

Ecoprogetti srl è un’azienda veneta, di Carmignano di Brenta (Padova), che ha sviluppato – e industrialmente validato – una linea di riciclo per moduli fotovoltaici a fine vita, progettata come risposta a un vuoto tecnologico riconosciuto: la mancanza di soluzioni industriali capaci di trattare efficacemente i pannelli dismessi, la cui quantità crescerà in modo esponenziale nei prossimi anni per via dell’invecchiamento degli impianti installati negli anni 2000. È stato assegnato lo scorso 10 aprile a Laura Sartore, amministratore delegato di Ecoprogetti, nelle Sale Apollinee del Teatro La Fenice, il premio speciale Giovane Imprenditrice in occasione della 13esima edizione del Premio Impresa Ambiente, il più importante riconoscimento nazionale per le imprese che abbiano proposto innovazioni in un’ottica di sviluppo sostenibile, innovazione tecnologica ed economia circolare. «Siamo una società che produce macchinari, tecnologie per la produzione di pannelli fotovoltaici e per il loro riciclo. La candidatura presentata è relativa proprio al riciclo: dopo tre anni di ricerca e sviluppo siamo riusciti a ottenere una tecnologia innovativa – spiega Sartore – dedicata alla gestione a fine vita dei moduli fotovoltaici. Un problema con cui dobbiamo fare già i conti, ma che aumenterà nel corso del tempo». Esistono comunque pannelli che possono divenir obsoleti anche nel momento in cui divengono meno performanti.

«Siamo esportatori abituali, nel senso che esportiamo il 99% del nostro fatturato all’estero su mercati emergenti come l’Africa; poi Stati Uniti e Medio Oriente, nonostante la situazione geopolitica attuale e anche, naturalmente, a livello europeo per la parte di riciclo dei moduli fotovoltaici. Il settore è in espansione: sappiamo bene, con la crisi energetica, quanta necessità ci sia in termini di soluzione alternativa». Pannelli fotovoltaici da un lato, macchine per la produzione dall’altro, nonché riciclo, «per chiudere il cerchio e arrivare a fornire una risposta anche al problema della gestione del rifiuto». Sartore sottolinea come ad oggi l’Unione Europea stia spingendo molto sul recupero delle materie prime «e quindi siamo molto attivi proprio per recuperare il rame del pannello fotovoltaico (c’è n’è circa mezzo chilo su ognuno)». Un ragionamento che parte dalla consapevolezza di quanto l’Europa «sia carente in termini di risorse. E quindi, se siamo bravi a convertirle, possiamo generarle». Nel concreto, Ecoprogetti scompone il pannello fotovoltaico recuperando proprio le materie prime. Le stesse che, come evidenziato da Sartore, soprattutto in questo momento storico stanno raggiungendo picchi elevati sul fronte dei costi. «Il fatto di poterle recuperare, avendo accesso a risorse primarie generandole dai rifiuti, porta a far diventare il pannello una vera e propria risorsa. Ad oggi, sfortunatamente, molti di essi finiscono ancora in discarica perché non c’è contezza del valore che producono». La proposta di Ecoprogetti, un unicum? «Ci sono altre soluzioni – chiarisce Sartore – ma nessuna di queste recupera il 100% del pannello fotovoltaico. Cosa che noi siamo in grado di fare, raggiungendo una purezza della materia prima». Dal vetro all’alluminio, dal rame al silicio e polimeri. «Abbiamo investito su una tecnologia che permette di scomporre il pannello in materiali primi puri».

Sartore precisa come un altro aspetto positivo dell’azienda sia il fatto che l’età media dei dipendenti sia di circa 34-35 anni. «Il che significa che attiriamo giovani talenti veneti, anche se in verità abbiamo numerose nazionalità differenti all’interno del nostro gruppo di lavoro: ci sono anche ragazzi che arrivano da fuori Italia e, dopo determinati percorsi di studi, s’inseriscono in azienda come programmatori, elettricisti, ingegneri…». Il principale elemento di innovazione risiede nel processo di separazione selettiva dei materiali, che consente di trattare il modulo fotovoltaico come una risorsa e non come un rifiuto. L’innovazione tecnica centrale è la rimozione totale e controllata del vetro dal modulo fotovoltaico, una criticità che la maggior parte dei processi esistenti non riesce a risolvere efficacemente: le tecnologietradizionali tendono a frantumare il vetro insieme agli altri materiali, abbassandone la qualità e il valore recuperabile. La linea di Ecoprogetti consente invece una separazione completa e selettiva, ottenendo una frazione vetrosa omogenea idonea al reinserimento in filiere di recupero ad alto valore aggiunto. Il processo è interamente meccanico: non prevede l’utilizzo di reagenti chimici né trattamenti termici ad alta temperatura, il che si traduce in assenza di reflui industriali, emissioni in atmosfera estremamente contenute e produzione di polveri ridotta. I consumi energetici risultano inferiori del 20-30% rispetto alle tecnologie tradizionali basate su trattamenti più aggressivi. Le frazioni residue non recuperabili sono inferiori al 10% in peso del modulo trattato. Promotrice del premio, assieme a Unioncamere, la Camera di Commercio di Venezia e Rovigo, in una edizione arrivata a contare ben 113 candidature da 17 regioni, tra le quali alcune insignite di una serie di riconoscimenti affiancati da 3 premi speciali, proprio come quello a Sartore, il cui progetto è stato selezionato tra i 39 complessivi. «Come sta l’ambiente nel quale viviamo? In che condizioni lo lasceremo per le prossime generazioni? Anche in momenti in cui le preoccupazioni sembrano altre e più gravi dobbiamo saper rispondere a queste due domande. Il mondo delle imprese mantiene la capacità di prestare attenzione nei confronti di ciò che è “sostenibile” e consente di “non sprecare” le risorse impiegate e poi di riutilizzare ciò che al termine del proprio ciclo diventa scarto», le parole di Massimo Zanon, presidente della Camera di Commercio di Venezia Rovigo. «Sono circa 580mila le imprese italiane che hanno investito negli ultimi 5 anni in prodotti e tecnologie green, pari a circa il 38,7% delle aziende manifatturiere e dei servizi – sottolinea il presidente di Unioncamere, Andrea Prete – Il dato ancora più rilevante è che chi investe realmente in sostenibilità esporta di più, innova di più e crea più occupazione. Realmente vuol dire che l’azienda dedica parte dei propri investimenti per la ricerca nel settore ambientale, per tecnologie sostenibili, per garantire contesti lavorativi aziendali nel rispetto dei principi sociali».

Il premio Miglior gestione per lo sviluppo sostenibile è andato a Trans Italia spa di Mercato San Saverino, fra i principali operatori di logistica in Italia, che ha trasformato la logistica in chiave sostenibile riducendo significativamente le emissioni attraverso il progetto “Guidare il cambiamento”; mentre la menzione nella medesima categoria è andata ad All Citrus srl di Catania, microimpresa nel settore dell’approvvigionamento, confezionamento e distribuzione degli agrumi, che ha costruito un percorso strutturato di sostenibilità lungo tutta la filiera degli agrumi. Premio speciale Assocamerestero a D-Shape Limited, micro impresa di Hong Kong fondata da imprenditori italiani che hanno ideato Nereid, un sistema per il restauro delle barriere coralline e degli habitat costieri degradati; la menzione, invece, a Calcestruzzi Preconfezionati di San Giorgio di Piano, realtà storica che ha dato vita ad una nuova gamma di prodotti per l’edilizia sostenibile. Ad Alma spa di Prato, azienda attiva nel settore delle moquettes per allestimenti fieristici, il premio Miglior prodotto o servizio sostenibile per le medie e grandi imprese, a Comerio Ercole spa di Busto Arsizio il Miglior processo/tecnologia per lo sviluppo sostenibile, grazie ad un sistema di devulcanizzazione meccanico-chimica a bassa temperatura che trasforma scarti di produzione gomme e pneumatici a fine vita in compound, e ad Altered Materials di Torino il premio Startup innovativa: la sua tecnologia consente il nano-incapsulamento biodegradabile di prodotti agrari come fertilizzanti, pesticidi e biostimolanti con numerosi vantaggi.
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