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ECOMAPS: valutare il black carbon a Venezia con un’app

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Un progetto Interreg tra Italia e Slovenia che impegna Arpav, CNR e Università Ca’ Foscari

Si chiama ECOMAPS ed è un innovativo progetto per misurare la concentrazione di black carbon presente nell’aria di Lubiana in Slovenia e Venezia, rilevando e valutando la presenza di questo inquinante che si origina dalla combustione. Finanziato dal Programma Interreg VI-A Italia-Slovenia 2021-2027, è coordinato dall’Istituto di Scienze Polari del Consiglio Nazionale delle Ricerche e ha come partner l’Università Ca’ Foscari di Venezia, l’Istituto Nazionale di Chimica della Slovenia e l’azienda slovena Aerosol Magee Scientific, la produttrice degli etalometri, le centraline per il monitoraggio di questo elemento.

I dati raccolti saranno messi a disposizione di pubblico e autorità locali in forma di open data attraverso una web app attualmente in fase di sviluppo, che verrà lanciata entro la fine del 2026 e mostrerà, oltre alle concentrazioni di PM10 e PM2.5, quelle di black carbon, una presenza finora scarsamente monitorata ma di cui i ricercatori indagheranno l’origine e il ruolo nel peggioramento delle condizioni delle temperature in città. Il progetto prevede infatti di studiare la fotodegradazione dei contaminanti ambientali e il legame con il cambiamento climatico, in modo da fornire informazioni utili per migliorare la qualità dell’aria e ridurre l’impatto della crisi del clima.

Strada nel centro di Lubiana in Slovenia
Black carbon: che cosa è questo inquinante e che origine ha

«Si tratta di carbonio organico presente in atmosfera che si libera ogni volta che avviene una forma di combustione – spiega Andrea Gambaro, professore di chimica all’Università Ca’ Foscari – le particelle che si originano vengono definite “black” non solo per il colore scuro, ma per la capacità di assorbire radiazione luminosa, è infatti un indicatore che si associa ed è causa dei cambiamenti climatici, data la capacità di trattenere calore». Si tratta di un potente inquinante, che si produce non solo bruciando biomassa, ma anche come emissione da veicoli a diesel e benzina, e contribuisce al riscaldamento dell’atmosfera assorbendo la luce solare. In caso di ondate di calore, può quindi peggiorare ulteriormente le condizioni e contribuire ad aumentare il disagio e gli effetti negativi sulla salute della popolazione.

«Alcuni elementi possono influenzare il cambiamento climatico favorendo il riscaldamento dell’aria – spiega Elena Gregoris, ricercatrice dell’Istituto di Scienze Polari del CNR e coordinatrice del progetto – e un cambiamento nei parametri climatici può alterare la chimica dell’atmosfera e le reazioni che regolano la produzione e la degradazione degli inquinanti». Ecco allora che il black carbon è sia prodotto che effetto, ma come aggiunge il prof. Gambaro: «Non ne abbiamo ancora una grande conoscenza, dato che fino adesso ci si è concentrati su altri elementi e, se si pensa alle automobili per esempio, si è ridotto di molto l’inquinamento allo scarico ma non sull’impatto del consumo di pneumatici e degradazione degli impianti frenanti, che producono microplastiche o polveri sottili, ecco perché è importante affrontare anche il tema degli inquinanti emergenti».

Gru nel porto di Venezia
Origine e durata temporale del progetto ECOMAPS per studiare il black carbon

ECOMAPS è finanziato dall’Interreg fra Italia e Slovenia, ma prende origine da alcuni progetti che l’hanno preceduto, fra cui il precedente e premiato ECOMOBILITY Italia-Croazia 2014-2020, che aveva proprio come obiettivo la creazione di un’applicazione web per individuare in tempo quasi reale condizioni e qualità dell’aria tra Fiume e Venezia. L’app che all’epoca usava dati reperiti dai sistemi di Arpav, viene ripresa nel nuovo progetto 2021-2027, per indagare la presenza di inquinanti del tipo black carbon, anche a causa del cambiamento della conformazione degli elementi in atmosfera. Sarà l’occasione per valutare l’impatto dell’aumento della temperatura e del cambiamento climatico anche sulla formazione stessa di inquinanti, grazie alla collaborazione di una ventina di ricercatori fra Venezia e Lubiana.

«Speriamo che questo monitoraggio possa prendere piede per allargare la sua portata – confida il docente cafoscarino – se l’app fosse aggiornata a partire da dati di altre regioni e Paesi, potrebbe diventare davvero interessante, anche per fornire nuovi strumenti ad Arpa e decisori». Ma come avviene questa misurazione dei parametri inquinanti? Attraverso i così detti Etalometri, strumenti scientifici per il rilevamento di black carbon, posizionati uno per zone: urbana, industriale e rurale, in entrambe le città. I primi dati saranno disponibili già nel prossimo autunno, quando saranno resi accessibili attraverso la web app, che sarà anche aperta ai commenti degli utenti, in modo da raccogliere feedback e consigli sul suo miglioramento.

Installazione di uno dei tre etalometri posizionati a Venezia
Il monitoraggio del black carbon fra Lubiana e Venezia passa per una web app

I dati vengono rilevati ogni ora e indicano la concentrazione di black carbon nelle diverse zone di monitoraggio, che sono ospitate in strutture isolate dal punto di vista termico, realizzate dai tecnici dell’officina meccanica del Centro Interdipartimentale per le Discipline Sperimentali dell’Università Ca’ Foscari Venezia. «Lo scopo finale di questa esperienza scientifica sul campo è anche quello di ottenere delle linee guida che identificano contaminanti legati al cambiamento climatico che sarà necessario monitorare in futuro – conclude Andrea Gambaro – questi risultati saranno organizzati a seguito di studi inediti sulla degradazione degli inquinanti nei territori in analisi, valutando anche il cambiamento sulla degradazione degli elementi presenti in atmosfera».

Il progetto è anche un’opportunità per rinsaldare la cooperazione tra organizzazioni transfrontaliere mettendo in rete una serie di partner come l’Agenzia Regionale per la prevenzione e protezione ambientale del Veneto (Arpav), l’Agenzia per l’ambiente della Repubblica di Slovenia, il Comune di Venezia, ANCI Veneto, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente del Friuli-Venezia Giulia (Arpa FVG), il Comune di Lubiana e quello di Pordenone. Grazie allo studio sarà possibile, attraverso i vari campionamenti e le analisi specialistiche, ottenere indicazioni sulla quantità, qualità e criticità del black carbon nell’aria delle due città in esame: Venezia e Lubiana, dandone una precisa immagine dello stato di salute.

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