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Il romanzo di Maurensig: da trent’anni un rompicapo

La lettura del mese consigliata da Giovanni Pelizzato, libraio della storica La Toletta di Venezia

Paolo Maurensig, La variante di Lüneburg, Adelphi 1993

Non è un “giallo” ma del giallo d’autore ha un implacabile meccanismo a orologeria che, pagina dopo pagina, intreccia due diverse storie che si muovono in due momenti temporali diversi. Messa così, più che un romanzo sembra quasi un rompicapo, un gioco, una complessa partita a scacchi. E con gli scacchi molto di questo libro, opera prima del fino ad allora sconosciuto Maurensig, ha a che fare: ne parla l’incipit – riportando in poche righe, con innegabile efficacia, la leggenda dell’inventore e del sultano cui ne fece omaggio – e vi si basa tutta la trama. Eppure è apprezzabilissimo anche per chi non ha mai giocato a scacchi e nulla sa delle regole del “gioco”. Virgolettato perché, come si capisce dalle prime pagine del libro e come sa chiunque si sia cimentato con la scacchiera, gli scacchi non sono propriamente un gioco ma qualcosa di molto più serio e… pericoloso. Come vedete non sto dicendo un bel niente sulla trama. E niente dirò – nulla dico da quando consiglio, da più di vent’anni, questo libro – perché una delle caratteristiche di queste brevi 150 pagine, oltre alla curiosità che si fa via via più morbosa di arrivare alla fine, è quella di sorprendere a tal punto il lettore da innescare, appena chiuso il volumetto, una serie di considerazioni (elucubrazioni) circa il meccanismo narrativo che sovente – a me è capitato, e so di essere in buona compagnia – spinge, seduta stante, a rileggerlo o perlomeno a ripercorrerne con bramosia i passaggi chiave.

Curiosità sull’autore

E allora, per incuriosirvi ulteriormente, spenderò qualche parola sull’autore, Paolo Maurensig, mancato due anni fa: rappresentante di vini col pallino degli scacchi e della narrativa, scrisse la Variante tenendola nel cassetto fino alla pubblicazione, per Adelphi, nel 1993 (trent’anni: sono trent’anni che ho letto questo libro, più almeno quattro riletture: caso unico per quel che mi riguarda, all’infuori ovviamente della poesia). Da allora è passato armi e bagagli alla letteratura, scrivendo almeno un’altra dozzina di libri. Da scacchista, invece, inventò una particolarissima “variante” che, giocata col nero, col sacrificio di un cavallo portava spesso a risultati sorprendenti, riconosciuti perfino da Bobby Fischer, campione del mondo di scacchi negli anni Settanta (storiche le sue sfide con Boris Spasskij).

Direttamente dal libro…

Siete arrivati fino a qui? Allora meritate lo spoiler! Della Variante? Fossi matto! Della leggenda dell’inventore. Eccola, come la scrive Maurensig: “quando il gioco fu presentato per la prima volta a corte il sultano volle premiare l’oscuro inventore esaudendo ogni suo desiderio. Questi chiese per sé un compenso apparentemente modesto, di avere cioè tanto grano quanto poteva risultare da una semplice addizione: un chicco sulla prima delle sessantaquattro caselle, due chicchi sulla seconda, quattro sulla terza e così via… Ma quando il sultano, che aveva in un primo tempo accettato di buon grado, si rese conto che a soddisfare una simile richiesta non sarebbero bastati i granai del suo regno, e forse neppure quelli di tutta la terra, per togliersi dall’imbarazzo stimò opportuno mozzargli la testa”.

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