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Don Claudio Burgio: incontro con 800 persone all’ISSM Mestre

Don Claudio Burgio: incontro con 800 persone all’ISSM Mestre
“Non esistono cattivi ragazzi”: 800 persone tra educatori e genitori incontrano Don Claudio Burgio, educatore di giovani da istituti penali ad artisti come il trapper Baby Gang

800 persone hanno partecipato all’incontro con don Claudio Burgio, cappellano dell’Istituto penale minorile “Cesare Beccaria” di Milano e fondatore della comunità Kayrós, un’associazione che opera nel campo del disagio minorile e della promozione delle risorse giovanili, in collaborazione con il tribunale e i servizi sociali di Milano.
L’incontro dal titolo “Non esistono ragazzi cattivi” si è tenuto martedì 30 gennaio, a partire dalle 20.30, nella palestra dell’istituto salesiano San Marco di Mestre dove 150 ragazzi della scuola hanno partecipato all’organizzazione della serata.

«Dopo i primi 10 anni al Beccaria e di comunità – afferma don Claudio – dopo aver visto l’esito di alcuni percorsi, ho capito che la cattiveria che avevano questi ragazzi era solo una maschera; una sorta di meccanismo di difesa per nascondere le proprie debolezze».

Negli anni, nella comunità Kayrós, don Claudio Burgio ha avuto la possibilità di incontrare molti trapper tra quelli più in voga. «Al Beccaria, ho conosciuto un quindicenne desideroso di unirsi alla nostra comunità, dopo aver tentato in undici altre esperienze senza successo; il suo sogno era diventare un cantante», racconta il sacerdote.
«Io da “adulto” presi alla leggera le sue parole e chiesi al ragazzo se avesse un piano B ma lui voleva perseguire il suo sogno. Spesso, da adulti, ci sentiamo inclini a giudicare e crediamo di sapere quale direzione sia migliore per i ragazzi, dimenticando che anche loro possiedono un’abbondante dose di creatività». Oggi il ragazzo di cui don Claudio parla è “Baby Gang”, uno dei rapper italiani più ascoltati a livello internazionale. Questo evidenzia quanto sia importante ascoltare e mettersi nella condizione inedita di dare spazio a ogni potenzialità.

«I ragazzi mi invitano spesso alle loro live in discoteca, mi chiamano il “prete trapper”», descrive sorridendo don Claudio. «L’ultima volta sono stato 20 minuti a parlare con un ragazzo dei suoi problemi, si confidano anche con il chiasso della musica». 

Don Claudio si è affermato in questa realtà giovanile riuscendo a comprendere che gli adolescenti hanno semplicemente bisogno di qualcuno che creda in loro. «Spesso i giovani mi chiedono consigli», aggiunge, «questa musica è la narrazione e il racconto di una realtà che esiste».

La sfida di Don Claudio Burgio: dalla comunità Kayrós alla crescita di ragazzi legati al penale attraverso la musica

Don Claudio Burgio è un prete di 54 anni che ha aperto la comunità Kayrós a 26 anni. «È molto difficile avere a che fare con questa generazione ma è bellissimo», spiega, vivendo in comunità con 50 adolescenti, soprattutto legati all’istituto penale. 

«Dalla mia prima esperienza nel carcere ho capito che oggi i ragazzi non cercano i ruoli adulti ma persone vere», afferma. «Bisogna riuscire a creare un legame con loro, aiutandoli a dialogare».

La comunità Kayrós viene spesso vista come diversa dalle altre. «Penso semplicemente che la caratteristica della struttura sia il fatto che nonostante raccolga i ragazzi del carcere minorile li sfidi», racconta il prete. «Al Beccaria 7 ragazzi sono evasi il giorno di Natale, 2 giorni dopo sono stati ripresi ed alcuni sono venuti in comunità. Noi abbiamo sempre i cancelli aperti ma nessuno è mai evaso. Più tu li responsabilizzi più crescono e maturano».  

Nel centro i ragazzi si esprimono molto grazie alla musica. «Con le loro canzoni tirano fuori davvero chi sono», aggiunge il sacerdote. «Non è vero che questi ragazzi non hanno più fede ma sono stanchi delle strutture e del modo di trasmettere solo alcune tradizioni». 

Per questo risulta opportuno domandarsi com’è possibile che un bambino come “Baby Gang” abbia potuto vivere certe esperienze che ha riportato nei suoi brani e come sia possibile che ci siano ragazzini che vivono ogni giorno situazioni di povertà, armi e droga. «Queste canzoni esistono perché rispondono a solitudini che non riusciamo più ad affrontare», precisa don Claudio.

Don Claudio Burgio e la ricerca dei talenti nei giovani

Tuttavia, la domanda che si pone al prete, incontrato all’istituto salesiano San Marco dove educatori e genitori sono andati ad ascoltare la sua testimonianza, è se i giovani di cui racconta siano diversi dagli adolescenti delle scuole: «I ragazzi sono gli stessi», afferma don Burgio. «C’è un disagio adolescenziale generale. Purtroppo il vuoto che questi ragazzi hanno è comune a molti giovani. Ma guardando in positivo, siamo abituati a cercare il talento e le loro capacità dovendo tener presente che sono loro in grado di cambiare la propria vita e, sorprendentemente, anche la nostra».

Pertanto, risulta necessario aiutare questi ragazzi a trovare i propri talenti. «Dobbiamo saper ascoltare senza avere troppa fretta. I soldi sono il primo obiettivo di tutti i ragazzi ma questa è una narrazione scontata; bisogna andare in profondità e capire cosa vogliono. Il denaro è l’idea del successo, per essere notati, è lo strumento più immediato per ottenere consenso ma dovremmo chiederci perché hanno questo bisogno di essere visti».

L’obiettivo è far nascere nei giovani una coscienza. Questi adolescenti hanno difficoltà a guardare la vita con speranza ponendosi sempre al presente non avendo desideri ma solo bisogni. «Oggi i giovani non sanno conoscersi», aggiunge don Claudio. «Non sentono i sentimenti dell’altro e i propri, non hanno un sentire empatico: per questo bisogna fare con loro un percorso senza prendere le decisioni al posto loro».

Educazione al desiderio e alla gestione del fallimento: il messaggio di Don Claudio Burgio

«Bisogna educare i ragazzi al desiderio in modo sano», spiega don Burgio. «I giovani che incontro io sembrano violenti ma sono fragili e deboli, seguono solo le loro condotte impulsive. Sembra che non siano mai stati a contatto con i loro limiti ed il fallimento. Tuttavia, se c’è un limite, quello diventa un’occasione per andare oltre: solo allora i ragazzi si apriranno anche al desiderio».

L’importante è quindi educare i ragazzi ad affrontare il fallimento, altrimenti arriveranno impreparati più in là con gli anni. 

Anche i genitori si devono porre delle domande; «Ci si deve interrogare sul concetto di “autorità” che viene ancora visto come un esercizio di potere», afferma il prete. «Si gioca e si cresce insieme ma non possiamo pensare che debbano crescere solo loro. Bisogna educare ed educarsi alla novità. Dobbiamo ritrovare con loro un’autorità che non è data dal fatto che vieni rispettato in quanto adulto ma dalla tua coerenza».

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