

La Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari è stata location d’eccezione per un ospite eccezionale: don Fabio Rosini, che lunedì 13 aprile, invitato dalla Pastorale Universitaria di Venezia, ha regalato una serata luminosa nonostante la pioggia battente ai quasi 700 presenti, che per non lasciarsi sfuggire l’opportunità non si sono scoraggiati di fronte alle intemperie. È stata infatti un’occasione unica la presenza di don Rosini a Venezia, data la sua fittissima agenda, che lo vede impegnato in particolare a Roma, la sua città. «Abbiamo provato ad invitarlo consapevoli dell’alto rischio di risposta negativa e invece la Provvidenza ha voluto che si trattasse dell’unico lunedì libero che aveva a disposizione: lo ha colto come un segno ed al nostro invito ha risposto “ho già preso i biglietti del treno”»: così racconta don Gilberto Sabbadin, portando i saluti della Pastorale Universitaria in apertura dell’incontro. Ad introdurre la persona di don Fabio è stato invece Gaetano Giordano, che assieme alla moglie Francesca è tra le guide del percorso diocesano dei 7 Segni, percorso ideato proprio da don Fabio come proseguimento di quello delle 10 Parole. Attraverso questo ruolo, Gaetano ha potuto entrare ancor di più nella profondità e verità di tale percorso, ed è in funzione di ciò che con stima e riconoscenza nella serata ha introdotto l’intervento di Rosini.

Spunto di partenza della catechesi di don Fabio è stato il suo ultimo libro “Ma anche no – La sfida della complessità e l’arte dell’et-et…per salvarsi dalle assolutizzazioni e dalle banalizzazioni”, per constatare i pericoli che si nascondono dietro alla logica dell’aut-aut, meccanismo di assolutizzazione, a cui invece la Chiesa chiama a preferire un’altra logica, quella dell’et-et, unica logica che davvero corrisponde al Credo cattolico, che costituisce il mistero dell’incarnazione, che rispecchia la natura dell’uomo, peccatore e meravigliosa opera di Dio al tempo stesso. Ma come ci si salva dalla tentazione dell’aut-aut, dalle assolutizzazioni? Don Fabio propone delle piste da seguire: un sano distacco, che sappia vedere e considerare il contesto delle cose; l’astinenza, tanto da ciò che è inequivocabilmente male quanto da ciò che sembra bene, per evitare non solo il peccato ma tutto ciò che può crearne occasione; la preghiera, che permette di conoscersi nella verità, e di specchiarsi non nelle proprie miserie ma nello sguardo misericordioso di Dio Padre; una santa pigrizia, che talvolta salva dal peccato; una santa avarizia, un attaccamento per ciò che davvero conta e che davvero nutre; una santa disattenzione, che porti a soprassedere sulla forma per non lasciarsi scappare il cuore; l’arte di interrompersi, per non cadere vittime dei propri assetti che non ammettono fuori pista.

Spunti di portata esistenziale ma donati da don Fabio con l’accessibilità e la limpidezza che lo contraddistinguono, e con la dialettica sapiente di chi sa ponderare l’incisività di un messaggio che cambia la vita alternandolo a qualche battuta e qualche commento autoironico, riuscendo a segnare indelebilmente il cuore di ciascuno, indipendentemente dal proprio percorso. E i percorsi dei presenti erano davvero vari: dai frequentatori di 10 Parole e 7 Segni ai neofiti che muovono i primi passi nella fede, dagli studenti universitari ai gruppi parrocchiali, da chi non si perde una pubblicazione di Rosini a chi prima di lunedì sera non lo conosceva. Ma la varietà è stata anche geografica: il pubblico si è composto non solo veneziani ma anche di gruppi da Vicenza, Padova, Treviso e Verona. Guardando alla disponibilità di Rosini, alla collaborazione tra Pastorale Universitaria di Venezia e Padre Marco Pellegrini, parroco dei Frari, che con grande spirito di accoglienza e servizio ha acconsentito ad ospitare un evento simile, e ad un’affluenza tanto numerosa quanto diversificata, non si può che riconoscere il volto e santo e umano della Chiesa.
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