
L’attenzione degli studenti veneziani per le fontanelle della città: dalla scuola parte lo stimolo per una cittadinanza attiva. Anche quest’anno il liceo Benedetti-Tommaseo è stato invitato dall’associazione Insieme per Venezia a prendere parte al Festival di Storia della Salute. Tre le classi coinvolte nell’edizione del 2025: la 2AS dell’indirizzo scientifico (Benedetti), la 2DU e la 2FU dell’indirizzo delle scienze umane (Tommaseo). L’anno scorso era stato chiesto ai ragazzi di cercare in giro per la città gli orologi del dott. Minich; questa volta, invece, gli studenti hanno esplorato i sestieri per trovare le fontanelle pubbliche, mappandole, fotografandole e compilando una scheda che ne descrivesse le condizioni attuali. Dati i tempi ridotti per svolgere la ricerca, non è stato possibile individuare tutte le fontane del centro storico, tuttavia ne è stato schedato un buon numero, concentrato soprattutto tra i sestieri di San Marco (14 fontane) e Castello (38 fontane).
L’iniziativa è stata presentata dai ragazzi martedì 14 ottobre nell’aula magna del liceo Benedetti-Tommaseo dal dott. Mario Po’, Direttore della Fondazione Museo Scuola Grande di San Marco, e da Orietta Guerrasio, Presidente di Insieme per Venezia. «Gli studenti – commenta Guerrasio – hanno dimostrato entusiasmo fin da subito».
La ricerca delle fontane, invece, si è svolta prevalentemente nella mattina del 22 ottobre, a eccezione di alcune fontane del Lido di Venezia mappate in modo autonomo dagli studenti il giorno precedente.

Le tre classi, accompagnate dai professori, sono partite dalla Piazzetta dei Leoncini e da lì, divise in gruppi, sono andate a caccia delle fontanelle. Hanno ricevuto 70 borracce con il compito di riempirle dell’acqua delle fontane oppure di tornare con la borraccia vuota nel caso in cui avessero trovato le fontane non funzionanti. Le foto e le schede compilate sono state poi presentate dagli studenti stessi alla fine della mattinata nella Sala San Domenico dell’Ospedale dei SS. Giovanni e Paolo. In quest’occasione sono intervenute anche l’associazione Venice tap Water e Veritas. Quest’ultima ha spiegato agli studenti di aver bisogno di figure di chimici e biologi per controllare la qualità dell’acqua: «Questo ha incuriosito molto soprattutto la classe del liceo scientifico» osserva Guerrasio.
Nella scheda delle fontane compariva anche una voce insolita: «Il dott. Po’- spiega Guerrasio – ha avuto l’idea di suggerire ai ragazzi di dare simbolicamente un nome a ogni fontana. In questo modo gli studenti si sono affezionati ancora di più alle fontanelle». Tra i nomi più buffi c’è la fontana “Cactus”, così chiamata perché, ormai chiusa, è stata trasformata in un vaso proprio per una di queste painte. «Il dott. Po’ è stato molto contento di sapere che i ragazzi hanno voluto dedicare una fontana anche a lui: nel campo de le gate, vicino a San Francesco della Vigna, si trova una fontana con una decorazione che sembra quasi un cappello dogale e gli studenti hanno voluto chiamarla proprio “Dott. Po’” in suo onore» racconta Guerrasio.

Nelle schede spiccano alcune fontane per le loro condizioni particolarmente buone o cattive: «La fontana di San Giacomo dall’Orio è funzionante e in ottimo stato» osserva la professoressa Romina Gambron, docente referente per il progetto; «Al Lido di Venezia – continua Guerrasio- le fontane dei parchi e dei Murazzi sono aperte e funzionanti. Questo permette alle famiglie di utilizzarle. È in funzione anche la fontana bassa pets-only nel parco per cani in via Simone Occhi». «È importante che anche gli animali possano abbeverarsi e per questa ragione le fontane normali dovrebbero essere pulite anche nella parte in basso in cui si raccoglie l’acqua. I ragazzi si sono preoccupati molto per la salute degli animali quando hanno visto alcune fontanelle del centro storico piene di sigarette nella vasca di raccolta. Un esempio evidente è la fontana in campiello dei squelini, vicino a Ca’ Foscari» segnala Gambron.
Molte fontane in campi di poco passaggio sono risultate chiuse o con pulsante non funzionante: a San Marco tra le 14 fontane mappate ne sono state rilevate solo 5 di aperte, mentre a Castello le fontane chiuse erano 15 su 38.
Ma a indignare i ragazzi è stata la situazione della fontana di campo San Beneto, davanti a Palazzo Fortuny: «Gli studenti hanno trovato la fontana chiusa e imbrattata di calce. Probabilmente si tratta di uno sversamento di rifiuti per alcuni lavori in corso. La fontana è in un luogo di passaggio sia di residenti sia di turisti e perciò è stata chiesta una verifica ufficiale dello stato di abbandono» afferma Gambron.

Ma il progetto non finisce qui: la mattinata di ricerca e schedatura rappresenta solo l’inizio di un più articolato progetto interdisciplinare che coinvolgerà gli studenti anche per i prossimi mesi. Non si tratta di un’attività di Formazione Scuola-Lavoro (ex PCTO) poiché i ragazzi sono ancora al secondo anno, tuttavia l’iniziativa è parte del percorso di educazione civica.
«Una delle classi – spiega la professoressa Gambron – assieme al proprio docente di scienze geolocalizzerà le fontanelle trovate e realizzerà un’applicazione con una mappa interattiva dotata di codici QR. Ogni link rimanderà a sintetiche indicazioni su punti di interesse storico o artistico vicini alla fontana. Le schede, inoltre, saranno tradotte in inglese assieme alla professoressa della relativa materia in modo da rendere l’applicazione fruibile eventualmente anche dai turisti». E continua: «La mia classe, invece, si occuperà di raccogliere dei campioni di acqua dalle fontanelle e di svolgere un’analisi biochimica per controllarne la qualità. Poi, assieme alla docente di arte, svolgerà un percorso di salvaguardia del patrimonio artistico».
E ancora: dopo tutte queste attività i ragazzi dovranno cimentarsi nella realizzazione in 10 ore di un breve cortometraggio che abbia come tema proprio le fontanelle. «Ci siamo collegati alla proposta dell’Agis di Progetto L.i.m.i.t.e. che propone agli studenti di realizzare un cortometraggio incentrato su una tematica legata al territorio. Gli studenti, assieme alla formatrice Lidia Bianchini, – conclude Gambron – stanno già pensando a quale storia inventare attorno a queste fontane e si stanno divertendo molto a dividersi i ruoli tra chi fa il tecnico audio o video, chi recita e perfino chi fa “trucco e parrucco”».
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