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Il nuovo libro di Marzo Magno su Venezia: oltre il 1797 fino a oggi

La lettura del mese consigliata da Giovanni Pelizzato, libraio della storica La Toletta di Venezia
Alessandro Marzo Magno, Venezia. Una storia di mare e di terra, Laterza 2022, Euro 24.00, 512 pagg.
Un paio d’anni fa Alessandro Marzo Magno, autore e cliente di vecchia data, mi disse “sai che sto scrivendo una storia di Venezia?!” siamo abbastanza in confidenza perché potessi rispondergli “come, un’altra? Con tutte quelle già pubblicate?” Sorrise dicendomi di aspettare di leggerla. Quando uscì, ad aprile del 2022, la presi subito in mano. Aveva ragione: quel libro mi ha conquistato – per i motivi che dirò di seguito – e iniziai a consigliarlo in libreria, vendendone, a oggi, un vagone di copie!
La precisione dello storico e la verve del giornalista
Marzo Magno, non solo in questo libro, sia chiaro, e non solo quando si cimenta con Venezia, riesce ad abbinare l’inappuntabile precisione dello storico alla verve del giornalista, catturando l’interesse del lettore senza mai annoiarlo. In particolare qui, in questa storia di Venezia, gioca con uno schema innovativo: fa precedere ciascun capitolo (sono in tutto 24, e scandiscono in ordine cronologico la storia millenaria della Serenissima) da un’ambientazione, un vero e proprio reportage giornalistico da un luogo che caratterizza un dato momento storico e che può essere la Sala del maggior consiglio, il centro della città-fortezza di Palmanova, la spianata fuori delle mura di Famagosta. Sono brevi digressioni che, senza troppo interrompere il fluire degli eventi, contestualizzano la narrazione storica e spesso invogliano ad approfondire. L’altro pregio del libro è quello di spingersi, a differenza della grande maggioranza delle storie di Venezia, ben oltre il fatidico 1797, fino ad arrivare, addirittura, ai giorni nostri. Così facendo Marzo Magno colma quello che sempre di più, nei decenni, è diventato un vuoto che constringe ad approfondimenti autonomi da parte del lettore e alimenta quel senso di distacco tra un’evocata “età dell’oro” di Venezia rispetto a un lungo e mai definito decadimento che ci porta a un – quello sì – triste e problematico presente.
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