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I “nuovi veneziani” adottano le aiuole di campo Santa Margherita

Un architetto americano e una manager olandese hanno adottato gli spazi ai piedi degli alberi, con il supporto di alcune associazioni, attività e residenti

Le aiuole di campo Santa Margherita sono fiorite. E il merito non è solo della primavera, ma di due veneziani d’adozione: l’architetto newyorkese Paul Pichardo e la manager olandese Louise H. van Deth. Insieme a loro i ragazzi di Venice Calls, i volontari dell’associazione Masegni e Nizioleti, la cooperativa Aqua Altra, con l’appoggio di alcune attività del campo (in particolare Caffè Rosso e Garden Bistrot) e il coinvolgimento di diversi residenti. Il risultato è che quei rettangoli di terra brulla, ai piedi dei grandi platani, ora sono puliti, curati e soprattutto rigogliosi di belle piante di varie specie: ci sono i rododendri, i tulipani fatti arrivare dall’Olanda tramite l’associazione di Louise e tante altre varietà. Lo spunto di partenza lo ha dato circa un anno fa Paul Pichardo, architetto con casa a Venezia, in zona San Pantalon: «L’idea mi è venuta camminando accanto a quegli spazi vuoti che circondano i quattro alberi principali del campo. C’era bisogno di un po’ di verde e di fiori per ravvivare l’ambiente e rendere la passeggiata più piacevole». Così Paul coglie al balzo l’opportunità di “adottare” le aiuole secondo le modalità previste dal Comune di Venezia: «Dopo che la dottoressa Linda Biliato mi ha concesso l’approvazione per le quattro aree, abbiamo iniziato». Un lavoro non improvvisato, dato che Pichardo nella sua professione trentennale di architetto si è occupato anche di progettazione paesaggistica: «A New York lavoravo per uno studio specializzato in grattacieli; ho progettato edifici a Parigi, Singapore e Hong Kong e mi sono occupato di progettazione paesaggistica. Inoltre ho curato un’area verde a Long Island. Provo un grande piacere nel progettare e curare le piante. Anche se non sono un paesaggista professionista, ho senso del colore e della composizione».

Ora sono 10 i volontari e sei le aiuole fiorite

A Venezia, poi, ha scelto di chiedere consiglio a un professionista: «Nadir Cardenas, ex giardiniere ai Giardini Reali mi ha aiutato nella selezione iniziale e ha inoltre preso accordi con un’organizzazione di volontariato per la fresatura del terreno e il posizionamento di nuovo terriccio. Ora abbiamo circa dieci persone nel gruppo WhatsApp di manutenzione: molti vivono nel campo e aiutano attivamente». Il raccordo tra le persone è stato possibile anche grazie all’associazione Venice Calls e in particolare a Sebastiano Cognolato: «Mia mamma vive qui vicino ed è stata coinvolta anche lei. Ho passato l’infanzia a giocare in questo campo – ricorda Sebastiano – e mi dispiaceva vederlo così». Si è quindi messa in moto una sorta di macchina di socialità che ha coinvolto anche la cooperativa Aqua Altra, che ha messo a disposizione il proprio rubinetto per l’irrigazione, il Caffè Rosso che ospita l’attrezzatura, i volontari di Masegni e Nizioleti, estendendosi così anche alle aiuole del campo che si trovano vicino al monumento, grazie alla disponibilità del Garden Bistrot. Al progetto si sono unite Louise van Deth e Marilisa Menegazzo: «In tutto adesso – spiega Paul – le aiuole fiorite sono diventate sei». La scelta di piante e fiori non è rigida, anzi: «Negli ultimi 11 mesi – spiega Paul Pichardo – ho acquistato circa 50 piante seguendo uno schema casuale. Volevo un approccio democratico, non un disegno formale. Anche se può sembrare caotico, l’effetto voluto è quello di un ambiente boschivo. Ogni aiuola ha una personalità: in una predomina la Cordyline australis circondata da graminacee e rododendri; in un’altra rosmarino e lavanda avvolgono una pianta di amaranto che fiorirà a giugno. La terza ospita due mimose in fiore, mentre la quarta, nella parte principale del campo, ha Camelia japonica e altra edera». In questi giorni i tulipani di Louise sono sbocciati, le mimose sono in fiore e campo Santa Margherita ha un volto più gentile. Tutto questo grazie a tante persone che amano la città. Che arrivino da New York, da Amsterdam o che a Venezia ci siano nate, sono questi i veneziani che ne garantiscono il futuro, un’aiuola alla volta.

 

  Con Louise una visione della città sostenibile

Non c’è solo la passione per le piante di tanti volontari dietro la fioritura di Campo Santa Margherita, ma anche una visione di città sostenibile che parla olandese. Louise H. van Deth, veneziana d’adozione con una casa sul Rio di San Pantalon, porta in campo l’esperienza di una carriera dedicata al sociale e al coordinamento internazionale. Prima di scegliere Venezia come sua seconda casa, Louise ha ricoperto ruoli di grande responsabilità nei Paesi Bassi. «Sono stata direttrice esecutiva della Dutch Aids Foundation, la fondazione olandese per l’Aids, lavorando su progetti internazionali relativi all’Hiv e all’Aids», racconta. Oggi, pur continuando a far parte di diversi consigli di amministrazione come membro non esecutivo, mette la sua capacità gestionale al servizio della tutela urbana attraverso l’associazione Poorters of Venice (cittadini di Venezia), di cui è presidente. L’organizzazione olandese raccoglie fondi per il Comitato olandese per Venezia, che si occupa di progetti di restauro, particolare riguardanti la chiesa di San Zaccaria. Ma non solo: «I Poorters – spiega Louise – sostengono progetti per una Venezia dove le persone possano continuare a vivere e lavorare in un ambiente pulito. Da qui la collaborazione anche con Venice Calls e poi, tra le iniziative più significative, «l’aver portato sette artigiani dell’associazione El Felze ad Amsterdam nell’agosto 2025: durante il Sail 2025, il più grande evento nautico della città, i maestri veneziani hanno potuto mostrare i loro mestieri tradizionali al pubblico nordeuropeo».

Da Amsterdam a Venezia: l'amore per il verde diventa impegno civico

La passione per il giardinaggio è un tratto che Louise porta con sé da Amsterdam: «Lì ho un giardino di città, con piante in vaso in un patio e rose che crescono sulla facciata di casa mia». A Venezia, questo amore per il verde si è trasformato in impegno civico, supportando l’adozione delle aiuole insieme a Paul Pichardo: proprio da Amsterdam sono arrivati i cento bulbi di tulipani che stanno sbocciando in questi giorni. Ma Venezia per Louise è soprattutto il tempo lento della laguna: «Una delle cose che amo di più è uscire in barca nel fine settimana con gli amici. Raggiungere posti che non si possono toccare se non via acqua, fare un bagno, pranzare insieme e poi tornare lentamente indietro, fermandosi magari a guardare il tramonto nel cuore della laguna». Un modo di abitare la città che, come le sue aiuole, richiede cura, pazienza e un profondo rispetto per l’ambiente.

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