
Che Save Venice Inc, l’organizzazione no profit americana da oltre 50 anni impegnata nel restauro del patrimonio culturale, sia tra i principali Comitati per la Salvaguardia di Venezia attivi in laguna è ormai cosa risaputa, almeno per gli addetti ai lavori. Un impegno che avrà una marcia in più, ora che è stata annunciata la nascita della Fondazione Save Venice ETS, che lavorerà in sinergia con il comitato americano. La novità è stata presentata giovedì 2, nell’ufficio di Save Venice a Palazzo Contarini Polignac, dalla direttrice della sede veneziana di Save Venice Melissa Conn e da Alberto Nardi e Ferigo Foscari Widmann Rezzonico, rispettivamente presidente e vicepresidente della neonata Fondazione, entrambi da tempo membri anche del Consiglio Direttivo di Save Venice Inc. «Save Venice continuerà come sempre le sue attività, ma da oggi con un aiuto in più. Grazie a questo nuovo strumento ora i donatori italiani ed europei potranno usufruire delle detrazioni fiscali, cosa che prima non era possibile visto che Save Venice è registrata in America» ha spiegato Melissa Conn agli ospiti presenti, tra cui rappresentanti delle principali istituzioni e realtà culturali veneziane e collaboratori storici, raccontando che ad oggi il comitato ha all’attivo 65 progetti in 23 luoghi di Venezia.

«Per noi questa è una pietra miliare. – ha commentato il presidente della neo Fondazione Alberto Nardi – Tanti anni fa come membri del consiglio direttivo avevamo chiesto di aprire un ente del terzo settore in Italia. Ci trovavamo in imbarazzo nei confronti dei donatori italiani ed europei che non avevano modo di usufruire delle detrazioni fiscali e Save Venice ci ha ascoltato. L’ente appena nato sarà sotto stretto controllo di Save Venice americana, di cui noi saremo solo i rappresentanti. La nuova Fondazione non è un doppione e non andrà mai in antitesi con il comitato americano» assicura Nardi. «Per noi sarà fondamentale essere ambasciatori di Save Venice in città e a livello nazionale, così che questa realtà venga sempre più conosciuta. Oltre alla cura del patrimonio artistico, in una seconda fase ci piacerebbe che la Fondazione portasse avanti anche temi che vedono coinvolta la vita sociale della città, con progetti educativi e nuove sinergie con istituzioni pubbliche e private, sia in città che in terraferma. Perché in una città dove tutto è restaurato bene ma dove non c’è vita sociale e giovani che giocano a pallone è una città morta che non ci piace» dice, riferendosi alle polemiche degli ultimi giorni. Temi tra l’altro che Save Venice sta già portando avanti, dando lavoro a tantissimi restauratori, donne in particolare, e opportunità di crescita a molte persone che operano e vivono in città.

Da oltre cinquant’anni Save Venice è impegnata in prima linea nel restauro e nella valorizzazione del patrimonio storico-artistico veneziano, fin da quando rispose all’appello per sostenere le città di Firenze e Venezia dai danni dell’alluvione e dell’Acqua Granda del ‘66. Era il 1 ottobre del 1971 quando tre storici e amanti dell’arte di Boston, il professore di storia dell’arte al Wellesley College John McAndrew (1904-1978), sua moglie Betty Bartlett McAndrew (1906-1986) e Sydney J. Freedberg (1914-1997), presidente del Dipartimento di arte di Harvard e capo curatore emerito della National Gallery of Art di Washington, si riunirono a Cambridge in Massachusetts per fondare formalmente Save Venice con l’impegno di lavorare a fianco dei veneziani e preservare ciò che rischiava di andare perduto. L’attività iniziò già nei primi mesi del ’67, anche se Save Venice prese forma ufficialmente nel 1971. Il primo grande progetto fu l’intervento iniziato negli anni ’70 al pavimento musivo della chiesa di San Donato a Murano, mentre dall’89 al ‘98 si tenne il restauro complessivo degli interni ed esterni della chiesa dei Miracoli, a cui seguì quello alla facciata della Scuola Grande di San Marco. Tra i grandi interventi anche il restauro della chiesa di San Sebastiano, iniziato nel 2008 e terminato lo scorso anno, dove si è lavorato su più fronti: soffitto, barco, affreschi, altare maggiore, cappelle e soprattutto i dipinti di Paolo Veronese, per cui la chiesa è considerata il suo tempio. Dal 2015 il comitato ha sede a Palazzo Contarini Polignac, dove è stata creata la The Rosand Library & Study Center. Questa, aperta su appuntamento per gli studiosi, consta in un lascito di oltre 5 mila libri di storia dell’arte di David Roseand, professore della Columbia University di New York che, mancato nel 2014 fu membro del Consiglio direttivo e del Comitato scientifico di Save Venice.
Negli ultimi anni Save Venice si è distinta per gli importanti restauri anche alla Basilica di Torcello, in via di ultimazione, e per le campagne di restauro della pala dell’Assunta di Tiziano nella Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari e del telero della Crocifissione di Tintoretto nella Scuola Grande di San Rocco, che hanno condotto anche ad importanti scoperte, e da ultimo il restauro dell’“Adorazione dei pastori” del Savoldo nella chiesa di San Giobbe (leggi qui). Sono già diversi invece i lavori che sono partiti grazie alla neo Fondazione, tra cui importanti interventi a Palazzo Ducale e alla Scuola Dalmata. Primo sostenitore della Fondazione è The Gritti Palace, a Luxury Collection Hotel Venice, che ha rinnovato il proprio impegno dopo il contributo pluriennale alla campagna di Save Venice per la Sala delle Quattro Porte di Palazzo Ducale: «Da sempre The Gritti Palace coltiva un profondo legame con il mondo dell’arte, quale luogo d’incontro per artisti e membri dell’élite culturale della città, ma anche grazie al proprio ruolo di mecenate. – ha detto Giovanni Cellerino, General Manager di The Gritti Palace – Aver contribuito alla conservazione della straordinaria Sala delle Quattro Porte nel Palazzo Ducale attraverso la collaborazione con Save Venice ci rende particolarmente orgogliosi. Saremo sempre lieti di promuovere progetti di restauro eccezionali, volti a preservare il nostro patrimonio artistico per le generazioni future».
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