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Il Covid ancora tra noi? Sì: circola di più, ma è meno grave

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di Sandro Panese, Direttore UOC Malattie Infettive Ulss 3 Serenissima

Con la stagione fredda ormai alle porte torniamo a parlare di SARS-CoV-2: si sta infatti osservando ovunque nel mondo un significativo aumento dei casi di Covid-19 – è utile ricordare che Covid-19 è la malattia causata dal virus SARS-CoV-2 – e nel Veneto si sono registrati nell’ultima settimana di settembre quasi 94 casi ogni 10mila abitanti.

La sorveglianza, che viene continuamente attuata sia in campo nazionale sia in quello internazionale, ci ha rivelato che questa parziale ripresa dell’epidemia non è dovuta alla comparsa di nuove e più pericolose varianti virali: le sottovarianti ora circolanti, infatti, appartengono quasi tutte alla ben nota variante Omicron.

Immagine da Freepik
La varianti di Coronavirus con cui abbiamo a che fare

Cercando di semplificare al massimo questi complessi aspetti di virologia si può dire che le diverse sottovarianti, appartenenti quindi a una stessa variante, tendono a mantenere le stesse caratteristiche cliniche, epidemiologiche e immunitarie. Per fare un esempio, negli ultimi tempi abbiamo sentito parlare di virus dai nomi curiosi come Kraken, Eris, Pirola: tutti questi virus sono sottovarianti di Omicron, comparsa verso la fine del 2021. Rispetto ad Omicron possono presentare qualche differenza in termini di diffusività, ma non in termini di gravità clinica.

Il recente aumento dei casi è principalmente dovuto all’aumento generale della circolazione delle persone durante l’estate: questo ha portato inevitabilmente a una crescita dei contagi e quindi dei casi di malattia, ma non della sua gravità. In Italia il tasso di letalità del Covid-19 è sceso da un valore iniziale superiore al 14%, cioè più di 14 decessi su 100 pazienti ammalati nel primo periodo di pandemia nella primavera del 2020, all’attuale valore inferiore allo 0,8%.

I motivi della riduzione del tasso di letalità del Covid-19

Tale risultato è frutto di una serie di interventi messi in campo dal sistema sanitario: miglioramento della fase diagnostica, miglioramento delle terapie – con l’introduzione dei farmaci antivirali e degli anticorpi monoclonali – ma soprattutto per l’immunizzazione di massa indotta dai vaccini.

Va però sempre ricordato che nelle persone fragili a causa dell’età, a causa di altre patologie o per terapie immunosoppressive, resta alto il rischio di sviluppare una forma severa di malattia. E poiché la protezione immunitaria data dal vaccino tende a scemare con il tempo è assolutamente opportuno sottoporsi ai richiami vaccinali che ormai sono stati avviati anche nel nostro territorio. Il nuovo vaccino è stato ulteriormente aggiornato rendendolo ancora più mirato per le sottovarianti virali attualmente in circolazione.

Che futuro ci aspetta con il Covid-19?

SARS-CoV-2 e Covid-19 stanno dunque seguendo la stessa strada di altre patologie virali del passato: dopo una iniziale fase pandemica grave e di grande impatto, questa malattia sta progressivamente rientrando nei limiti degli eventi che fanno parte della nostra normalità, come le ben note influenze stagionali. Se questo è accaduto in pochi anni è grazie ai vaccini, la cui sicurezza è stata affermata in maniera inequivocabile al di là di ogni ragionevole dubbio.

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