

Per molti il sestiere di Santa Croce è solo un luogo di passaggio, ma se si allenta un attimo il passo si possono scorgere chiese che sono dei veri tesori che sembrano esser sospesi tra Bisanzio e il Rinascimento. Alcuni di questi edifici sacri fanno parte di Chorus, l’Associazione per le Chiese del Patriarcato di Venezia che si impegna per tutelare, diffondere e rendere accessibile il patrimonio artistico e sacro veneziano.

L’itinerario proposto inizia nel IX secolo, all’interno di una delle chiese più antiche dell’isola: San Giacomo dall’Orio, la quale domina l’omonimo campo.San Giacomo dall’Orio ha una doppia anima, infatti, l’esterno appare sobrio e arcaico, mentre lo spazio interno è ingegnosamente articolato e caratterizzato da un’atmosfera raccolta e suggestiva, grazie alla presenza delle travature e del soffitto ligneo. La sua forma attuale, a croce latina con tre navate e transetto, è frutto di una ricostruzione iniziata nel 1225 e di successivi cambiamenti avvenuti nel corso del XV secolo e del XVI secolo. Tra gli elementi bizantini riconducibili alla ricostruzione del 1225 troviamo la colonna di marmo verde con capitello ionico, la quale è nota per essere stata ammirata e nominata da dei giganti delle letteratura, come John Ruskin e Gabriele d’Annunzio. La chiesa, oltre a custodire alcuni capolavori della pittura rinascimentale veneziana realizzati da Palma il Giovane, Veronese e Francesco Bassano, ospita la pala dell’altare maggiore raffigurante la Vergine con il Bambino tra Apostoli e Santi, una delle poche opere dell’artista marchigiano Lorenzo Lotto custodite a Venezia.

Proseguendo il viaggio verso il Canal Grande ci si imbatte in San Simeone Profeta, nota a tutti come San Simeon Grande. La chiesa venne denominata “grande” per differenziarla dalla chiesa di San Simeone Piccolo, la quale, prima dei lavori di ampliamento, aveva delle dimensioni inferiori, ma attualmente risulta abbastanza piccola e discreta anche rispetto alle architetture circostanti. Il nucleo fondante della chiesa, costrutito molto probabilmente con legno e paglia, risale al 967. Purtroppo, un incendio distrusse questa umile costruzione e attorno al 1150 si decise di iniziare a costruire l’edificio in solide pietre. La chiesa subì diversi processi di ristrutturazione: nel XVII secolo venne sostituito il pavimento originale, mentre nel Settecento l’architetto Margutti ne rivoluzionò l’aspetto. All’interno di San Simoen Grande sono custodite le reliquie del Santo sormontate da un capolavoro di realismo gotico: la statua del San Simeon Giacente di Marco Romano. Altre due opere degne di nota sono: una delle tante versioni dell’Ultima Cena realizzate da Tintoretto e una magnifica Presentazione al Tempio realizzata da Jacopo Palma il Giovane, arricchita dai ritratti dei committenti.

Questa tappa dell’itinerario alla scoperta dei tesori di Santa Croce si conclude nella chiesa di San Giovanni Battista Decollato, meglio conosciuta come San Zan Degolà. Questo edificio rappresenta una gemma piuttosto rara, poiché è l’unico esempio di architettura bizantina giunto fino ad oggi pressoché intatto e con le volumetrie originali. Ci sono diverse ipotesi riguardanti la data della fondazione, la prima documentazione certa dell’esistenza della chiesa risale al 1007 e risulta esser stata costruita dalla famiglia patrizia dei Venier. In epoca napoleonica la chiesa venne chiusa, anche a causa della sua instabilità, ma venne riaperta nel 1818 in seguito ad un restauro. Nonostante i vari interventi conservativi, l’interno della chiesa è rimasto pressoché inalterato, sia planimetricamente che architettonicamente. La struttura di tipo basilicale del XI secolo con copertura a carena di nave è suddivisa in tre navate, le quali sono divise a loro volta da delle colonne in marmo greco con capitelli bizantini del XI secolo. Nel XX secolo è stato fatto un restauro che ha riportato alla luce prestigiosi affreschi di scuola bizantina nella cappella laterale sinistra. San Zan Degolà, che oggi ospita la comunità Ortodossa, rappresenta una tappa imperdibile. Tra le sue pietre il rito bizantino risuona, mantenendo viva quella vocazione di ponte tra l’Oriente e l’Occidente che da sempre caratterizza Venezia.
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