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Il Museo Wagner in gestione alla Fondazione MUVE

Firmato l’accordo tra la Fondazione Musei Civici di Venezia, i referenti del Casinò e l’Associazione Richard Wagner. Il museo diventerà il 14° della rete MUVE

C’è un palazzo a Venezia in cui per alcuni periodi soggiornò Richard Wagner, da cui assaporò la magica atmosfera della città lasciandosi ispirare per le sue opere. Il palazzo in quesitone è Ca’ Vendramin Calergi, sede del Casinò di Venezia, dove da diversi anni è sorto il Museo Wagner che presto passerà sotto la gestione della Fondazione Musei Civici di Venezia. Lo scorso 30 marzo, infatti, è stato siglato nella sede del Comune a Ca’ Farsetti un accordo tra la Fondazione MUVE, nella persona della presidente Mariacristina Gribaudi, i referenti del Casinò di Venezia e l’Associazione Richard Wagner, alla presenza del sindaco Luigi Brugnaro e della consigliera delegata a cultura, attività teatrali e cinema, Giorgia Pea. Il Museo Wagner diventa così il quattordicesimo museo della rete MUVE, che cresce e si allarga, ampliando l’idea di “museo enciclopedico” per una città sempre più internazionale che vede il bisogno di creare rete e soprattutto cercare di differenziare i flussi turistici. L’operatività è prevista a partire dal 2027. Dopo una prima fase di studio sui lavori necessari, verranno fatti interventi di valorizzazione sulla sede, sulle attività e sulle collezioni.

I soggiorni veneziani di Wagner: un momento di pace

Nel piano ammezzato del quattrocentesco Ca’ Vendramin Calergi, dove oggi sorge il museo, il maestro Richard Wagner (Lipsia, 1813 – Venezia, 1883) soggiornò per diversi periodi, in fuga dagli affanni quotidiani e dalle tempeste sentimentali. Proprio in laguna Wagner si recava alla ricerca di nuova ispirazione in un luogo appartato, lontano dalle interferenze del mondo. Spinto da un bisogno di quiete, individuò in Venezia la sua oasi: “Mi è diventato del tutto insopportabile il vivere in città grandi, specie per il rumore delle carrozze che mi rende furioso. Ora è risaputo che Venezia è la città più tranquilla, vale a dire la meno rumorosa del mondo e questo mi fa decidere assolutamente per essa”, scriveva in una lettera al suocero Franz Liszt prima di giungere per il primo dei sei soggiorni veneziani, nell’agosto del 1858. Di ritorno da Palermo, nell’aprile del 1882, dopo aver completato la partitura del Parsifal per la seconda edizione del Festival di Bayreuth prevista per l’estate del 1882, subaffitta dal conte Bardi, spesso fuori città, l’intero piano del mezzanino di Ca’ Vendramin Calergi, di cui prende possesso il 16 settembre tornando per l’ultima volta nella città lagunare. Qui vi trascorre l’inverno con la famiglia fino alla morte, avvenuta il 13 febbraio 1883.

Custodite partiture e lettere autografe

È proprio in alcune stanze di quello che fu il suo appartamento  che nel 1995, su iniziativa dell’Associazione Richard Wagner di Venezia, a Ca’ Vendramin Calergi nacque il Museo Richard Wagner. Con l’accordo da poco firmato, la Fondazione Musei Civici assume così la gestione delle sale del museo all’interno dell’immobile del Casinò e delle collezioni in esse contenute, tra cui sono presenti rari documenti, manifesti, partiture, quadri, lettere autografe, dischi, litografie e cimeli che costituiscono un’importante e prestigiosa collezione privata dedicata al compositore tedesco, comprese le opere già appartenenti al patrimonio civico. L’obiettivo dei MUVE sarà quello di valorizzare la storia, le collezioni, la fruibilità e l’accessibilità del museo, arricchendo al contempo l’offerta culturale dei Musei Civici veneziani per rafforzarne l’offerta culturale a livello locale e internazionale. Il patrimonio custodito nel palazzo in particolare poi si lega alle indagini di MUVE, come la storia del teatro e del libretto d’opera di Casa Carlo Goldoni, alle preziose collezioni di strumenti musicali del Museo Correr e, non ultimo, alla grande passione e ammirazione di Mariano Fortuny per il compositore tedesco: mai conosciuto di persona, ma attraverso l’incontro, proprio a Venezia, con l’intellettuale, critico e funzionario delle Belle Arti Angelo Conti, con il quale condivise l’ideale filosofico wagneriano. All’età di diciannove anni Fortuny infatti iniziò a dipingere opere, drammi musicali e atmosfere che oggi popolano proprio le Sale Wagner del Museo Fortuny.

Un accordo per una migliore narrazione

Il nuovo accordo è volto a valorizzare la storia del compositore tedesco a Venezia che, riconosciuto come uno fra i massimi esponenti del romanticismo, fu anche poeta, regista teatrale, direttore d’orchestra e saggista tedesco. «L’ingresso del Museo Wagner nella rete di Fondazione Musei Civici di Venezia contribuisce a rafforzare la vocazione enciclopedica del nostro sistema museale, creando nuove connessioni con le altre realtà museali veneziane, dalla musica al teatro, fino alle arti visive. – ha detto la presidente MUVE, Maria Cristina Gribaudi – Il nostro impegno sarà, ancora una volta, quello della cura: valorizzare questo patrimonio rendendolo sempre più accessibile e integrato nei percorsi culturali della città». Per il Presidente del Casinò di Venezia, Riccardo Ventura, «l’accordo esalta la narrazione storica di Ca’ Vendramin Calergi. Il valore delle opere del Maestro, finora custodito dalla passione di raffinati intenditori, si apre oggi a un abbraccio più universale, diventando parte integrante dell’offerta culturale e museale che la città rivolge al mondo». Soddisfazione anche da parte dell’Associazione Richard Wagner di Venezia, della Fondazione Internazionale Richard Wagner di Venezia e più in generale del mondo internazionale wagneriano. «Siamo tutti soddisfatti del fatto che, a oltre 30 anni dall’accordo culturale in nome di Richard Wagner tra Venezia e Bayreuth – città wagneriana – abbiamo firmato la convenzione con la i MUVE per la futura gestione e sviluppo del Museo Richard Wagner. –  ha concluso Alessandra Althoff Pugliese, presidente dell’Associazione Richard Wagner di Venezia –  Insieme, con il sostegno del Comune di Venezia, nostro socio fondatore, abbiamo raggiunto questo ambito traguardo e guardiamo con entusiasmo alla futura collaborazione».

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