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Il Grest, don Redigolo: «Un’opportunità immensa, che dà frutto»

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La testimonianza delle esperienze di animazione

Molti si sono già svolti (e chiusi) nel mese di giugno, altri stanno continuando o si svilupperanno in ulteriori settimane di quest’estate. Per i Grest parrocchiali si può cominciare ad abbozzare qualche prima considerazione di bilancio con don Riccardo Redigolo, coordinatore delle attività diocesane della Pastorale giovanile e vicedirettore dell’Ufficio diocesano per l’evangelizzazione e la catechesi, che in queste settimane ha girato la Diocesi veneziana per visitare ed avvicinare parecchie di queste realtà.

Il significato del Grest oggi
Don Riccardo sintetizza cos’è e cosa rappresenta oggi il Grest: «È una possibilità e un’opportunità immensa che non va perduta, perché evidenzia un concreto aiuto educativo e ricreativo che diamo alle famiglie, insegna gratuità e invita alla collaborazione, mette in contatto e in relazione diverse età, dai ragazzi ai giovani animatori impiegati nel Grest fino ad adulti e anziani che danno la loro collaborazione per qualche aspetto della giornata, preghiera e pranzo compresi (e sono momenti importantissimi!). Questo tipo di attività estiva raccoglie a 360 gradi la vita ordinaria di un ragazzo e può educarlo a crescere come persona e come cristiano».

Il Grest può diventare così il volano adatto per iniziare, magari in pillole, una semplice (ma effettiva) alleanza educativa tra generazioni: «Si innescano delle dinamiche e delle relazioni, ci sono possibilità reali di rievangelizzare perché la fede è innanzitutto un incontro. Ci lamentiamo sempre della fatica nel fare catechismo o nel continuare ad incontrare i ragazzi al di là dei cammino dei sacramenti perché poi spariscono… Qui abbiamo un contatto quotidiano e prolungato non solo con i ragazzi che partecipano al Grest ma anche e soprattutto con le loro famiglie, non foss’altro perché vengono a riprendersi i figli, anche quelle che non vediamo quasi mai, quelle più fragili o tanto assorbite durante l’anno da impegni lavorativi, senza dimenticare poi ragazzi e famiglie di altre culture ed etnie visto che i Grest sono aperti a tutti».
Una sfida per le parrocchie
Per le comunità parrocchiali il Grest diventa un’occasione per osare ed aprirsi positivamente alle circostanze: «Non bisogna mai arrendersi o chiudersi – osserva don Redigolo – anche a costo di fare scelte importanti e puntando sulla qualità della proposta; cerchiamo, ad esempio, di fare anche solo due settimane ma fatte bene e dedicando dei giorni specifici alla formazione degli animatori. I Grest, come i campi scuola, non sono solo la fase finale dell’anno pastorale o un semplice intermezzo estivo; sono piuttosto un inizio e un’opportunità per accendere un dialogo che deve aprire e caratterizzare il nuovo anno. Ci vogliono atti di coraggio, non possiamo affidarci soltanto alle tempistiche o alla routine della scuola per le nostre attività pastorali. Creiamo delle dinamiche nuove di evangelizzazione, anche assumendoci qualche rischio e sapendo che la semente va gettata ovunque».

Accanto alle realtà parrocchiali che hanno proposto il Grest non ci si nasconde che ve ne sono altre che si sono, invece, “fermate” e non l’hanno attivato per i motivi più vari ma, soprattutto, per carenza di figure educative, ossia per la difficoltà di trovare validi animatori e persone responsabili in grado di assumersi la guida dell’iniziativa: «A volte può avere il sopravvento la fatica di fare le cose, un po’ di pigrizia o un generale scoraggiamento che porta a dire: non ne vale la pena… Ma bisogna avere il coraggio, ad esempio, anche di guardare fuori dal proprio orticello parrocchiale, di allargare lo sguardo alla parrocchia vicina e alla realtà della Diocesi, di vedere cosa c’è al di fuori e se ci sono altre persone da coinvolgere, attività e proposte che possono essere colte o con cui si può aprire un canale di collaborazione».

Da don Riccardo giunge anche una semplicissima proposta per il dopo Grest: «Finite le settimane previste di attività, proviamo a tenere aperto il patronato almeno per un po’ di ore durante la settimana. Sarà un’opportunità per continuare a vedere i ragazzi e mantenere vivo un dialogo».
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