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Fabrizio Alliata di Montereale: l’AIL e una vita dedita alla solidarietà

L’Associazione Italiana contro le Leucemie vede tra i fondatori Fabrizio Alliata di Montereale, di cui ricorrono i cento anni dalla nascita. Oggi la sede veneziana è seguita dal figlio Giovanni, che ne è presidente onorario.

C’è il nome di un uomo che non si può e non si deve dimenticare, che ha fatto tanto per il mondo della medicina e per la solidarietà. È quello di Fabrizio Antonio Ermelino Achille Ansgario Alliata di Montereale e Villa-franca, Principe Alliata e Principe del Sacro Romano Impero, meglio conosciuto come Fabrizio Alliata di Montereale, di cui quest’anno ricorre il centenario dalla nascita. Nato a Copenaghen l’8 giugno del 1926, fu terzogenito di Giovanni Luigi di Montereale (Trapani 1877 – Rio de Janeiro 1938), ambasciatore del Regno d’Italia presso varie capitali europee e sudamericane, di antichissima famiglia nobiliare originaria di Pisa, trasferitasi in Sicilia nel XIII secolo, e di Olga dei Conti Matarazzo (San Paolo del Brasile, 1894 – Roma, 1994), una delle figlie del Conte Francesco Matarazzo, emigrato in Brasile da Castellabate nel 1881, fondatore di quello che diventerà il più grande gruppo industriale brasiliano di quei tempi. Proprio Fabrizio, mosso da grande generosità d’animo, fu attivo nel campo della solidarietà e della ricerca. Con Albert Bruce Sabin, scopritore del vaccino contro la poliomielite, Alliata fu promotore e tra i soci fondatori nel 1969 dell’AIL – Associazione Italiana contro le Leucemie, di cui fu anche presidente, che coinvolse molti centri di cura e in ormai oltre 50 anni di attività ha rivoluzionato l’ematologia italiana portandola ad essere una delle prime nel mondo. Una bella foto ritrae i due nel chiostro di San Giorgio Maggiore alla Fondazione Giorgio Cini a Venezia, nel corso del V Simposio Internazionale sulla ricerca comparativa sulla Leucemia tenutosi il 16 e 17 settembre 1971. Luogo dove proprio pochi giorni fa è partito il progetto di veloterapia per la riabilitazione psico-sociale “Sognando Itaca”, organizzata da AIL nella Giornata Nazionale per la lotta contro Leucemie, Linfomi e Mieloma (leggi qui).

 

Fabrizio Alliata di Montereale, insieme a Albert Bruce Sabin, alla Fondazione Giorgio Cini nel corso del V Simposio Internazionale sulla ricerca comparativa sulla Leucemia del 1971
Una vita tra successi lavorativi e l’attenzione agli altri

Interessante è la storia della vita di Fabrizio Allliata di Montereale, non solo per i successi e i vari traguardi ottenuti a livello lavorativo, ma soprattutto umano, in particolare per la sensibilità verso il prossimo e chi è più in difficoltà. Cresciuto tra l’Italia e il Brasile, il piccolo Fabrizio frequentò le scuole a Roma e per un certo periodo il Collegio dei Gesuiti di Mondragone vicino a Frascati. Per un anno scolastico fu poi mandato a studiare a Cortina d’Ampezzo. Durante l’occupazione tedesca di Roma (1943-44) raccontava del suo spirito “anticonformista” nel portare in bicicletta vettovaglie per la Resistenza in città assieme alla sorella Anna Maria. Terminate le scuole e dopo la fine della Seconda guerra mondiale, aveva poco più di 20 anni quando con il fratello maggiore Gianfranco collaborò all’attività politica in Sicilia e fu eletto Consigliere Comunale a Messina nel 1946. Poi la scelta di cambiare continente e andare a lavorare a San Paolo del Brasile nel gruppo di famiglia, rivestendo anche incarichi di grande responsabilità, come la direzione centrale amministrativa e del personale.

Fabrizio, Giovanni, Vittorio appena nato e Yana
L’amore per Yana, il sodalizio con Vittorio Cini

Rientrato in Italia alla fine degli anni ’40, si iscrisse alla Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Palermo ove si laureò nel febbraio 1954. Durante un cocktail a Roma, da “George” conobbe Yana (Venezia, 1924 – Roma, 1989), una delle figlie del Conte di Monselice Vittorio Cini, senatore del Regno, grande imprenditore, mecenate e collezionista, ferrarese trasferitosi a Venezia, protagonista della vita economica, politica, sociale e culturale italiana del XX secolo, a partire dal “Gruppo Veneziano” sviluppatosi nel primo dopoguerra in molti settori industriali, commerciali, finanziari, del turismo e delle infrastrutture. Nel locale c’era un chitarrista e Yana iniziò a suonare con lui. Fu un colpo di fulmine, il principe si innamorò all’istante e il corteggiamento, durato tre anni, fu di stampo quasi ottocentesco, tanto che i due si diedero del “lei” fino a poco prima del matrimonio. Fabrizio era ormai di casa al Gritti e Yana lo portava in giro per la città di Venezia leggendogli la guida del Lorenzetti. I due si sposarono a Venezia nella Basilica della Salute il 16 febbraio 1953, i rotocalchi dell’epoca furono invasi delle foto del matrimonio da fiaba, seguito dal grande ricevimento a San Vio. I coniugi poi si stabilirono a Roma, dove dal loro amore nacquero i cinque figliGiovanni (1954), Vittorio (1956) Domizia (1958), Giorgio (1960) e Paolo (1964). Yana nel 1981 e nel 1983, con il consenso di Fabrizio e dei figli, donò parte delle importantissime collezioni di opere d’arte e i due piani nobili del Palazzo Cini a San Vio a Venezia, ereditati dal padre, alla Fondazione Giorgio Cini da lui istituita in memoria del figlio. La grande stima reciproca che legava Fabrizio a Vittorio Cini, nel II dopoguerra li portò a collaborareinsieme in Techint e Fabrizio fu anche membro del Board della San Faustin dal 1957 al 1975. Grazie alla sua competenza di dottore commercialista e revisore dei conti, Alliata fu inserito nelle attività e nei consigli di amministrazione delle società bancarie, finanziarie ma anche editoriali e culturali del gruppo di Vittorio Cini.
Inoltre, sviluppò anche attività imprenditoriali in proprio, come nei primi anni ’60 la Everplast a Pomezia, una fabbrica di giochi e bambole in plastica. Dopo la morte di Vittorio Cini, negli anni ’80 e ’90 furono riattivate alcune società del gruppo storico, di cui Fabrizio fu presidente, con attività diversificate in settori prevalentemente culturali, finanziari e immobiliari, tra cui gruppi editoriali e tipografici, il Centro Zitelle, SVA, Find e l’Immobiliare San Luca a Venezia.

Il suo impegno nel campo dell’assistenza e del volontariato

Numerose sono poi le iniziative che ha promosso o a cui ha partecipato nel campo non profit dell’associazionismo, dell’assistenza e del volontariato. Nei primi anni ’60 diede vita a “Il Nido Verde Lyda Gini” dell’Assipolio, centro di cura e riabilitazione per l’infanzia vittima dell’epidemia di poliomielite e successivamente di altre malattie, di cui fu presidente a Roma, promosso da Yana in memoria della madre Lyda Borelli, una delle più grandi attrici teatrali e cinematografiche italiane dell’inizio del ‘900. Tra questi anche la prima “Consulta Cittadina per i problemi delle Persone Handicappate” in Italia, istituita dal Comune di Roma, che riuniva oltre 40 associazioni di portatori dei diversi handicap e loro familiari, e di cui fu presidente per oltre un decennio. Qui, inoltre conobbe Luigina Amalia Rossignoli, presidente dell’Associazione Paraplegici di Roma e del Lazio, che sposò a Roma in seconde nozze nel 2002. Fornì poi supporto e consulenza a numerosissime associazioni, anche non della Consulta, per gli aspetti organizzativi, legali, statutari e fiscali, costituendo presso la sua residenza romana un vero e proprio ufficio e centro di documentazione e assistenza, sempre disponibile. Tra l’altro era stato un pioniere dell’informatizzazione in questo campo, usando agli inizi degli anni ’80 i primi computer Macintosh. Fabrizio Alliata fu attivo nel sociale fino agli ultimi giorni, quando morì a Roma il 2 settembre 2017, le cui spoglie ora riposano nella Certosa di Ferrara nella tomba Cini accanto alla moglie Yana.

Giovanni Alliata di Montereale, figlio di Fabrizio, continua l'impegno di famiglia come presidente onorario dell'AIL di Venezia
L’impegno con AIL continua a Venezia con il figlio Giovanni

AIL, costituita insieme a Yana, resta uno dei suoi impegni più significativi, di cui il figlio Giovanni ora ne porta avanti le sorti con grande impegno e dedizione nel ruolo di presidente onorario di Venezia, adoperandosi per sostenere la ricerca e sconfiggere Leucemie, Linfomi e Mieloma. Proprio pochi giorni fa, durante il progetto di veloterapia “Sognando Itaca”, aveva dichiarato: «Queste malattie sono terribili e colpiscono profondamente non solo il fisico, ma anche la sfera psicologica, privando le persone della propria normalità – sottolineando che l’aspetto fondamentale di AIL resta la ricerca – Ogni volta che in ospedale vengono effettuate terapie, ricoveri o trapianti di midollo, i dati vengono centralizzati. Grazie al nostro consorzio Gimema di Roma, che raccoglie informazioni da oltre 160 reparti di ematologia in Italia, garantiamo un progresso continuo. L’ematologia italiana è oggi tra le prime al mondo anche grazie a questo lavoro di rete». Compito di Giovanni Alliata di Montereale è ora quello di portare avanti quanto iniziato dalla sua famiglia: «Per quanto mi riguarda AIL è un impegno che porto avanti grazie alla tradizione familiare ereditata dai miei genitori. – ha sottolineato – Allora, una diagnosi di leucemia significava purtroppo una prognosi infausta, con pochissime speranze di sopravvivenza. Oggi, in molti casi, specialmente nelle leucemie infantili, siamo arrivati a percentuali di sopravvivenza fino al 95%. Spesso, grazie alle nuove terapie farmacologiche, si riesce a contenere e contrastare la malattia per lunghi periodi. I progressi compiuti sono stati assoluti» ha detto, portando avanti l’impegno in memoria del padre e dei forti valori che, insieme a sua madre, gli ha trasmesso.

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