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Seguendo l’esempio di fede della “Diva” Elena

Mercoledì 13, nella chiesa di Sant’Elena, si è tenuto l’evento di fine anno accademico della Pastorale Universitaria di Venezia. Una serata spettacolo dedicata alla scoperta della fede più salda

Mercoledì 13 maggio la chiesa di Sant’Elena, da angolo lontano ai confini della città lagunare, è entrata indelebilmente nei ricordi dei quasi 400 giovani che qui si sono recati per l’evento di fine anno accademico della Pastorale Universitaria, chi come spettatore chi mettendosi in gioco in prima persona in uno dei tanti momenti di cui la serata si è composta. Di ricordi si è composta anche la narrazione che ha scandito il percorso proposto al pubblico: era la voce di Sant’Elena a guidare gli spostamenti, mentre ripercorreva nel racconto il proprio vissuto. Donna dalle umili origini, ripudiata da Costanzo Cloro, per poi essere riqualificata per volere del figlio Costantino, fedele devota e inscalfibile, l’imperatrice Elena è stata la protagonista della serata, valorizzata soprattutto come esempio di ricerca infaticabile nel suo peregrinare alla ricerca della Vera Croce, alla ricerca della Verità. Ripercorrendo il suo vissuto, i presenti vengono guidati alla scoperta del complesso della chiesa dedicata alla santa, attraversando ora il chiostro, ora l’interno della chiesa, ora l’orto ed il vigneto, dove l’arrivo è l’incontro tra Elena e Cristo, che le toglie la corona imperiale per donarle una corona ancora più regale, quella di spine.

Elena: “Diva”, ovvero “Santa”

Ecco allora che tutto il percorso assume il sapore di un pellegrinaggio, al seguito ed al fianco di Elena, che nel suo cercare, sperare, ed infine trovare, si fa esempio di vita e di santità. In tal senso va interpretato il titolo dell’evento, “Diva”, ovvero “Santa”: è nella fede di Elena la sua dedizione instancabile, così come è nella ricerca assidua che caratterizza tutta la sua vita che l’imperatrice si fa esempio per ciascuno dei presenti, nel suo avanzare nonostante le difficoltà e le incertezze che tentano anche la fede più salda. La rappresentazione scenica itinerante, di cui sono state registe Costanza Bontempi e Martina Bersano, è stata pienamente all’altezza di un tale soggetto: curata dalla Casa Studentesca Domus Civica, in collaborazione con altre Case della rete della Pastorale Universitaria (in particolare la corale di Casa Catecumeni e la band di Santa Fosca), ha messo in luce sapientemente la storia ed il carisma della Santa protagonista, e lo ha fatto in modo tanto variegato e creativo quanto cristallino ed elegante, coinvolgendo e facendo dialogare armoniosamente diverse espressioni artistiche, dalla recitazione al canto, dalla danza alla moda, esaltata dalle creazioni pregiate delle artigiane di Banco Lotto n.10, progetto di moda etica della Casa di Reclusione Femminile della Giudecca.

Daedalus, il gruppo arte spiritualità della Domus Civica

Ma il dialogo più eloquente è stato quello che le studentesse della Domus hanno saputo instaurare con gli spazi della chiesa e del giardino, rendendoli l’unico palco possibile per le varie espressioni artistiche di cui si è composta la serata. Percorso di ricerca infaticabile è quello che ha vissuto Sant’Elena, ma è anche quello che le ragazze del gruppo Daedalus, il gruppo arte spiritualità interno alla Domus Civica, vivono in preparazione all’evento di fine anno. Per loro infatti si tratta di un percorso di crescita comunitaria, per cui iniziano a ragionare sul tema e la struttura già dall’inizio dell’anno accademico, sotto la stimolante e coinvolgente guida di Padre Adriano Cavallo, padre domenicano che, affiancato dalle infaticabili educatrici Caterina e Laura, da quattro anni riesce a sprigionare il meglio da ciascuna ragazza e da tutte.

Un progetto, una proposta valoriale. Presente anche il Patriarca

A contestualizzare l’esempio di ricerca e fede di Sant’Elena entro i fertili anni dell’università, attraverso una altrettanto emblematica ed attuale figura, quella di John Henry Newman, le parole del Patriarca Francesco Moraglia, che ha riconosciuto il valore di un simile appuntamento all’interno della proposta di pastorale. Il valore di un tale progetto è tangibile anche dal contributo che a livello regionale gli è stato riconosciuto attraverso i fondi Eduforma, che hanno permesso di realizzare un sogno per molte ragazze, oltre che dato al loro lavoro un tono dovutamente professionale. Come riconosciuto da don Gilberto Sabbadin, responsabile della Pastorale Universitaria, un tale evento si configura pienamente all’interno del percorso di Pastorale, in quanto occasione di approfondimento e avvicinamento per chi organizza e si lascia coinvolgere, ed occasione di incontro autentico per chi partecipa e si lascia accompagnare, sull’esempio di Sant’Elena, alla ricerca delle cose divine in quelle terrene, fino all’incontro con Chi incorona l’umiltà e chiama alla santità.

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