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Giovane Montagna: pronta la spedizione in Marocco

Il prossimo 24 maggio dodici soci della sezione lagunare partiranno per conquistare la vetta più alta della Catena dell’Atlante in Marocco. Il presidente Piasentini: «Così onoriamo gli 80 anni dalla nascita della sezione»

È iniziato il conto alla rovescia per la spedizione in Marocco “Leggenda nella leggenda”, che la Giovane Montagna di Venezia realizzerà in occasione dell’80esimo anniversario dalla nascita della sezione. La spedizione si terrà esattamente tra un mese, dal 24 al 31 maggio sulla Catena dell’Atlante in Marocco, aerei permettendo – chiosano i responsabili – vista la difficile situazione internazionale. Il gruppo di escursionisti composto da dodici soci, coordinati da Alessandro Piasentini, saliranno sulla cima guidati dalla guida alpina di esperienza quarantennale Maurizio Venzo e da sua moglie Monica Malgarotto, anche lei guida esperta, insieme anche ad una guida locale. «La meta è sulla cima più alta, il Toubkal, a 4.167 metri, per onorare gli 80 anni dalla fondazione della sezione e per rinnovarne la tradizione alpinistica» dice il presidente della sezione Tita Piasentini, spiegando che per onorare il significativo traguardo della sezione non ci si poteva esimere dal compiere una spedizione internazionale.

La preparazione

I soci che parteciperanno alla spedizione si sono trovati nella serata di martedì 14 all’Hotel Amadeus con la guida Venzo e gli organizzatori per preparare ogni dettaglio della partenza e, con l’occasione, sono stati consegnati anche gli attestati ai partecipanti al corso di scialpinismo da poco conclusosi. Venzo da sempre collabora con la Giovane Montagna: «Il legame con il presidente e diversi soci di lunga data è tanto forte che è sempre un piacere organizzare qualcosa con loro» dice. Suo compito durante la serata è stato quello di fornire ogni dettaglio sulla spedizione per rendere i partecipanti consapevoli, nel rispetto della montagna e dell’ambiente in senso più generale, con l’obiettivo di non andare mai oltre i propri livelli e capacità: «Questo perché quando subentra l’incertezza o la si sa gestire o è finita» sottolinea Venzo, annunciando che non si sa ancora se serviranno piccozza e ramponi. Sulla catena montuosa fino a poco tempo fa infatti ha nevicato e tra una ventina di giorni, a ridosso della data di partenza, la guida locale comunicherà se sarà necessario munirsi anche dell’attrezzatura per affrontare eventuale ghiaccio e neve ad alta quota. «A metà maggio le condizioni saranno primaverili – estive, qualche macchia di neve ci sarà, ma non sappiamo ancora in che quantità» precisa la guida esperta.

Piano b e raccomandazioni per il possibile “mal di montagna”

Venzo è stato già due volte sulla Catena dell’Atlante ma con gli sci d’alpinismo: «È la prima volta che la faccio la salita» ha detto, anticipando che il gruppo partirà dal caldo della pittoresca Marrakech per arrivare al freddo della montagna e durante la salita dormirà in tenda. La salita lunedì 25 inizierà dal passo Adda a 2900 m e gli escursionisti arriveranno al villaggio di Wansekra. I giorni seguenti attraverseranno la famosa valle di Imnan, raggiungeranno il villaggio Tizi Oussem, incastonato nella montagna, e quello pastorale di Tamsoult. La salita sul “Tetto del Nord Africa” avverrà nella giornata di venerdì 29 maggio, per poi ridiscendere il giorno seguente verso il villaggio sacro di Sidi Chamharouche e rientrare a Marrakech attraverso le gole di Moulay. Il gruppo camminerà dalle 4 alle 7 ore al giorno, ma la guida assicura: «Non dobbiamo correre. La guida locale sarà accompagnata dai mulattieri che con i muli trasporteranno i bagagli e prepareranno sempre sul momento cose fresche da mangiare, tra cui non mancherà il tajine, piatto tipico marocchino a base di cous cous». L’importante è sempre avere un piano b: «In caso di mal tempo per raggiungere la cima sarà possibile evitare il percorso più lungo e accorciare le ore di marcia». E, considerata l’importante altitudine, Venzo avverte: «In caso qualcuno dei partecipanti soffrisse l’alta quota, il così chiamato “mal di montagna” e si manifestassero sintomi quali mal di testa, nausea e insonnia, sarà possibile tornare indietro, soprattutto prima di affrontare l’impegnativo ghiaione che porta alla vetta» spiega la guida, anticipando che dall’ultima tappa, il rifugio a 3200 metri, solo 1000 metri di dislivello circa divideranno gli escursionisti dall’ambita cima. Di solito arrivati a quota 3 mila metri possono esserci i primi segnali di malessere: «Si arriverà gradualmente con molti saliscendi. L’esperienza però mi ha insegnato che già uno dei due sintomi è il campanello d’allarme per tornare indietro prima che il malessere diventi insostenibile – dice Venzo, raccomandandosi con gli escursionisti di vegliare sul compagno di tenda. «A volte per le persone basta scendere anche solo di 100 metri per star meglio» dice, sottolineando che la montagna insegna anche a saper rinunciare.

Una sezione capace di rinnovarsi

«La sezione dopo 80 anni vive e si rigenera. La Giovane Montagna gode di valori importanti, altamente umani, abbiamo il compito di trasmetterli per godere della bellezza che la natura ci offre» ha poi proseguito il presidente Tita Piasentini, sottolineando che dopo il periodo di crisi degli anni scorsi ora la sezione sta vivendo un momento florido di rinascita, in particolare grazie ai due corsi di arrampicata e a quello di sci alpinismo che hanno visto una buona partecipazione giovanile. Domenica 26, invece, i soci si troveranno per la gita di apertura della stagione estiva che prevede il Giro del Lago di Senaiga con la benedizione degli attrezzi e il rancio a Lamon. Un’occasione per stare insieme e vivere un momento di incontro e condivisione tra le alture. «La Giovane montagna di Venezia è sorta dopo la Seconda Guerra Mondiale. Oggi, nonostante il crescente transumanesimo, l’associazione pone al centro l’uomo, con sue aspettative e la sua spiritualità» ha sottolineato invece l’organizzatore della spedizione Alessandro Piasentini, dicendo che chi parteciperà al “Leggenda nella leggenda” lo farà anche a nome di tutti i soci. Da sempre infatti in Giovane Montagna forte è il senso di fratellanza e di rispetto verso l’uomo e il Creato, certi che la natura è la grande casa dove tutti possono vivere in armonia e aiutarsi vicendevolmente. E la montagna, che spesso porta a trovarsi in situazioni estreme, insegna soprattutto questo.

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