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Gattamelata: al via il restauro nelle modalità del cantiere aperto

Il monumento bronzeo, rimosso l’8 e il 9 ottobre scorsi, è ora visibile nell’Ex museo civico “Boito”. Il restauro è possibile grazie alle organizzazioni americane Save Venice e Friends of Florence che hanno stanziato 550 mila euro ciascuna

È iniziato il progetto di restauro sul monumento equestre al Gattamelata di Donatello che, smontato con una programmazione meticolosa dal basamento alto 13 metri in Piazza del Santo a Padova, è ora collocato nell’atrio d’ingresso dell’Ex museo civico “Boito” presso la Basilica di S. Antonio, di fatto divenuto la“scuderia” dove prenderà avvio il laboratorio di restauro nella modalità del cantiere aperto, così che le persone potranno nel mentre ammirare da vicino l’opera d’arte. Un intervento conservativo, che prima vedrà ancora una fase di approfondimento con nuove analisi e studi preliminari, di cui è direttore scientifico Ugo Soragni e che verrà eseguito dal restauratore Nicola Salvioli, già impegnato in passato nel restauro di altre opere bronzee di Donatello. Il progetto, in collaborazione con l’Istituto centrale del restauro, è possibile grazie a Save Venice, per mezzo dei donatori Jon e Barbara Landau, e Friends of Florence, grazie alla sostenitrice Stacy Simon. Le organizzazioni americane hanno stanziato rispettivamente 550 mila euro, mentre il Ministero per la fase di diagnostica ha destinato un importo complessivo di 150 mila euro.

La prima fase di indagini

Il monumento equestre realizzato da Donatello tra il 1447 ed il 1453 è un capolavoro simbolo identitario della città Padova, dedicato a Gattamelata, al secolo Erasmo da Narni, commissionato dagli eredi con l’avvallo del Senato della Repubblica di Venezia per commemorare il condottiero morto il 16 gennaio del 1443. L’opera ormai da diverso tempo era ricoperta dal guano e mostrava segni di deterioramento, in particolare al basamento con parti in muratura in trachite e pietra d’Istria per via dell’esposizione continua alle intemperie e delle malte cementizie applicate durante interventi precedenti a metà dell’800. L’opera venne rimossa solo due volete in precedenza: la prima fu nel 1917, quando il monumento venne ricoverato a Roma in Palazzo Venezia sino al termine della Grande Guerra nel 1919, e la seconda nel 1940, quando nuovamente il Gruppo fu smontato all’inizio del Secondo conflitto mondiale e ricoverato presso l’Abbazia di Carceri d’Este (PD), dove restò sino al 1945. Il progetto di restauro ora in corso mira a risolvere definitivamente problemi già affrontati in passato senza grandi risultati. «La prima fase delle indagini, condotte d’intesa con la Soprintendenza e con la collaborazione del CIBA – Centro di studi e ricerche sui beni culturali dell’Ateneo di Padova, ha permesso di identificare e approfondire lo stato di alterazione delle superfici bronzee del gruppo equestre e la vulnerabilità strutturale dell’opera e del suo basamento in pietra, confermando la necessità di dover realizzare l’intervento conservativo in un ambiente controllato e protetto» ha spiegato Ugo Soragni, che anticipa che non si conoscono le tempistiche che occorreranno per eseguire il restauro.

L’eccezionale spostamento dell’opera

Fase senz’altro spettacolare dell’intera operazione è stata sicuramente la rimozione del gruppo scultoreo nelle giornate dell’8 e 9 ottobre scorsi, che dopo due anni di indagini ha sancito il primo capitolo verso il restauro. Le movimentazioni dell’opera sono state seguite dagli ingegneri Filippo Casarin e Marco Mocellini di R- Struct Engineering, coadiuvati da Arterìa di Firenze che ha condotto le delicatissime fasi dello spostamento di tutto il gruppo bronzeo. La movimentazione è stata controllata tramite sensori di deformazione applicati alla statua: «Gli esiti del monitoraggio indicano deformazioni sostanzialmente nulle in seguito alle operazioni di movimentazione» hanno spiegato gli ingegneri. Prima di staccare il monumento sono stati rimossi tutti gli accessori mobili quali: la spada, gli speroni, le redini e il morso. Per primo è stato spostato il cavaliere dal peso di 460 kg, procedendo ad un imbrago localizzato nella zona della sella, che presentava il maggior spessore bronzeo, trattandosi di un unico elemento di fusione caratterizzato da metallo di maggior spessore, evitando la zona ascellare e quella del busto, essendo elementi giuntati e già sollecitati durante le precedenti movimentazioni. Per massimizzare la sicurezza della statua inoltre è stato deciso di prevedere elementi sagomati lignei sia sulla parte dell’arcione che della schiena del cavaliere, in modo da ridistribuire adeguatamente le azioni derivanti dal sollevamento. La rimozione del cavallo poi, di 1.500 kg, è stata condizionata dalla ricollocazione che era avvenuta nel 1945. In quell’occasione probabilmente non fu possibile riconfigurare il montaggio originale e i ferri che fuoriescono dalle tre zampe di appoggio vennero fermati alla pietra sottostante con cemento e piombo. Una volta che il cavallo è stato imbragato e messo in sicurezza con l’autogru, in accordo con la Soprintendenza, è stato necessario allora tagliare i perni così da evitare inutili sollecitazioni al piedistallo in pietra d’Istria, già apparentemente compromesso».

Donatello ebbe un ripensamento

Dalle indagini preliminari è emerso un dettaglio inedito: «Nei due bronzi perfettamente combacianti Donatello ebbe forse in fase di esecuzione dei ripensamenti, che solo ora sono visibili sulla schiena del cavallo a seguito della rimozione del condottiero. In particolare Donatello doveva aver pensato inizialmente ad una sella diversa che cambiò però quando realizzò il cavaliere. Una grande apertura presente sul lato sinistro, tra l’arcione anteriore della sella e la criniera che risulta tagliata, probabilmente era stata chiusa da un elemento andato perso nel tempo, forse bronzeo, ma non si esclude potesse essere anche ligneo o di terracotta, che nel tempo ha consentito all’acqua e ai piccioni di entrare nel cavallo» spiega il restauratore Nicola Salvioli, dicendo che il fatto è particolare, visto che Donatello lavorava sempre in esubero. «Su questo monumento non possiamo inventare e sperimentare niente. Donatello è diverso dagli altri artisti del suo tempo, è eclettico e inventa sempre qualcosa si nuovo, perciò prima di affrontarlo bisogna capirlo. La mappatura fatta nel 2023 è stata importante per vedere la composizione del monumento, costituito da circa 40 pezzi. – spiega ancora il restauratore –  Nel cavallo, di cui non esistevano foto interne, è stato trovato uno strato di detriti e sporco portati dall’acqua che entravano in particolare dall’ascella e da piccoli buchi anche di 3 – 4 mm, causando la corrosione e la rottura dei ferri. Sarà necessario quindi pulire soprattutto l’interno di cavallo, che presenta inoltre più di un centimetro di calcare e residui» dice il restauratore, anticipando che ad oggi nel cavallo sono stati rimossi parte degli spessi depositi che si erano adagiati nella pancia e nelle zampe: «Abbiamo tolto polveri e detriti tra cui resti di lucertole e pezzi di piccione, altri invece ormai sono cementati e diventati tutt’uno con il pastone di terra» afferma, spiegando che esternamente il bronzo essendo lavorato è meno rovinato, mentre all’interno essendo grezzo è più soggetto a corrosioni.

Incerto il futuro collocamento del monumento

«Siamo felici di contribuire al restauro di un’opera così significativa del grande Donatello» ha detto Simonetta Brandolini d’Adda, presidente di Friends of Florence, ringraziando tutte le maestranze che prendono parte all’intervento. «Quando ci sono opere di grande importanza lavoriamo anche fuori dalla laguna per salvaguardare il patrimonio artistico nei territori della Serenissima» ha detto Melissa Conn, direttrice dell’ufficio veneziano di Save Venice. Ora gli ulteriori accertamenti diagnostici valuteranno il livello di alterazione delle superfici e dei materiali costitutivi soprattutto in vista della destinazione dell’opera scultorea. Sarà infatti da valutare se questa tornerà nella sua collocazione originaria, in balia degli eventi atmosferici e inquinanti, o se invece verrà musealizzata, come auspica Soragni, per garantirne una migliore conservazione: «Non vorrei tra 50 anni registrare che dettagli decorativi e tracce di doratura presenti, sia pure in forma esigua, non fossero più percepibili e riscontrabili. Nel caso l’opera restasse all’esterno, si valuterà anche il costo delle operazioni manutentive periodiche» conclude il direttore scientifico, sottolineando che ora il progresso tecnologico permette di realizzare copie perfette.

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