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Il cambiamento climatico porta l’aquila minore a Pellestrina

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Avvistato il piccolo rapace dai volontari della LIPU Venezia nell’oasi di Ca’ Roman

Nei giorni scorsi un esemplare di aquila minore è stato avvistato nella riserva di Ca’ Roman sull’isola di Pellestrina. Se la notizia sicuramente rende gli appassionati di ornitologia affascinati dalla presenza del piccolo rapace, agli esperti di clima non può sfuggire che il fatto che un uccello migratore si fermi in zone che tipicamente non appartengono a tappe di questo percorso, è sintomatico di un cambiamento in atto, come testimoniato dalle immagini scattate dalla LIPU Venezia.

Il territorio della laguna si presta a essere luogo di sosta durante una migrazione, facendo da ponte idealmente fra Europa e Africa e molte specie fra cui l’aquila minore usano la nostra penisola per spostarsi verso siti di svernamento come la zona subsahariana. L’attraversamento del Sahara sta però diventando sempre più raro, dato il suo aumento di 800 metri l’anno in latitudine. A causa della desertificazione molti uccelli migratori sono in crisi perché non riescono a portare a termine il percorso, soccombendo per la fatica. Diversi di quelli che vengono tracciati grazie a radio collari spesso periscono per lo sforzo lontano dalle oasi, dove peraltro sono esposti al rischio di bracconaggio.

Inanellamento di un pulcino di fratino
Le diffusione dell’aquila minore e le rotte migratorie

L’aquila minore o hieraaetus pennatu, in Europa non è molto diffusa, in quanto non incontra condizioni particolarmente favorevoli, con una popolazione stimata in poche migliaia di coppie di esemplari, concentrate in prevalenza nelle aree costiere della penisola iberica e della Francia, oltre alle pianure dell’Europa Orientale e nei Balcani. L’habitat ideale di questa specie è costituito da foreste, infatti si ciba di altri uccelli, piccoli mammiferi e lucertole, catturandoli in picchiata o cacciando direttamente sulla sommità degli alberi.

Per la riproduzione invece si sposta in territori che ospitano boschi più radi, intervallati da praterie e terreni, in prevalenza in aree continentali di Spagna, Balcani, Asia Minore e Russia. In Italia non nidifica e raramente è osservabile, eccetto per alcuni esemplari che durante il periodo di migrazione in primavera e autunno sorvolano il nostro Paese in direzione dell’Africa o sulla via di ritorno, in viaggi di migliaia di chilometri. Trovare l’aquila minore nel nostro territorio veneziano è sinonimo da un lato di condizioni favorevoli, soprattutto a Ca’ Roman, che con il suo isolamento costituisce un luogo sicuro e selvaggio al tempo stesso in una zona paradossalmente contraddistinta dalla presenza umana, dall’altro dal cambiamento di abitudini di questo rapace.

Volontari LIPU Venezia a protezione dei nidi di fratino durante una mareggiata
Perché la conservazione di specie come l’aquila minore è importante

In un momento storico in cui tutto il pianeta si trova a fronteggiare un’emergenza climatica qualcuno potrebbe chiedersi perché ci si dovrebbe occupare di uccelli. In realtà solo una lettura miope dei fenomeni biologici sottostima i cambiamenti nei comportamenti animali. Nello specifico l’aquila minore, come altri rapaci, è in cima alla catena alimentare, quindi mantenere la biodiversità significa non rompere questi delicati equilibri. Il fatto che i rapaci siano a rischio e sempre più esigui comporta il proliferare di corvidi, colombacei e gabbiani, visto che nessuno minaccia le loro uova e l’uomo, con una errata gestione dei rifiuti, rende il cibo a disposizione in abbondanza.

Il rischio maggiore per l’aquila minore, oltre all’aumento della desertificazione e l’allungamento delle proprie rotte migratorie, è proprio l’uomo. Questo uccello ha un’apertura alare simile a quella della poiana ed entrambi sono spesso vittime di morte sui cavi elettrici dell’alta tensione o investiti. L’aquila minore è poi anche soggetta a bracconaggio, soprattutto nei nidi, per allevare e poi vendere i piccoli sul mercato della falconeria, prevalentemente nell’area del Medio Oriente e dei Balcani. Con i cambiamenti climatici in corso l’Italia potrebbe diventare un punto di arrivo oltre che di passaggio in futuro, questo significa che si estenderebbe a questa specie la stessa tutela prevista per gli altri uccelli selvatici dalla Direttiva 2009/147/CEE.

Fratino con il suo piccolo
L’impegno di LIPU Venezia per la lotta alla conservazione

La LIPU di Venezia si impegna proprio in questa salvaguardia delle specie tipiche della laguna. Nell’oasi di San Niccolò al Lido di Venezia i volontari sono occupati a preservare alcune specie a rischio, proprio per la loro caratteristica di nidificare in spiaggia come il fratino e il fraticello. I nidi di queste specie sono minacciati, oltre che dalla presenza dell’uomo e degli stabilimenti balneari in prossimità dell’oasi naturale, da cani lasciati senza guinzaglio e gatti randagi che distruggono le covate o costringono i genitori a lasciare i pulcini al loro destino prematuramente. Nel 2023 hanno preso il volo 15 piccoli, un grande risultato rispetto alle nascite dei dieci anni precedenti, di questi due sono stati riconosciuti, attraverso gli anellini apposti dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), in svernamento a Punta Sabbioni.

«Presidiare questi luoghi è un lavoraccio, ma non farlo ci peserebbe di più – raccontano da LIPU – il fratino è diventato l’emblema di questa striscia di spiaggia naturale, vista la pressione umana che subisce sui litorali sabbiosi e senza il nostro intervento di difesa con recinzioni e sorveglianza, le covate sarebbero spacciate e avremo perso una specie interamente per colpa dell’uomo. Le persone vedono e riconoscono questo impegno, dal motociclista che prima ci ha aggredito quando gli abbiamo spiegato che stava entrando in oasi protetta e che poi si è venuto a scusare, fino alla gente che ha fermato di sua iniziativa due turiste che con i propri cani si erano messe a inseguire i fratini. Tantissimi condividono con noi gli obiettivi, ma non le fatiche, per cui chi volesse aiutarci e diventare volontario non ha che da contattarci a venezia@lipu.it».

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