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Diciotto anni di restauri: la chiesa di San Sebastiano ora risplende

L’intensa campagna di restauro è stata avviata ancora nel 2006 dal Comitato americano Save Venice con un impegno economico di 3,5 milioni

L’architettura, le sculture e le pitture hanno riacquisito oggi una chiarezza e bellezza tali che forse  solo artisti, committenti e fedeli del Cinquecento avevano visto. È quasi conclusa la campagna di restauro della chiesa cinquecentesca di San Sebastiano, uno dei gioielli del Rinascimento veneziano e tempio dell’arte di Paolo Veronese, realizzata dopo quasi diciotto anni di interventi conservativi su praticamente ogni elemento ed angolo dell’edificio. L’intervento, persino più lungo dei quasi quindici anni che servirono a Veronese per completare le sue decorazioni, presentato venerdì 31, è stato finanziato dal Comitato americano Save Venice per 3,5 milioni di euro. La campagna di restauro ha avuto inizio nel 2006, quando sono iniziate le indagini e gli studi preliminari sui potenziali danni al soffitto ligneo, fino a giungere al 2024 con il restauro delle cappelle absidali, di cui manca solo il completamento della Cappella Lando. Il progetto, avviato grazie all’interessamento del compianto David Rosand, noto studioso di Paolo Veronese, è stato realizzato in collaborazione con la Soprintendenza e il Patriarcato di Venezia. Quasi due dozzine di imprese di restauro hanno partecipato al trattamento conservativo sotto la direzione agli inizi dell’architetto Amalia Basso e poi degli architetti Mattia e Paolo Marzi, tra queste Arlango, CBC Conservazione Beni Culturali, Co.New Tech, Mauve e UNISVE.

I primi interventi

Nel 2007 sono stati corretti i problemi strutturali al sottotetto sopra la navata e gli infissi. Dal 2009 al 2011 invece la campagna è proseguita sul soffitto ligneo dipinto e decorato di Paolo Veronese e delle sue tre grandi tele che narrano la storia di Ester dell’Antico Testamento. «I conservatori hanno rimosso la vernice scolorita e le pesanti ridipinture restituendo la tavolozza originaria» spiega Melissa Conn, direttrice dell’ufficio veneziano di Save Venice. Gli sforzi di conservazione dal 2012 al 2015 si sono poi concentrati sul vasto ciclo di affreschi del Veronese con scene di vita di San Sebastiano e sul monumento a Livio Podacataro della bottega del Sansovino. Nel corso del 2015 e del 2016 sono state restaurate le portelle dell’organo sempre del Veronese. Dall’autunno del 2016 e per tutto il 2017 gli interventi si sono poi concentrati sul presbiterio della chiesa e l’altare maggiore in marmo e pietra d’Istria e sui dipinti. Nel 2018 si è invece concluso il restauro della facciata: «Fondamentale per garantire la salvaguardia dell’arredo interno del Veronese, perché l’umidità e la risalita capillare dei sali sulle murature sono la minaccia più grande» continua Conn.

Gli ultimi lavori

Negli ultimi cinque anni sono stati portati a termine i lavori sulle sei cappelle laterali della navata centrale della chiesa, terminati nel 2019, che hanno previsto anche il trattamento conservativo di dipinti e sculture. È stato poi necessario intervenire tempestivamente a seguito dell’Acqua Granda del 2019: «Abbiamo sistemato il campanile, le stanze dietro il presbiterio e la sacrestia con azioni di pulitura e consolidamento» spiega Conn, dicendo che hanno installato anche barriere e pompe preventive. Dal 2020 al 2023 è stato effettuato il restauro del barco ligneo e di altri dipinti presenti in chiesa, compresa la Cappella di San Girolamo, con all’interno i dipinti del Vicentino e la pala d’altare di Palma il Giovane. I dossali lignei sotto la cantoria dell’organo sono stati quest’anno sottoposti a manutenzione e ora prosegue l’intervento in Cappella Lando, che dovrebbe concludersi entro luglio, con due dipinti di Ingoli e di un artista non identificato. I gradini dell’altare sono stati desalinizzati, inoltre quest’ultimo e le pareti marmoree sono stati puliti a laser. Sul pavimento della cappella poi verranno presto reinstallate 384 maioliche del XVI secolo appartenenti alla famiglia Lando, che per quasi trent’anni erano rimaste in deposito alla Ca’ d’Oro. Meticolosamente pulite e consolidate dalla ditta MAUVE, presto faranno ritorno a casa: «Verranno installate su dei pannelli in acciaio inox, una struttura innovativa che abbiamo inventato per garantire una corretta conservazione» ha detto Melissa Conn, spiegando che per ora la cappella verrà protetta da un vetro così che le persone non camminino sul pavimento tanto delicato e fragile. «È bello vedere la cura di Save Venice per questa chiesa. Il comitato dimostra sempre grande capacità, profonda partecipazione e notevole generosità» ha detto don Gianmatteo Caputo, delegato per i Beni Culturali del Patriarcato di Venezia. «È un onore per Save Venice aver restaurato la chiesa di San Sebastiano, uno dei massimi gioielli veneziani, preservandolo per le generazioni future» ha risposto Frederick Ilchman, Chairman di Save Venice.

La storia della chiesa in una nuova guida

Fondata come ex voto contro la peste del 1464 e riedificata a partire dal 1506 sotto la direzione di Antonio Scarpagnino, la chiesa di San Sebastiano deve la sua unicità alla straordinaria decorazione interna realizzata tra il 1550 e il 1570 da Paolo Veronese, uno dei massimi interpreti del Cinquecento italiano. Tutto a San Sebastiano porta l’impronta inconfondibile di Veronese: dagli affreschi monumentali alle grandi tele alle pareti e sui soffitti, passando per l’organo, gli altari, e ancora i fregi e gli intagli lignei. Le ardite scenografie a trompe l’oeil e gli spregiudicati effetti illusionistici fanno della chiesa l’indiscusso capolavoro e opera totale dell’artista. Alle opere di Veronese però si aggiungono anche quelle di molti degli artisti più importanti della Venezia dell’epoca quali Tiziano, Jacopo Sansovino, Andrea Schiavone e Alessandro Vittoria. In occasione del restauro è appena uscita la nuova guida, “La chiesa di San Sebastiano a Venezia” un’ edizione illustrata pubblicata da Marsilio Arte, a cura di Xavier Salomon e Davide Gasparotto, con testi dei curatori e di Gabriele Matino e Melissa Conn, accompagnati dalle fotografie di Matteo de Fina. Per il 2025 inoltre, anno dei 500 anni dalla nascita di Veronese, Save Venice sta preparando un volume su tutta la storia della chiesa e dei restauri. Infine, il comitato vorrebbe intervenire su altri dipinti del Veronese presenti in città, a partire da quello nella chiesa di San Pantalon.

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