

La fotografia torna protagonista all’M9 – Museo del ’900 con BELPAESE. A Photographic Journey, una nuova mostra fotografica curata da Denis Curti e ospitata fino al 13 settembre nella sala M9 Orizzonti, al primo piano dell’edificio mestrino. L’esposizione si inserisce nell’ampio progetto “M9 Contemporaneo”, il contenitore dedicato alle espressioni artistiche del nostro tempo: il nuovo appuntamento concentra lo sguardo sulla fotografia come linguaggio capace di attraversare storia, paesaggio, personalità e identità collettiva. «Con BELPAESE prosegue il percorso che vede la Fondazione di Venezia aprire al pubblico le sue collezioni, in continuità con l’esposizione su Gianni Berengo Gardin nella sede di Palazzo Flangini e con il progetto “Corrispondenze”, qui in M9, che pone in dialogo i dipinti della Fondazione con quelli appartenuti al Presidente Pertini – spiega Giovanni Dell’Olivo, direttore generale della Fondazione di Venezia –. Questa mostra racchiude una delle missioni primarie della Fondazione: conservare il patrimonio collettivo per tutelarlo e renderlo accessibile. Un impegno quotidiano di cui oggi celebriamo la parte più gratificante, quella della restituzione al pubblico, ma che dietro di sé nasconde un lavoro complesso e meticoloso di archiviazione e conservazione per il quale voglio ringraziare sentitamente tutte le persone coinvolte, a partire da Denis Curti che ne ha realizzato la curatela». L’accesso a BELPAESE. A Photographic Journey è incluso nel biglietto del museo

Il cuore della mostra è costituito da cinquanta opere provenienti dalle collezioni della Fondazione di Venezia, selezionate all’interno di un patrimonio fotografico di grande rilievo. Gli scatti esposti permettono di attraversare un secolo di storia italiana tramite lo sguardo di alcuni tra i più importanti autori della fotografia nazionale. A essere raccolte sono istantanee attraverso cui orientarsi nella stratigrafia dei paesaggi umani e geografici del Belpaese: un vero e proprio itinerario dentro l’Italia del Novecento, restituita attraverso i suoi luoghi e le sue trasformazioni. La fotografia emerge così nella sua doppia natura: da un lato testimonianza documentaristica, dall’altro forma d’arte autonoma, capace di dialogare con gli altri linguaggi espressivi e di restituire al pubblico una lettura più complessa del territorio. La fotografia diventa così una forma di conoscenza, capace di cogliere ogni cambiamento, facendosi ponte tra storia e attualità. Nel passaggio dal Dopoguerra a oggi, il paesaggio italiano appare come un archivio di segni, in bilico tra contraddizioni e simboli: sono campagne, città, periferie, volti, strade, architetture e presenze umane a comporre una mappa visiva in continua trasformazione. L’Italia immortalata appare come un organismo vivo, attraversato dalla grande Storia. La mostra è un percorso che invita a guardare il Belpaese oltre la classica immagine iconografica da cartolina, per ritrovare invece, nella fotografia, echi di memoria e appartenenza.

Il percorso espositivo si snoda attraverso la forza degli autori chiamati a comporre questo racconto corale italiano. Ferdinando Scianna porta uno sguardo narrativo, profondamente legato alla Sicilia, alla memoria, ai riti collettivi e alla capacità dell’immagine di farsi racconto civile e letterario. Fulvio Roiter, maestro del colore e del viaggio, ha invece contribuito a costruire un’immagine luminosa e riconoscibile dei luoghi, da Venezia alle grandi geografie internazionali, con una fotografia capace di unire precisione compositiva e immediatezza visiva. Mimmo Jodice introduce un registro più sospeso e contemplativo: nelle sue immagini il paesaggio e l’architettura diventano spazi mentali, attraversati dal silenzio e da una forte densità simbolica. Gianni Berengo Gardin rappresenta una delle voci più autorevoli del reportage italiano: il suo bianco e nero ha raccontato il Paese nelle sue trasformazioni sociali, dal lavoro alla vita quotidiana, dalle città alle periferie, mantenendo sempre al centro l’uomo e il suo rapporto con l’ambiente. In mostra anche Maurizio Galimberti, noto per la ricerca sul mosaico fotografico e per l’uso della Polaroid come strumento di scomposizione e ricomposizione dell’immagine. Il suo lavoro introduce una dimensione più frammentata e dinamica dello sguardo. Insieme, questi autori, tra gli altri esposti, mostrano quanto la fotografia italiana sia stata capace di oscillare tra documento e invenzione, memoria e sperimentazione, restituendo un’immagine del Belpaese estremamente variegata.

Il percorso espositivo nasce dal fondo acquisito nel 2007 da Italo Zannier, critico, studioso e docente, che ha raccolto oltre 12mila volumi e 1.300 fotografie originali che spaziano dalla dagherrotipia alla stampa digitale. L’acquisizione di tutti questi materiali da parte della Fondazione di Venezia ha quindi scongiurato la dispersione di una visione d’insieme rarissima, garantendo la permanenza e la riscoperta di questo tesoro nella città lagunare. La mostra rappresenta così un’occasione unica per accedere a un patrimonio fotografico di straordinario valore storico e artistico, restituendo al pubblico una lettura sfaccettata dell’identità italiana attraverso un secolo di immagini. «Queste immagini raccontano l’idea di un’evoluzione del paesaggio a partire dal Dopoguerra a oggi, e prende in considerazione due aspetti della fotografia, quello più documentario, che ha a che fare con un’impronta neorealista, e quello poetico e narrativo, in cui il paesaggio in senso lato si fa paesaggio sociale e umano» spiega il curatore Denis Curti. La selezione delle cinquanta opere costruisce una narrazione in cui la fotografia diventa chiave di lettura dell’identità italiana: ogni immagine contribuisce a comporre un atlante visivo del Paese, nel quale il valore estetico degli scatti si intreccia con quello storico e documentario. L’esposizione permette così di accedere a una raccolta che conserva la memoria di sguardi diversi e complementari, offrendo al visitatore la possibilità di attraversare l’Italia per frammenti, corrispondenze, memorie e risonanze.
BELPAESE. A Photographic Journey trova spazio nella sala M9 Orizzonti, ambiente espositivo del primo piano dedicato alle esperienze immersive e alle mostre temporanee virtuali. «Il progetto “M9 Contemporaneo” si arricchisce di un nuovo capitolo che ci mostra le diverse possibilità narrative che possono originarsi dalla fotografia – sottolinea Serena Bertolucci, direttrice di M9-Museo del ’900 –. Partendo da soggetti diversi, lo sguardo corale di BELPAESE racconta i nostri territori ben oltre la superficie dei singoli scatti, in un grandangolo che include noi stessi e la complessità del nostro rapporto con i luoghi che abitiamo. In questa mostra, la fotografia si fa strumento interdisciplinare di cittadinanza per porre il visitatore al centro di una storia collettiva di cui è esso stesso testimone e protagonista». La vocazione del museo è infatti quella di raccontare la storia materiale del Novecento italiano attraverso linguaggi diversi, come tecnologie immersive, installazioni audio e video, mettendo in relazione passato, presente e futuro. In questa cornice, la raccolta fotografica di BELPAESE diventa uno strumento di cittadinanza e consapevolezza. La mostra si pone in ideale dialogo con la collezione permanente del Museo che occupa il primo e il secondo piano dell’edificio e che racconta il Novecento italiano attraverso i beni culturali che lo stesso secolo ha prodotto. «Grazie al programma di mostre temporanee, al palinsesto di event e alle attività didattiche e formative rivolte alle scuole e a tutti i cittadini, M9 intende essere una casa aperta al territorio, capace di promuovere riflessioni e azioni sul tempo presente e sul futuro» conclude Bertolucci.
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