

Qualsiasi atto medico nasce dalla valutazione dei costi e dei benefici. Nessuna azione terapeutica o diagnostica è esente da effetti collaterali e tutti gli interventi esistono per tutelare l’interesse primario del paziente a vantaggio della sua salute e a salvaguardia della sua vita. La medicina non è una “merce”, ma un atto complesso di natura intellettuale in cui informazione e consenso sono il punto di partenza.
La radiologia, utilizzando forme di energia e farmaci e sottoponendo la persona a esami con evidenti possibili effetti collaterali, che possono o meno portare a un’adeguata diagnosi, in base alla loro qualità e appropriatezza, è immersa in questa realtà. Quando si parla di persone fragili, poi, l’attenzione cresce, pena la nascita di incomprensioni, errori e perdita di fiducia.

La gravidanza è uno dei periodi più delicati della vita di una donna, da essa dipende la perpetuazione della nostra specie, da essa origina la vita. Una meraviglia che va protetta, ma che necessita anche di cure mediche e di esami radiologici.
L’attenzione data dalla radiologia alla gravidanza è quasi maniacale. In reparto sono presenti cartelli in cui si chiede alla paziente di comunicare immediatamente al personale un eventuale stato di gravidanza o un suo sospetto, questo perché l’ipotetico danno è maggiore in un organismo vivente in rapida crescita come un embrione o un feto.

Molto è stato fatto per ridurre i rischi: società scientifiche e istituzioni sono sempre alla ricerca di evidenze che permettano di eseguire le prestazioni radiologiche nella maggior sicurezza possibile. Le fonti di ipotetici danni in radiologia sono: le radiazioni ionizzanti, i campi magnetici e i mezzi di contrasto.
Le apparecchiature radiologiche negli anni sono state costantemente ideate e costruite dall’industria per ridurre l’emissione di raggi X e oggi in ogni esame radiologico è riportata la classe di esposizione e la dose di radiazioni. Gli esami radiologici irradiano quasi esclusivamente la zona sottoposta all’esame e il radiologo ha sempre a disposizione la collaborazione del fisico medico per valutare le azioni svolte.

Nel momento in cui esiste l’esigenza clinica di eseguire un esame le prime due cose da chiedersi sono: se sia veramente necessario farlo o se esso possa essere sostituito da un esame alternativo di diversa natura. Lo stesso discorso vale per i campi magnetici in cui si consiglia prudenzialmente di non esporre la donna in dolce attesa nei primi tre mesi di gestazione. Si sa che gli esami RM vengono eseguiti anche nei feti, ma con più settimane. Il concetto resta lo stesso di cui abbiamo parlato all’inizio: valutare bene il rapporto tra costo e beneficio.
I mezzi di contrasto utilizzati in radiologia, infine, sono da considerare sicuri: il passaggio di queste sostanze attraverso la placenta è minimo e la loro eliminazione veloce. Anche in caso di allattamento i mezzi di contrasto sono sicuri: talora viene consigliato di eliminare il latte materno prodotto nelle 24 ore dopo l’iniezione della sostanza sia essa di natura paramagnetica o iodata. Non è una pratica necessaria, ma è prudente!
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