Logo Crux

Fede, tradizione e comunità: il successo della Festa de San Piero

Nonostante il caldo torrido, presenze in crescita per un’iniziativa tanto attesa in città, conclusasi lunedì 29. Consegnato al Patriarca l’anello piscatorio. Il ringraziamento di Basili, presidente del gruppo organizzatore, ai 150 volontari scesi in campo

Si è conclusa lunedì 29 la Festa de San Piero de Casteo, con la solennità liturgica dei Santi Pietro e Paolo. Il giorno prima, domenica 28, il Patriarca ha raggiunto l’isola, accompagnato dal tradizionale corteo, e ha celebrato la Messa presso la basilica di San Pietro di Castello. Approdata alla sua 56. edizione, l’iniziativa rappresenta uno degli appuntamenti più identitari e partecipati della città, che si rinnova ogni anno mantenendo saldo il proprio legame con la storia veneziana. Le radici della manifestazione affondano ben oltre la sua storia contemporanea. A testimoniarlo è anche un dipinto del Settecento attribuito a Canaletto, oggi conservato a Berlino, che raffigura la veglia di San Pietro di Castello restituendo l’immagine di un campo animato dagli abitanti del quartiere che, tra la notte e l’alba, attendevano l’apertura della basilica per partecipare alle celebrazioni religiose. La Festa si svolge negli spazi limitrofi all’antica cattedrale della città, simbolo profondo della spiritualità locale. Una celebrazione comunitaria che unisce fede, cultura, musica, intrattenimento, gastronomia e approfondimento storico. Prima della Messa di domenica si è tenuta la consegna a mons. Moraglia dell’anello piscatorio, prezioso monile d’oro un tempo custodito nel tesoro di San Marco e utilizzato solamente per lo sposalizio del mare e che, oggi come allora, è fatto avere simbolicamente al Patriarca dal parroco della chiesa di Sant’Eufemia alla Giudecca e da una delegazione dei pescatori della stessa isola.

La Messa presieduta dal Patriarca a San Pietro di Castello
«Ogni giorno testimoni di Gesù»

Durante l’omelia mons. Moraglia ha ricordato il ruolo fondamentale di San Pietro e l’importanza dell’omonima chiesa per Venezia: «San Pietro di Castello rappresenta il cuore ecclesiale – afferma il Patriarca – ben prima dei riferimenti di Rialto, prima che il Patriarca di Grado approdasse nella sua residenza veneziana a San Silvestro. Ed è bello che questa cattedrale sia dedicata a colui che è il fondamento della fede della Chiesa. Pietro non esaurisce la Chiesa, la Chiesa è fatta di tante persone: laici battezzati, i religiosi e le religiose, i diaconi, i presbiteri, i vescovi, ma Pietro rimane il riferimento ineludibile, la garanzia, la chiave che apre la porta della Chiesa fedele a Gesù Cristo. Gesù risorto ha detto espressamente a Pietro: “Mi ami più di costoro”. Un discepolo è prima di tutto uno che ama Gesù. Poi può essere una persona più intelligente, più colta o empatica degli altri, doti benvenute, ma la caratteristica prima del discepolo è amare Gesù prima di tutto, più di tutto, più degli altri, più di se stesso». Nell’omelia il Patriarca ha voluto anche ricordare la chiamata di tutti i cristiani a testimoniare Gesù, sottolineando il coraggio dei martiri delle origini, ma anche di tutti i cristiani che ancora oggi, in molti Paesi del mondo, sono perseguitati e non sanno se, dopo una Messa, torneranno a casa. Di questi ultimi se ne contano oggi più di 350 milioni. Inoltre, ricordando che l’etimo greco del termine “martire”, il cui significato è proprio “testimone”, Moraglia ha invitato tutti i cristiani a essere martiri, nel senso di essere ogni giorno testimoni di Gesù, mantenendo l’impegno di adesione a Cristo preso con le promesse battesimali: «Tutti i libri sacri sono attuali, ma quello forse “più attuale” è l’Apocalisse, perché narra il martirio dei cristiani. Adesso, per fare un santo, servono carte e testimonianze relative al miracolo compiuto, ma i primi santi sono stati i martiri, coloro che hanno pagato con la vita la loro fede e la loro adesione battesimale a Gesù».

Il campanile della chiesa di San Pietro di Castello
La stola donata al Patriarca

Il Patriarca ha aggiunto, infine, un altro spunto di riflessione: «Possiamo immaginare un cristianesimo diverso, ma non è quello di Gesù Cristo, quello delle origini. Bisogna dirlo perché il demonio esiste e, pur essendo sconfitto, è più intelligente di noi. Sapete che quando gli eserciti sconfitti si ritirano fanno disastri. Satana tenta ognuno di noi secondo le nostre caratteristiche: non tenterà mai un vescovo come un adolescente, un politico come una suora di clausura, e così via. La tentazione per noi preti, soprattutto quando diventiamo vescovi, è quella di piacere alla gente perché ci gratifica. Ma un cristiano deve essere caratterizzato dall’imperturbabilità, per non lasciarsi turbare dal giudizio e dagli altri, nonché dall’impassibilità, frutto della fede: se io credo veramente, qualsiasi cosa mi succederà, so che sono preceduto da un Amore più grande». Al termine della Messa la parrocchia ha donato al Patriarca Francesco una stola con raffigurati il leone di San Marco e San Lorenzo Giustiniani in occasione dell’“anno marciano” annunciato da mons. Moraglia stesso e che si snoderà dall’8 ottobre 2027 al primo febbraio 2029. Paolo Basili, presidente dell’associazione Comitato San Pietro di Castello, ha ringraziato per la presenza del Patriarca e di tutti i rappresentanti civili e militari, oltre che degli ordini Equestri e delle Arciconfraternite. All’uscita dalla chiesa il Patriarca e i fedeli sono stati accolti dalla musica della banda di Pellestrina e da un rinfresco.

150 volontari all'opera

Poi il ringraziamento di Basili rivolto alle associazioni che operano a Castello e ai 150 volontari che hanno collaborato per la riuscita della festa: «Vedo nei volontari l’amore per questa festa e il desiderio di voler fare la propria parte, anche per regalare un sorriso». E aggiunge: «Le presenze sono in costante aumento. Abbiamo lanciato un appello perché, nonostante il grandissimo aiuto di chi già collabora, abbiamo bisogno di ulteriore sostegno». E il risultato positivo di questa edizione è confermato anche da altri soci del Comitato. «La festa è andata benissimo e le nuove strutture sono state un importante “upgrade”. La parte religiosa, cuore della festa, ha avuto un ottimo riscontro. La nostra è una festa che apre la parrocchia alla città, anticipando forse il nuovo disegno patriarcale della suddivisione delle parrocchie veneziane», commenta Andrea Busta. «È meraviglioso vedere che la gente sia contenta di partecipare nonostante le temperature torride», scherza Pierandrea Ventura, che lascia la parola al figlio Tommaso, da poco entrato tra i collaboratori: «C’è un clima bellissimo tra i volontari. Ovviamente non si può andare sempre d’accordo, ma tutti ci impegniamo a risolvere eventuali incomprensioni e disguidi». Don Paolo Balter, parroco della comunità pastorale di Castello Est, ha espresso soddisfazione per la festa nel complesso e in particolare per la visita del Patriarca: «Mi ha fatto piacere vedere quella che per me è la seconda edizione della festa – commenta – e ammiro i volontari, che si prodigano per la riuscita dell’evento anche con questo caldo. La festa dei Santi Pietro e Paolo è un’occasione per ricordarci di essere pietre vive attraverso una fede sincera e in questa giornata desideriamo riaffermare il nostro impegno per una Chiesa unita nella concordia e nella fraternità, per essere “fratelli tutti”, come auspicato dal compianto Papa Francesco. Apprezzo molto la visita del Patriarca, perché penso che dia un forte senso di comunità e di Chiesa unita».

Autore:

Iscriviti a CRUX e non perderti nessun aggiornamento, ti invieremo 1 volta a settimana i nuovi articoli!