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Iuav Venezia: protezione delle zone umide della laguna

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Un impegno per salvaguardare le aree dai cambiamenti climatici con il progetto “GREW”

«Forse non tutti lo sanno, ma le zone umide, quelle porzioni di territorio non coperte in modo continuativo dall’acqua, dotate di diversi gradienti di umidità, dalle aree costiere alle golene interne dei fiumi, sono i terreni con il maggiore livello di biodiversità al mondo, molto di più delle foreste e hanno la maggior capacità di accumulo di CO2». Come spiega la professoressa dello Iuav Venezia Maria Chiara Tosi: «La capacità di assorbimento di anidride carbonica è quasi 8 volte quella di un bosco, ma purtroppo sono fra le aree a maggior erosione nel mondo».

Per proteggere questo fragile ecosistema, l’Università Iuav di Venezia è coordinatore del progetto europeoGREW” per la laguna di Venezia. «Fra i fenomeni più gravi a cui sono soggette vi è l’innalzamento del livello del mare e la conseguente salinizzazione, come il cuneo salino che sta mettendo a dura prova il delta del Po, minacciando anche l’agricoltura, perché l’acqua salata invade i campi dal terreno – continua la docente che è referente scientifica di progetto – le altre minacce sono legate alla sempre maggiore scarsità di precipitazioni, infatti la siccità senza la presenza di acqua dolce sul suolo, favorendo la risalita di acqua salmastra, porta con sé la morte di specie vegetali e animali».

Cosa prevede il progetto interregionale “GREW”

Si tratta di una programmazione per la gestione delle aree umide per l’adattamento ai cambiamenti climatici, finanziato dal programma Interreg VI A Italia-Croazia 2021-2027, che vede la partecipazione di otto i partner e un budget di 2.619.600 euro. “GREW” (Governance of Wetlands in Italy-Croatia cross border region), ha come obiettivo la firma di otto contratti di area umida pilota per le zone costiere fra Italia-Croazia, tra cui la Laguna nord di Venezia, passando dal Delta del Po ferrarese all’area costiera di Zara. Il progetto prenderà avvio l’8 marzo e avrà una durata di 30 mesi.

«Questa attività è una sorta di capitalizzazione del precedente progetto “CREW”, che ha portato alla sottoscrizione di contratti di area umida con forme di governance in cui gli attori locali istituzionali, come comuni e Magistrato alle acque, oltre ad associazioni di cittadini e rappresentanti di categoria, si siedono attorno a un tavolo per discutere quali azioni intraprendere per garantire la conservazione e il potenziamento della biodiversità – spiega la professoressa – abbiamo intercettato 33 soggetti che hanno individuato quasi 80 iniziative, ora l’obiettivo è ripartire da quegli accordi per contrastare o adattarsi ai cambiamenti climatici che stanno mettendo a rischio le aree umide».

Il ruolo attivo di cittadini ed enti del territorio, anche via app

«Contestualmente all’avvio del progetto presenteremo un’app in italiano e croato, ma stiamo valutando anche l’inglese, valida per l’intera area transfrontaliera, con cui i cittadini potranno segnalare che cosa sta succedendo a causa del cambiamento climatico, come la presenza di specie animali aliene come l’ibis in laguna di Venezia – racconta la docente – siamo ottimisti nella partecipazione. Con il progetto precedente abbiamo dovuto scontrarci con le limitazioni imposte dalla pandemia e attraverso la rete Internet siamo comunque riusciti a coinvolgere le persone».

«La pagina Facebook dell’iniziativa di salvaguardia delle zone umide è ormai un luogo consolidato per trovare informazioni in proposito. Oltre a continuare le attività online, per arrivare a chiunque, anche nei luoghi più isolati della laguna, creeremo appuntamenti dal vivo sia per dialogare che percorrere i luoghi in bicicletta o in barca alla scoperta di queste zone fragili ma preziose – aggiunge Tosi – per le istituzioni poi ci occupiamo dicapacity building”, ovvero di formazione per gli enti coinvolti come le amministrazioni comunali, attraverso la disponibilità di tecnici ed esperti, per erogare corsi sull’adattamento e il coinvolgimento di associazioni e comunità locali per prendersi cura e tutelare il territorio, letteralmente adottando barene e coste per coinvolgere anche i cittadini nella salvaguardia».

Le strategie per far durare il progetto nel tempo

Il ruolo dell’Università Iuav, che è capofila dell’iniziativa, è anche quello di assicurare una continuità: «Già con il precedente progetto abbiamo coinvolto e fatto dialogare quei soggetti che, per mandato e missione si occupano di zone umide – chiarisce Tosi – ovvero i consorzi di bonifica, favorendo l’incontro fra tutti quelli dell’Alto Adriatico con convegni e iniziative in modo da condividere le esperienze per promuovere questa cultura della salvaguardia anche nei territori dove è meno sentita e presente. Lo scopo preciso di GREW è la sottoscrizione di un protocollo d’intesa transfrontaliero che impegni le parti ad agire oltre la fine del progetto, con il valore aggiunto di orientare l’azione per l’adattamento ai cambiamenti climatici».

«Come università – conclude – promuovere le coalizioni di soggetti è un modo per dare continuità alle azioni, in modo che gli enti territoriali incamerino obiettivi e competenze per sviluppare questi progetti oltre la scadenza. Noi favoriamo l’incontro ma non abbiamo poi la competenze per gestire la governance. Per incentivare però questi processi continuiamo a partecipare a bandi per la ricerca di finanziamenti dando supporto anche in questo senso, oltre a impegnare poi nostri ricercatori nel corso della progettualità. Questo modo di essere sul territorio per un ente di formazione come il nostro, attraverso questi strumenti potenti dei finanziamenti europei, è in pieno accordo con la nostra terza missione, ovvero iniziative che affiancano la didattica e la ricerca, con ricadute locali, favorendo la partecipazione pubblica».

 

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