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Glutine e celiachia, quanta confusione!

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di Francesco Bortoluzzi, gastroenterologo Ulss 3 Serenissima

Nel mio lavoro ho ovviamente a che fare con persone (molte…) che lamentano disturbi digestivi, di vario tipo e natura, spesso e volentieri attribuiti quasi d’ufficio ad alcuni cibi piuttosto che ad altri. Indagando un po’, in realtà, si capisce alla svelta come non sia proprio così. Un fondo di verità comunque spesso si trova. In altri casi la sensazione è che si tratti di un fenomeno “modaiolo”, che risente del clima dei tempi. Per vari motivi, infatti, negli ultimi anni il glutine ha raggiunto picchi di notorietà prima impensati.

Immagine di master1305 su Freepik
Cosa è il glutine e quali sono i disturbi collegati

Chiariamo subito una cosa: il glutine è diventato famoso con merito, nel senso che la comunità scientifica ha evidenziato la sua rilevanza per alcuni disturbi intestinali e si è diffusa, finalmente, la consapevolezza del suo ruolo. Da questo, però, a dargli tutte le colpe di ogni fastidio digestivo, il passo è stato breve: cerchiamo quindi di fare chiarezza. Intanto: cos’è il glutine? È una proteina di grano, segale, farro, orzo ed altri cereali, il cui valore nutritivo è modesto, ma che lavora bene come “legante” (dal latino gluten, colla) tanto, ad esempio, da facilitare la panificazione.

I disturbi legati al glutine, in linea di principio, possono essere dovuti ad allergia o intolleranza: l’allergia si comporta come qualunque altra allergia e va trattata come tale. In generale, se sei allergico non lo devi mangiare, sennò ti vengono l’asma o la dermatite o chissà che altro. L’intolleranza invece è dipendente dalla dose: più ne mangi e peggio stai. Dipende da una serie di situazioni legate sia al glutine sia alla nostra pancia e si manifesta con disturbi altrimenti generici come dolore addominale, gonfiore, diarrea o al contrario stitichezza e via discorrendo. Se riduci il glutine nella dieta, stai già meglio.

Celiachia che cosa è, quando si è in presenza di questa intolleranza

La malattia celiaca invece è pure un’intolleranza, in grado però di innescare un’infiammazione dell’intestino e un conseguente danno alle sue cellule: la differenza, dunque, è che un celiaco il glutine proprio non lo deve più mangiare! La maggior parte dei visitatori dei nostri ambulatori con problemi attribuiti al glutine ricadono nella categoria degli “intolleranti semplici” – una variante di fatto del colon irritabile – e magari anche un po’ influenzati dalla fama di questa proteina. Alcuni invece, sono celiaci veri: una malattia che, se non curata, può dare diversi problemi, ben più seri di un generico mal di pancia! Il mio lavoro, va da sé, è beccarli…

Per diventare celiaci bisogna essere geneticamente predisposti; poi può succedere, durante la vita di una persona, un qualche evento, magari una banale infezione o chi sa che altro, che “innesca” la malattia. L’esempio classico che faccio ai miei pazienti è la pistola con il colpo in canna: se non si preme il grilletto il colpo non parte! L’innesco della malattia è chi preme il grilletto, appunto: se questo non capita, celiaco non diventi, anche se sei predisposto a diventarlo.

Foto di CatsWithGlasses da Pixabay
Come si diagnostica la celiachia

E questo è anche il principale motivo per cui il test “genetico” per la celiachia, purtroppo diffusissimo nell’uso comune, per la diagnosi di malattia serve a poco più di nulla, dato che una persona su tre in Italia è portatrice di questa predisposizione! Esiste invece un esame specifico, che dosa degli anticorpi particolari, che, unito ai sintomi eventuali, consente di sospettare la malattia, che poi va confermata con la gastroscopia – ahimè’! – e il prelievo di mucosa intestinale. Allora, e solo allora, il glutine va completamente eliminato dalla dieta e l’infiammazione, progressivamente, si spegnerà.

Quindi, in sintesi: ridurre un po’ di glutine nell’alimentazione può tornare utile a molte persone poco ammalate; eliminarlo, al contrario, è opportuno per poche persone con una malattia un po’ più importante.

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