

Una Via Crucis per riscoprire il senso della libertà, guardando al gesto di libertà più grande della storia: la morte in croce di Gesù. Venerdì 20, oltre 200 giovani della diocesi di Venezia hanno accolto l’invito della Pastorale giovanile a partecipare all’ormai consueta Via Crucis per i giovani insieme al Patriarca Francesco Moraglia. Quest’anno, la scelta della sede è caduta sulla parrocchia di Chirignago e sugli spazi del Centro Don Orione. Quattro sono state le stazioni scelte dalla Pastorale, a simboleggiare non solo quattro tappe della Passione di Cristo, ma anche quattro momenti esistenziali della vita di ciascuno: caricarsi della croce, camminare verso il Calvario, farsi aiutare dal Cireneo, donare la vita attraverso la morte.

A dare corpo a queste stazioni sono state alcune testimonianze, scelte per rispecchiare la pluralità di vocazioni all’interno della Chiesa: Giorgio e Matilde Giachi, due giovani sposi di Chirignago, Lorenzo Monfardini, giovane seminarista, la storia di padre Pierre Al-Rahi, sacerdote maronita ucciso in Libano il 9 marzo scorso, una lettera dalle suore del Convento delle Carmelitane Scalze di Sant’Alvise a Venezia e, per ultimo, l’esempio di Sammy Basso. Alla prima stazione, il racconto della Passione aveva le voci di Matilde e Giorgio: «Abbiamo deciso di sposarci, dopo un fidanzamento non privo di dubbi e difficoltà, il 24 settembre, un venerdì, per ricordarci che il nostro matrimonio è legato alla croce, che non è sofferenza, ma amore che salva. Il Signore, infatti, quando chiama, non molla la presa». Dopo i due giovani sposi, è il momento di Lorenzo, che racconta così la sua scelta di seguire il Signore: «Quando alle superiori ho incontrato alcune difficoltà mi sono reso conto di aver costruito molto fuori di me, ma che dentro di me non avevo nulla. Lì sono crollato, e mi sono sentito solo e vuoto, senza senso. Ma lì è arrivato il Signore a prendermi. Mi ha trovato e mi ha cercato quando ero più smarrito. Interrogarsi sulla vocazione non è cercare qualcosa da fare, ma è scoprire cosa il Signore ha scelto per te. Quando incontri la vocazione, ti conosci dentro».

Di fronte poi al dramma della guerra, alcuni giovani della Pastorale Giovanile hanno animato un dialogo attorno alla figura di padre Pierre: «Più spaventoso della guerra è, nella nostra vita, la convinzione che non valga più la pena restare in questo cammino. La guerra, infatti, può distruggere le case, le strade, i sogni; ma non può distruggere l’amore di chi dona la sua vita come padre Pierre». Alla stazione del Cireneo, infine, le Suore Carmelitane hanno condiviso in poche parole la loro esperienza di vita comune: «Cristo, nessuno lo possiede da solo. È nel volto della comunità che Cristo sta nascosto in tutto il suo mistero».
La Via Crucis si è infine conclusa, nella sua quarta e ultima stazione, in chiesa, con un intervento del Patriarca sul senso di donare la vita come Gesù. «Chi non ha un motivo valido per morire, non ha un motivo valido per vivere» ha detto il Patriarca ai giovani e, nel parlare della Croce, ha ricordato la figura di Sammy Basso, divulgatore e attivista veneto, affetto da progeria e morto il 5 ottobre 2024: «Abbiamo bisogno di testimoni a cui guardare, per questo voglio ricordare Sammy Basso. Sammy ha vissuto il suo stato di vita con grande libertà, al punto da avere un rapporto col suo corpo più sereno di quello di tanti suoi coetanei “sani” e normodotati». Di fronte all’apparente contraddizione di Sammy, risponde lo stesso Patriarca: «La libertà, nella nostra vita, è riconoscere che c’è un amore più grande, che ci tiene tra le mani. La nostra vita, infatti, è un cammino in cui si realizza la nostra vocazione, e ci si realizza nella vita di ogni giorno, attraverso le nostre scelte». Secondo il Patriarca, per rispondere più compiutamente alla chiamata di libertà che ci viene rivolta, è necessario ritornare ai “fondamentali” della vita cristiana, come il sacramento della riconciliazione. Rivolgendosi ai sacerdoti presenti alla Via Crucis, il Patriarca infine li ha esortati a rendere le loro comunità dei luoghi in cui far riscoprire alla gente la gioia di essere perdonata.
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