per originalità e innovazione anticipando temi e linee curatoriali poi seguite da altre mostre in tutto il mondo> continua il presidente della Biennale. Uno sguardo dal Sud del mondo: <La presenza di artisti dall’America Latina è sempre stata nutrita ma diverso è invitare un curatore che ha radici nella stessa cultura ed ha sviluppato nel corso degli anni uno sguardo globale. La sua ricerca – conclude Cicutto – è focalizzata su artisti che pur provenienti da culture e mondi diversi hanno saputo mantenere sentimenti, caratteri ed esperienze della loro cultura d’origine ovunque si trovassero>. Tornerà anche la seconda edizione di Biennale College Arte, laboratorio di sviluppo e produzione di progetti artistici dedicato agli artisti under 30.

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