Logo Crux

Francesco: il mistero della croce che trasforma l’amaro in dolcezza

Nella chiesa di San Salvador, venerdì 27, la catechesi di fra Cesare Vaiani per ricordare gli 800 anni dalla morte del santo di Assisi e per accostarsi alla Pasqua. «Il suo messaggio di fraternità è ciò di cui oggi abbiamo più bisogno»

Nonostante lo scorrere del tempo e l’avvento di un’era dominata dal digitale e da una quotidianità sempre più frenetica, la figura di San Francesco d’Assisi non accenna a sbiadire. Al contrario, il “poverello” continua ad abitare la contemporaneità con una forza sorprendente, confermandosi come uno dei santi più amati e più “moderni” della storia cristiana. La risposta risiede nella radicalità della sua scelta. In un mondo frammentato, Francesco propone infatti ancora oggi una sintesi capace di affascinare credenti e non: l’armonia tra uomo, Creato e Dio. E si fa simbolo di alcune grandi urgenze globali, quali ecologia integrale, pace tra i popoli e sostegno agli ultimi, con il suo abbraccio ai lebbrosi che parla a chiunque sogni una società che non deve lasciare indietro nessuno. «La definizione che lui dava di se stesso era quella di “frate Francesco”. Lo sentiamo come un fratello, come una persona a cui accostarci senza paura, proprio grazie a questa dimensione e messaggio di fraternità. Che poi è ciò di cui oggi, forse, abbiamo più bisogno. Ossia la necessità di ritrovare un legame fraterno con le altre persone e addirittura con le creature». A parlare è fra Cesare Vaiani, teologo spirituale, francescanista docente e scrittore intervenuto venerdì sera nella chiesa veneziana di San Salvador.

La catechesi tenuta da fra Cesare Vaiani a San Salvador
«Fraternità che si estende al Creato»

L’occasione, dal titolo “La Pasqua di Cristo e la Pasqua di Francesco”, è stata la catechesi dedicata proprio al “serafico padre” per celebrare gli ottocento anni dalla sua morte. Un incontro aperto alla città e proposto dalle quattro Comunità di frati francescani di Venezia. «L’idea di chiamare fratello e sorella anche gli elementi del cosmo – prosegue fra Vaiani – ha rappresentato una novità assoluta anche nella santità cristiana. Francesco è stato il primo (e l’unico) ad aver utilizzato queste parole per le creature, nel segno di una fraternità che si estende anche al Creato, tema molto attuale insieme a quello dell’ecologia, che ci fa capire quanto sia importante instaurare un nuovo rapporto con l’ambiente». Alla questione della crisi ambientale si affianca poi un messaggio di pace particolarmente caro al santo d’Assisi, di cui oggi più che mai c’è estrema necessità a causa dei venti di guerra del tempo presente. «“Il Signore ti dia pace” è il saluto, l’annuncio che lui considerava rivelato da Dio: nei fatti, una tematica preziosa nella sua predicazione e nel suo darsi da fare. Un invito a cui ora ci sentiamo molto sensibili».

Fra Cesare Vaiani
La Pasqua di Francesco

L’incontro è stato organizzato per sviluppare il tema della Pasqua di Francesco, «nel senso cristiano del morire, cercando di evidenziare quelli che sono stati i passaggi “pasquali” nel corso della sua esistenza. A partire dalla conversione, quando lui parla dell’incontro con i lebbrosi spiegando che “l’amaro” era diventato improvvisamente “dolcezza”. Ecco, questo è il nucleo dell’esperienza pasquale: la morte che dà la vita. Questa dinamica di passare attraverso la strettezza della croce per arrivare alla gloria della resurrezione». L’attenzione di fra Cesare Vaiani è rivolta soprattutto all’esperienza di Francesco sul monte della Verna, dove il Signore, che gli apparve sotto forma di serafino crocifisso in un momento particolarmente travagliato e carico di problemi, gli lasciò in dono i segni gloriosi della sua passione: le stimmate, come invito a entrare nella Pasqua di Cristo anche fisicamente. Poi il momento della morte del santo, che aveva un profondo legame d’amicizia con Jacopa de’ Settesoli, che lui stesso affettuosamente chiamava frate Jacopa. Non solo per mettere in evidenza la forza d’animo della donna, ma anche per permetterle di entrare nel convento francescano: secondo la tradizione, nel momento in cui Francesco sentiva ormai la morte vicina, dettò una lettera da farle avere per poterla vedere un’ultima volta, nella quale le raccomandava di portargli anche i suoi dolci preferiti, che lei sapeva preparare molto bene. Ma Jacopa raggiunse Assisi prima che la missiva venisse inviata a Roma, facendo avere al santo proprio ciò che l’amico aveva chiesto.

La serata dedicata alla catechesi dal titolo “La Pasqua di Cristo e la Pasqua di Francesco“
«Radicalità e libertà al centro della sua vita»

«Il frutto più evidente di questo passaggio pasquale è il Cantico delle Creature, ovvero il canto di lode di un uomo risorto con Cristo, che vede la terra, i cieli e le vicende umane come riconciliate attraverso la Pasqua del Signore», osserva il teologo, spiegando che se da un lato San Francesco nutriva e coltivava dei rapporti d’amicizia, in una dimensione fraterna, dall’altro non ha mai nascosto la sua paura nei confronti della morte. «Penso ad esempio al Salmo 142 da lui recitato, carico di parole d’angoscia, mentre chiedeva aiuto a Dio. Negli ultimi giorni della sua vita fece cantare ripetutamente, in più occasioni, il Cantico delle Creature, tant’è che uno dei frati ad un certo punto lo mise davanti al fatto che in questo modo la gente avrebbe potuto pensare che non si stava preparando seriamente alla fine dei suoi giorni. A quel punto Francesco sorrise, dicendogli di lasciargli esprimere la sua lode al Signore, anche a costo di suscitare qualche perplessità con quel canto, a cui aggiunse una strofa dedicata proprio a Sorella Morte. Tutti elementi che fanno del morire di Francesco un morire cristiano, alla maniera di Cristo, che non è certo cosa da poco. Così facendo restituisce la propria vita a Dio, come fosse un’offerta o qualcosa di consapevolmente accettato». Guardando ai giovani che cosa, nel messaggio del santo e nella sua figura, può affascinarli e ispirarli nel loro quotidiano? Fra Vaiani non ha dubbi: la radicalità e la libertà, «legata alla povertà. Una libertà dalle cose, dai tanti bisogni che troppo spesso angustiano la nostra esistenza. Francesco sceglie di essere libero per servire il Signore, per seguirlo. E proprio questo senso di libertà credo che in un giovane susciti oggi una certa sensibilità».

Autore:

Iscriviti a CRUX e non perderti nessun aggiornamento, ti invieremo 1 volta a settimana i nuovi articoli!